“[...] Alcuni punti però sono sicuri e cioè: durante la sua carriera, X* si macchiò più volte di delitti che, al cospetto di un popolo onesto e libero, gli avrebbe meritato, se non la morte, la vergogna, la condanna e la privazione di ogni autorità di governo (ma un popolo onesto e libero non avrebbe mai posto al governo un X). [...] Tutti questi delitti di X furono o tollerati, o addirittura favoriti e applauditi. Ora, un popolo che tollera i delitti del suo capo, si fa complice di questi delitti. Se poi li favorisce e applaude, peggio che complice, si fa mandante di questi delitti.
Perché il popolo tollerò favorì e applaudì questi delitti? Una parte per viltà, una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse o per machiavellismo. Vi fu pure una minoranza che si oppose; ma fu così esigua che non mette conto di parlarne. Finché X era vittorioso in pieno, il popolo guardava i componenti questa minoranza come nemici del popolo e della nazione, o nel miglior dei casi come dei fessi (parola nazionale assai pregiata dagli italiani).
Si rendeva conto la maggioranza del popolo italiano che questi atti erano delitti? Quasi sempre, se ne rese conto, ma il popolo italiano è cosìffatto da dare i suoi voti piuttosto al forte che al giusto; e se lo si fa scegliere fra il tornaconto e il dovere, anche conoscendo quale sarebbe il suo dovere, esso sceglie il suo tornaconto.
X,uomo mediocre, grossolano, fuori dalla cultura, di eloquenza alquanto volgare, ma di facile effetto, era ed è un perfetto esemplare e specchio del popolo italiano contemporaneo. Presso un popolo onesto e libero, X sarebbe stato tutto al più il leader di un partito con un modesto seguito e l’autore non troppo brillante di articoli verbosi sul giornale del suo partito. Sarebbe rimasto un personaggio provinciale, un po’ ridicolo a causa delle sue maniere e atteggiamenti, e offensivo per il buon gusto della gente educata a causa del suo stile enfatico, impudico e goffo. Ma forse, non essendo stupido, in un paese libero e onesto, si sarebbe meglio educato e istruito e moderato e avrebbe fatto migliore figura, alla fine. [...]
Debole in fondo, ma ammiratore della forza, e deciso ad apparire forte contro la sua natura. Venale, corruttibile. Adulatore. Cattolico senza credere in Dio. Corruttore. Presuntuoso: Vanitoso. Bonario. Sensualità facile, e regolare. Buon padre di famiglia, ma con amanti. Scettico e sentimentale. Violento a parole, rifugge dalla ferocia e dalla violenza, alla quale preferisce il compromesso, la corruzione e il ricatto. Facile a commuoversi in superficie, ma non in profondità, se fa della beneficenza è per questo motivo, oltre che per vanità e per misurare il proprio potere. Si proclama popolano, per adulare la maggioranza, ma è snob e rispetta il denaro. Disprezza sufficientemente gli uomini, ma la loro ammirazione lo sollecita. Come la cocotte che si vende al vecchio e ne parla male con l’amante più valido, così X predica contro i borghesi; accarezzando impudicamente le masse. Come la cocotte crede di essere amata dal bel giovane, ma è soltanto sfruttata da lui che la abbandonerà quando non potrà più servirsene, così X con le masse. Lo abbaglia il prestigio di certe parole: Storia, Chiesa, Famiglia, Popolo, Patria, ecc., ma ignora la sostanza delle cose; pur ignorandole le disprezza o non cura, in fondo, per egoismo e grossolanità. Superficiale. Dà più valore alla mimica dei sentimenti , anche se falsa, che ai sentimenti stessi. Mimo abile, e tale da far effetto su un pubblico volgare. Gli si confà la letteratura amena [...], e la musica patetica [...]. Della poesia non gli importa nulla, ma si commuove a quella mediocre [...] e bramerebbe forte che un poeta lo adulasse. Al tempo delle aristocrazie sarebbe stato forse un Mecenate, per vanità; ma in tempi di masse, preferisce essere un demagogo.
Non capisce nulla di arte, ma, alla guisa di certa gente del popolo, e incolta, ne subisce un poco il mito, e cerca di corrompere gli artisti. Si serve anche di coloro che disprezza. Disprezzando (e talvolta temendo) gli onesti , i sinceri, gli intelligenti poiché costoro non gli servono a nulla, li deride, li mette al bando. Si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, e quando essi lo portano alla rovina o lo tradiscono (com’è nella loro natura), si proclama tradito, e innocente, e nel dir ciò è in buona fede, almeno in parte; giacché, come ogni abile mimo, non ha un carattere ben definito, e s’immagina di essere il personaggio che vuole rappresentare.”
