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Calpestare l’oblio: l’e-book

Dalla newsletter de La Gru – Portale di Poesia e Realtà mi giunge la notizia della “versione definitiva dell’e-book “Calpestare l’oblio”, cento poeti italiani contro la rimozione della memoria repubblicana, della cultura e della poesia nella società dello spettacolo italiana”, scaricabile dal sito e di cui già ebbi modo di parlare tempo fa su questo blog. Lo ripropongo nella sua nuova veste grafica ed arricchio di molti nuovi testi. Qui sotto, la prefazione di Davide Nota, il giovane poeta marchigiano da cui è originata questa bella iniziativa.



(Breve premessa alla Nuova Versione, di Davide Nota)

Il libro che state per leggere non è un’antologia poetica. Calpestare l’oblio, settenario rapito dal raro inedito di Roberto Roversi, è stata un’operazione politica organizzata da poeti. La partecipazione è stata libera (e nelle forme della democrazia partecipativa, come ha pubblicamente notato Enrico Piergallini durante l’assemblea romana dell’8 gennaio) e dunque aperta a tutti, senza filtri di curatela. Vale a dire che troverete in rigoroso ordine alfabetico autori già conosciuti al pubblico della poesia (la maggior parte) ed altri invece esordienti, taluni anche alla prima prova pubblica.

Il dubbio che alcuni commentatori da destra hanno posto riguarda la validità dei testi raccolti. Alcuni di essi potranno forse essere considerati non riusciti, o retorici? (se la poesia serve la parola, e cioè la sconveniente sincerità dell’atto, la retorica si serve delle parole, e cioè dell’artificio demagogico). Io credo che si stia mancando il bersaglio, perché non è questo qui ed ora che ci interessa; né tantomeno stilare un’arbitraria lista dei testi e degli autori che a nostro avviso rimarranno. Spetti al singolo lettore o al critico di domani questo genere di valutazione e selezione. Si tenga però presente che Calpestare l’oblio è stato, prima d’ogni altra cosa, un grande ed umanissimo convivio, un’assemblea della poesia rimossa dalla società italiana, eppure viva e vegeta, palpitante, al di là del muro di Berlino della comunicazione di massa.

L’anomalia di questa iniziativa non è passata inosservata, se da un e-book pensato e nato dalla periferia del web (il sito de «La Gru») e della geografia reale (il confine tra le Marche e l’Abruzzo) la rivolta dei poeti italiani è rimbalzata dalla Rete alle pagine dei più importanti giornali nazionali, a partire da «Micromega» e «L’Unità» (grazie alla sensibilità di un giornalista “anomalo” in quanto poeta quale Pietro Spataro) per poi svilupparsi in forma di dibattito sulle pagine de «Il Giornale», «Il Corriere della Sera», «Libero», «Il Foglio», «Gli altri», «Il manifesto», «Left», «Radio24», «Radio3», «RedTv», «Carmilla», «Nazione indiana» e molti altri portali e giornali. Camminando nella nebbia dell’indifferenza mediatica questa voce collettiva è riuscita a fare finalmente un po’ di luce attorno ai temi della “questione culturale” in Italia e della “questione poetica” all’interno del mondo della cultura italiana.

Abbiamo detto che il Trentennio (1978-2009) dell’egemonia della comunicazione televisiva via etere e cioè del fenomeno berlusconiano è in crisi e che dalle crepe di questa crisi la cultura rimossa dalla società italiana può tornare a parlare, dando anche il proprio contributo allo sviluppo di una nuova idea di media, amico della parola e non dell’oblio.

Abbiamo detto che l’Ideologia della separazione delle discipline, dei linguaggi e dei fenomeni è percepita come un’ideologia stagnante e superata, che da poeti e scrittori contestiamo come si contesta un peso arbitrario di cui si è assunta una certa consapevolezza (e con essa il fenomeno speculare alla rimozione, e cioè la “sindrome di Stoccolma” della critica letteraria che si è pensata autonoma nel rifiuto formalista di ogni relazione extraletteraria).

Abbiamo chiesto che le strutture, i giornali, i media, le associazioni politiche e culturali che si danno come valore costitutivo la critica di tale ideologia aprano spazi di dibattito sui temi della questione culturale in Italia ed anche su quelli della questione più specifica della poesia, che è l’arte più ferita ed umiliata dal trentennio della Interruzione culturale.

Questo spontaneo coro critico ha dimostrato soprattutto che la poesia italiana esiste e resiste, che non è un’area morta dei linguaggi né un formulario alchemico destinato ai pochi iniziati all’analisi delle figure retoriche o della prosodia e metrica. Anzi! La poesia è l’arte di plasmare immagini contratte di parola e suono, e forse proprio un linguaggio espressivo e condensato come quello poetico potrebbe paradossalmente risultare tra i più affini al formato della comunicazione post-moderna, che si basa sulla narrazione sintetica e sentimentale.Se solo qualcuno osasse, pur nel degrado della televisione più imbecille d’Europa, sperimentare ed innovare, uscire dalla cappa dello scetticismo e dello «spleen d’Italie» (definizione di Gianni D’Elia, dai Riscritti corsari).

Sarà al lettore possibile, con una veloce ricerca su Google, trovare più approfonditi dettagli sul dibattito che ha seguito la prima pubblicazione di questo e-book, che ora riconsegniamo ai flussi della Rete in una versione aggiornata a cento poeti, grazie anche al prezioso contributo della rivista «Argo», nelle persone del poeta Fabio Orecchini e dello studioso Valerio Cuccaroni, e degli amici poeti ed organizzatori Enrico Cerquiglini e Lucilio Santoni.

Aggiungo che questa raccolta di poesie è, come vedrete, del tutto eterogenea negli stili e nei contenuti: si va dall’intervento civile alla meditazione metafisica sul tema della memoria, dal poemetto espressionista alla radiografia post-human della mutazione antropologica, così come formalmente si passa dal metro tradizionale alla prosa ritmata, o dal genere lirico allo sperimentalismo narrativo. Ed anche questo è un bel segno, che dimostra come la disgregazione della cultura critica e poetica in scuole di stile autonome e non comunicanti sia del tutto datata e non più rispondente alle necessità della storia in atto.

Continuiamo, cari amici, questa rete di discussione, di relazione e progetto comune, e assieme all’oblio della comunicazione calpestiamo anche le diffidenze di gruppo, di rivista o regione. Che la polifonia delle idee rimetta in moto una grande officina del pensiero critico e letterario in Italia, contro ogni rimozione, contro ogni oblio; per il dialogo e la poesia che saranno.

[Febbraio 2010]

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