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Mafia e Politica

Visti i tempi che corrono, sarebbe utile a tutti un ripasso dei punti più salienti del tedioso problema che deriva dal rapporto tra Mafia e Politica in Italia. Un excursus storico-politico completo e puntuale, attraverso cui Lucarelli guida il telespettatore dalla fine del 1800, passando per lo sbarco in Sicilia degli alleati, Moro, Fanfani, fino ai giorni nostri. Particolarmente interessante la sintonia delle dichiarazioni (sono praticamente identiche) dei due più grossi politici indagati per Mafia: Giulio Andreotti e Silvio Berlusconi.

Come ho già avuto modo di affermare in precedenti occasioni, ognuno nel suo piccolo è un assassino. Dopo “Quante vite vale una Playstation”, è ora il turno di “Quanti vietnamiti con una Coca-Cola”.

La saccarina, la vanillina, la caffeina e l’aspartame sono solo alcuni ingredienti della ricetta segreta della bibita più conosciuta del globo. Sono elementi chimico-sintetici molto diversi tra loro. Ciò che però hanno in comune è il produttore: la Monsanto. Nella home page del suo sito web si legge che

“L’attività di Monsanto trova nell’agricoltura il suo riferimento nel senso più ampio del termine. Da oltre 30 anni Monsanto in Italia è a fianco degli agricoltori per aiutarli ad ottenere dalla loro terra sempre di più e sempre meglio. Monsanto presta ascolto ai suoi clienti ed interlocutori prendendone in considerazione opinioni e bisogni, mette in campo le migliori tecnologie per garantire agli agricoltori maggior produttività e redditività nel rispetto dell’ambiente.”


Ovviamente hanno evitato di sottolineare come esattamente si rivolgono all’agricoltura e di fare una lista delle varie denunce da parte dei consumatori e associazioni come Greenpeace contro molti dei prodotti commercializzati dall’azienda. Per fare solo alcuni esempi e dare un’idea approssimativa di quello di cui sto parlando, la Monsanto fu la società che inventò, produsse e vendette il cosiddetto “agente orange” agli Americani durante la guerra del Vietnam, con lo scopo di distruggere le foreste della zona e scovare i vietcong. L’agente, però, era altamente cancerogeno ed ha provocato danni immunitari e alla riproduzione che non hanno finito di mietere vittime tra i vietnamiti.

Sempre la Monsanto, durante gli anni Ottanta, scopre il glifosato, sostanza base per molti erbicidi, e soprattutto del tristemente famoso Roundup. Il Roundup è un pesticida potente che dà alla Monsanto profitti del 20%. Il pesticida ha però un difetto: è straordinariamente nocivo per umani. I disordini provocati dal glifosato sono noti e documentati, ma le lobbies pro-pesticidi sono potentissime e inarrestabili. Successivamente la grande idea: fabbricano una specie di semente resistente al glifosato, da poter vendere insieme al Roundup stesso, in una specie di formula pacchetto. Così, dal 1997 la Monsanto comincia a vendere soia, mais e colza transgenici, resistenti al Roundup.

Nel 1998 una azienda Biotech di Monsanto, la Delta e Pine Land, inventa e brevetta una tecnica di nome “sistema di protezione della tecnologia” che è una modifica genetica in grado di rendere sterili le piante. Questo significa che possono vendere semi di piante sterilizzate, mettendo gli acquirenti in un subordinato rapporto di dipendenza anno dopo anno.


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La Monsanto, dunque, potrebbe essere considerata l’emblema delle lobbies multinazionali che detengono il potere oggi: resta nell’oscuro, quasi sconosciuta ai più, nonstante abbia un potere politico-economico immenso, con fatturati che possono superare ampiamente il Pil di interi Paesi, ed una capacità di influenzare istituzionalmente intere Nazioni con il meccanismo delle “porte girevoli“, come lo chiama Marie-Monique  Robin nel suo ultimo libro inchiesta “Il mondo secondo Monsanto”, che fa sì che il controllore sia anche il controllato e viceversa.

Come sottolinea Marzio Pagani su “La Voce del Ribelle” di Novembre, “il lavoro di acquisizione di informazioni della Robin sorprende per minuziosità e attendibilità, e se così non fosse stato la Monsanto, che dispone delle migliori schiere di avvocati degli Stati Uniti, non avrebbe esitato a scagliarsi contro di lei. Proprio l’assenza di azione legale, pertanto, è la miglior garanzia della veridicità di quanto la giornalista francese affermi, questo per tacere del costante lavorio di intralcio che la giornalista ha subito a tutti i livelli, sia nella fase di diffusione che in quella di acquisizione dell’informazione.”

La domanda, a questo punto, sorge spontanea: perchè nessuno sa nulla di tutto questo? Mentre la stampa nazionale, giornalisti e afficionados della libertà di informazione erano impegnati nelle loro manifestazioni di piazza, e le grandi case editrici erano impegnate a presentare l’ennesima biografia del vip di turno, tutto sarebbe passato sotto il piu totale silenzio se Arianna Editrice non avesse provveduto alla pubblicazione della versione italiana dell’inchiesta.

Solo uno tra gli innumerevoli casi di “distrazione” che ci costeranno caro.


Lo Sri Lanka ha di recente vinto la sua lotta al terrorismo, una vittoria contro uno dei gruppi più pericolosi e temibili. “Vuoi sapere quali sono secondo me le tre più grandi organizzazioni terroristiche al mondo? C’è Al Qaeda, i terroristi Hezbollah e le Tigri Tamil.” Rohan Gunaratna dell’ Intenational Center for political Violence and Terrorism Reasearch non ha dubbi  “le Tigri Tamil sono state una delle più letali organizzazioni terroristiche, “Non c’è nessuno al mondo che abbia compiuto più attacchi suicidi.”