Questa era Elsa Morante in una pagina di diario del 1945, pubblicata su Paragone Letteratura, n. 456, n.s., n.7, febbraio 1988, poi in Opere (Meridiani), Milano 1988, vol. I, pp. L-LII. Qui la versione originale e integrale.
*: X, che nel testo originale della Morante è Mussolini, per chi si voglia compiacere, può essere sostituito da Silvio Berlusconi, senza timore di stonare. Le tinte, purtroppo, sono quelle. Chi, invece, non si voglia compiacere – infliggendo un ulteriore colpo a quello che è ormai diventato (suo malgrado) il capro espiatorio di tutto e, soprattutto, di tutti – farebbe bene a non sostituire quella X con alcun nome. Tanto per aver ben delineate le caratteristiche del prossimo capo carismatico al quale compiacevolmente si sottometterà, fintanto che resterà simile a se stesso ed al suo popolo impegnato in un insopportabile e irriducibile remake storico che dura da 100 anni.




Apprendo, dalle colonne del
Fini, che è – a differenza di molti suoi “colleghi” – una persona coerente, già si espresse con “simpatia” nei confronti dell’ex leader della banda della Comasina, la Batteria, in un articolo del lontano Agosto 1987, definendolo un “bandito leale” perché “anche se gangster, è un uomo che si assume le proprie responsabilità in una società di camaleonti dove i più protervi lottizzatori si dichiarano contro la lottizazione, gli assenteisti più spudorati contro l’assenteismo, dove la questione morale viene sbandierata da coloro che fino a ieri rubavano e dove la colpa è sempre del compagno di banco” (Il Conformista, Marsilio Tascabili 2008, pag. 71-73). Vallanzasca è, invece, un uomo che dice “Si, sono stato io”, che ha scarcerato innocenti accusati di colpe che erano le sue, che non cerca di ingraziarsi i giudici con dichiarazioni tanto eclatanti quanto fasulle e che non cerca di conquistare il favore dell’opinione pubblica accusando spudoratamente la magistratura di complottismo, come molti negli ultimi anni hanno imparato a fare.
Vallanzasca è quell’uomo che, il giorno del suo arresto nel ‘77, rispose a chi gli chiedeva se si sentisse vittima della società: “Non diciamo cazzate”. Quello stesso uomo che oggi afferma: “Mi chiedete se ho sbagliato? Sarei un cretino se dicessi il contrario” e che ai ragazzi difficili che incontra per volontariato spiega che “non vale affatto la pena mettersi nei guai. Qualcuno mi dice che sono un mito. Rispondo loro che un mito che si fa 40 anni di galera è un mito idiota, e che di miti non devono averne, perché i miti sono pieni di debolezze”.
Il Dott. Maurizio Costanzo* (dottore si fa per dire: l’unico straccio di Laurea che è riuscito a conseguire gli è stato offerto “honoris causa” (?) dall’Università IULM) già membro della loggia massonica Propaganda 2 (tessera 1819), Professore alla Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università La Sapienza di Roma, padre-padrone del Teatro Parioli di Roma, direttore artistico del Brancaccio di Roma, gestore della Fondazione Teatro di Latina e del Todi Arte Festival, fondatore di diverse aziende specializzate nella comunicazione mediatica e nell’immagine personale e di una società di produzione, la Fascino, nonchè consulente nei più diversi ambiti che vanno dai programmi televisivi (Palco e retropalco), agli enti pubblici (il Comune di Roma), agli incarichi di stato (il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni lo ha ad esempio nominato “consulente ‘esperto’ del digitale terrestre“), è di recente diventato 
Helene Hegemann – nuova stella del panorama letterario berlinese e autrice del già best-seller Axolotl Roadkill – ha ammesso di aver scritto il “suo” romanzo “saccheggiando” la rete qui e lì, dopo essere stata accusata di plagio da Deef Pirmasen, autore di un romanzo online a cui la Hegemann più si è “ispirata“. Ma è davvero questa la notizia? A mio modo di vedere, assolutamente no.























