IL FATTO

Da italiano, è a dir poco umiliante vedere come il livello medio di consapevolezza del popolo cui appartengo sia talmente basso da dover far sentire la necessità di partire dai principi elementari di interpretazione della realtà per spiegare assunti che dovrebbero essere, invece, evidenti di per sè. Marco Travaglio ha investito i trenta minuti del suo Passaparola di oggi cercando di spiegare agli italiani che essere rumeno non vuol dire essere cattivo, sillogismo molto poco aristotelico che si sta ampiamente diffodendo tra gli italiani e le loro chiacchiere al bar.

Mi son chiesto perchè si sia limitato ad una spiegazione che ha tenuto conto di raziocinanti calcoli statistici e non abbia approfondito la questione che l’esposizione mediatica può avere sugli eventi: li fa esistere troppo, oppure può non farli esistere. Ma forse si sarebbe spinto troppo oltre; avrebbe rischiato di andare troppo al di la delle nostre attuali capacità mentali e percettive. Troppo oltre le nostre menti addormentate sotto l’ombra dell’operazione “massificante” degli individui portata avanti in maniera sempre più spinta dal nostro Presidente del Consiglio (quale consiglio?) e del suo Governo: un unico ombrello sotto cui stare, la cui punta indica il comune nemico. E questo ci fa sentire uniti. Come sono semplici le masse.

Hanno stabilito per decreto che i domiciliari non sono più assegnabili agli accusati (e non condannati, ovviamente) di stupro. E per sembrare più seri, per rendere la legge “intoccabile” dal giudizio popolare, nella mischia ci hanno messo anche gli accusati di mafia. Lo hanno chiamato pacchetto sicurezza antistupro: una violenza alla giurisprudenza ed alla nostra intelligenza sopita.

IL TRUCCO

Ora, c’è stato chi i pacchetti sicurezza di questo governo li ha chiamati rassicuranti. E non è sarcasmo. Anche il più a digiuno di giurisprudenza, con un minimo di sforzo di coscienza, riesce a capire che il fine punitivo della legge è solo uno (e tra i tanti, direi l’ultimo) degli strumenti della giurisprudenza attraverso cui uno Stato può esercitare la prevenzione del crimine. Ergo: la tanto acclamata certezza della pena non è sinonimo di sicurezza più certa, se non accompagnata da una struttura giuridica corposa e da un corpo dell’ordine che possieda gli strumenti idonei a svolgere le azioni per cui è stato costituito. E, nel caso specifico, una regolamentazione degli ingressi degli immigrati e della regolarizzazione di quelli già in terra nazionale.

Alla situazione attuale, il nostro sistema giuridico è criminogeno, ovvero “incita” o comunque aumenta l’accesso alla criminalità. Autoctona e non. Prescrizioni, processi lunghissimi, indulti, sconti della pena e parlamentari imputati o condannati sono solo alcuni esempi di come una intenzione a delinquere possa trasformarsi in atto a tutti gli effetti con grandi probabilità.

Tra l’altro, la farsa di questi pacchetti sicurezza con cui pensano di risolvere il problema della criminalità sono a dir poco paradossali. Escludono la possibilità dei domiciliari per gli stupratori ma non per gli omicidi, per esempio. O per i bancarottieri, per esempio…

CHIEDILO A TRAVAGLIO

1- Ormai la domanda è d’obbligo: e l’opposizione?

2- e l’Europa?

3- e noi?