Berlusconi a Porta a Porta: tutto quello che non ha capito chi urla al flop.

Da più o meno una settimana, quasi tutte le principali testate italiane hanno riempito le loro pagine (in alcuni casi le prime) con titoloni critici riguardo la scelta di Viale Mazzini di posticipare Ballarò, e quella di Mediaset di ritardare l’inizio della nuova stagione di Matrix – spiegazione ufficiale: “stiamo rifacendo gli studi”. Tutto questo in vista della partecipazione del Presidente del Consiglio alla puntata di Porta a Porta sulle casette antisismiche, andata in onda ieri sera apparetemente senza “concorrenza” e costataci 10.870 euro solo per tenere un insetto in sala a sfregarsi le mani come Mr Burns.

Dico “apparentemente senza concorrenza” perché, appena usciti i risultati dell’Auditel sugli ascolti della serata, un “concorrente” è saltato fuori: Gabriel Garko e il suo L’onore e il rispetto. A questo punto, gli stessi titoloni, che fino a ieri gridavano allo scandalo della TV di Stato (nel senso negativo del termine, non come sinonimo di pubblica), sono passati, con la maestria del trasformismo più puro, dallo scoop di “Berlusconi fa il solista in TV” allo scoop di “Berlusconi fa un flop in TV”.

Il problema è che, a prescindere da quale sia lo “scoop” che fa notizia, Berlusconi vince sempre. Certo, la sua “schizofrenia” di uomo pubblico e privato insieme, oltre ai tanti vantaggi, ha lo svantaggio che a volte una delle due parti perde, soccombendo all’altra. Ma a Berlusconi basta uno specchio (come gli insegnò Zia Teresa) per averle di fronte entrambe e metterle d’accordo con una stretta di mano ed un bel “Bravo!” – che non glielo dice nessuno e allora se lo dice da solo (come gli insegnò Zia Teresa).

Ma questo non è il caso della scorsa notte. Ieri sera, infatti, a Porta a Porta hanno vinto entrambi i Berlusconi: quello pubblico, che senza concorrenza, senza contraddittorio e senza vergogna è andato sulla prima rete pubblica a sciorinare numeri e percentuali senza capo né coda (Presidente, 60 miliardi di lire sono 30 milioni di euro); e quello privato, che forte di uno share del 22% con la fiction di Garko ha racimolato un bel gruzzoletto con gli spot. Il tutto, assicurandosi che i pochi che non avrebbero visto Garko avrebbero ascoltato lui.

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Tra l’altro, bisogna ammettere che Berlusconi ha anche la capacità (o la fortuna?) di mettersi quasi sempre in condizioni “inattaccabili”: se la puntata di Porta a Porta di ieri sera non fosse stata un flop, avrebbe sicuramente detto: “perché gli italiani amano il loro Presidente e questa stampa vetero-comunista mistifica la realtà”; ora, invece, dirà che il 13% di share è “la prova che in Italia esiste una informazione vetero-comunista che ama fare attacchi solo a lui ed al suo povero governo, e il basso share da Bruno dopo le polemiche su tutti i giornali ne è la prova”. Insomma: la vittima del secolo, altro che il miglior Presidente del Consiglio nella storia dell’Italia Repubblicana. E le occasioni gliele offriamo sempre noi (oppure siamo talmente prevedibili e lui ci conosce talmente bene che riesce sempre a giocare d’anticipo).

La cosa più preoccupante in tutta questa faccenda, però, non è né il Berlusconi “solista” né, tantomeno, il flop della trasmissione. Ciò che dovrebbe far riflettere a chi è avanzato un po’ di cervello è quel dato Auditel. Il fatto che Garko e la sua fiction abbiano conquistato il 22% di share non sono affatto la testimonianza del flop di Berlusconi. Anzi. Quel 22% di share è la spiegazione tangibile, statistica, quasi scientifica del successo di Berlusconi, e del perché ci ritroviamo con il governo e la classe politico-imprenditoriale che abbiamo. Gli italiani semplicemente si disinteressano di ciò che accade al e nel loro Paese. Cosa che mette a loro agio molti di coloro che ci governano, i quali addirittura giustificano gli italiani per questo anziché “rimproverarli” («Solo il 13% di ascolti? No, io ieri sera Berlusconi non l’ho visto, mi spiace per Vespa. Comunque Goebbels aveva ragione: a forza di ripetere la gente si convince; ma non aveva tenuto conto del fatto che a forza di ripetere la gente si stufa anche», Rocco Buttiglione).

Un recente sondaggio di Sky Tg 24 dell’8 settembre 2009, chiedeva ai telespettatori se avrebbero voluto assomigliare a Berlusconi. Il 48 % dei votanti ha risposto affermativamente, indicando con ciò che circa la metà della popolazione vorrebbe essere un intrattenitore, ruffiano, imbroglione, truffatore, cattolico, divorziato, utilizzatore finale di corpi e non solo, con la villa, la barca, la piscina, un mausoleo in cantina e potenzialmente mafioso. Oppure che circa la metà della popolazione non conosce chi li governa perché è disinteressato.

A prescindere da quali siano le ragioni, alla fine ciò che conta è che Berlusconi vince sempre.

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