L’LTTE era un gruppo organizzato, disciplinato e tecnologicamente avanzato che poteva contare addirittura su un proprio esercito, conducendo una sanguinosa campagna secessionista contro il Governo singalese le Tigri volevano creare uno Stato sovrano socialista Tamil nel nord est del Paese ma dopo 25 anni di terrore, con la morte del fondatore del gruppo Velupillai Prabhakaran avvenuta il 18 maggio 2009 per mano dei militari cingalesi, il Ministero della Difesa del Governo dello Sri Lanka ha fatto sapere in una nota che l’isola è “completamente sotto controllo dell’esercito regolare per la prima volta da 25 anni”. le Tigri sono state sconfitte per sempre.
Molti la considerano una vittoria storica sul terrorismo, ma a che prezzo?

“Adesso che il conflitto è finito possiamo contare circa cento mila morti” dice Enrico Piovesana di PeaceReporter, “il risultato di un’altra guerra motivata da un odio etnico” conclude. Ma nonostante la guerra civile sia finita l’odio tra la maggioranza singalese che occupa la zona Centrale e Sud del Paese e la minoranza Tamil che occupa la zona Nord-Est vive ancora. A Colombo, nella capitale dello Sri Lanka, essere un Tamil vuol dire automaticamente essere sospettati di essere un terrorista, il Governo singalese fotografa le persone che osano inscenare delle proteste e le fa sparire, la stessa sorte tocca anche ai giornalisti singalesi che provano a denunciarne questi fatti, il Governo, detto in altre parole, non tollera i Tamil, “esattamente come nel 1983″ dice Enrico Piovesana “quando in rappresaglia a violenze e stupri commessi dall’esercito contro i civili tamil nel nord del Paese, il nascente gruppo delle Tigri per la liberazione della patria tamil (LTTE) uccide tredici soldati singalesi in un’imboscata. L’episodio scatena la reazione, non propriamente spontanea, di folle inferocite di singalesi che nei giorni successivi assaltarono i ghetti Tamil della capitale, bruciando e saccheggiando le loro case e massacrando uomini, donne, bambini e anziani tamil. Tutto sotto gli occhi di esercito e polizia, che non intervennero e spesso parteciparono alla carneficina, che proseguì fino al 30 luglio, estendendosi anche alle città tamil della costa orientale. Il bilancio finale fu di almeno tremila tamil uccisi e centocinquantamila costretti a fuggire al nord.”

Da allora sono passati 25 anni di guerra e le Tigri come si è detto si sono arrese. Un successo da parte del Governo che forse si può spiegare solo guardando cosa è successo il 12 Marzo 2009 quando un attacco suicida ad opera di un membro dell’LTTE fa strage di 12 persone al centro di Colombo.

Il prezzo della guerra lo si vede anche con la grave questione della sorte di circa 330mila innocenti civili tamil detenuti nei campi di prigionia che il Governo singalese chiama “campi profughi”, campi dove è impossibile entrare per documentare cosa stia accadendo. “In questi lager -ci spiega Piovesana- ai quali Onu e Croce Rossa non hanno libero accesso, si stanno consumando abusi e crimini di ogni genere. L’Onu ha denunciato la sparizione di oltre 13 mila persone. Il Governo ha dichiarato di aver individuato e arrestato 10 mila “terroristi” tra il profughi. Nessuno può uscire da questi campi: chi prova a sgattaiolare fuori anche solo per procacciarsi cibo o legna da ardere viene preso a fucilate dai soldati”.

Oggi, tutte le associazioni internazionali ribadiscono che sono sempre più preoccupanti le condizioni dei rifugiati dello Sri Lanka. Il governo è sempre meno propenso a fornire finanziamenti per la minoranza relegata nei campi profughi.

Thanushan Kugathasan è un ragazzo Tamil nato e cresciuto nel nostro Paese: “In Italia vivono circa 8mila Tamil, fuggiti dalle persecuzioni razziali del governo dello Sri Lanka”. Thanushan nonostante non abbia mia visto il suo Paese ha comunque sposato la causa del suo popolo fondando l’associazione Giovani Tamil. Il loro scopo è far conoscere agli italiani quello che sta accadendo nello Sri Lanka :” C’è stata una guerra dove sono morte decine di migliaia di persone e un cittadino italiano non sa nemmeno cosa è successo, probabilmente non sa nemmeno dove si trovi lo Sri Lanka.”

Oggi il popolo Tamil è un popolo sparso per il mondo, senza Stato. Le sorti del suo futuro dipendono solo la volontà di questi esiliati di coalizzarsi, di fare informazione, portando all’attenzione della comunità internazionale le loro storie, solo così potranno dare un sostegno significativo ai loro familiari rimasti nello Sri Lanka, uomini, donne e bambini di una guerra da tutti dimenticata.

(da Vanguard.current.com)

Dal sito Voglioscendere.it

Trovo – nel bellissimo libro di Enrico Deaglio “Patria 1978-2008” (Il Saggiatore, pp. 939, 22 euro) – questo documento che venne recuperato dall’esercito sovietico nel bunker di Hitler. Il documento riguarda un progetto che un gruppo di scienziati tedeschi stava perfezionando e che era stato presentato a Hitler: la televisione.

“Lo scienziato Walter Burch prevedeva l’installazione di un cavo a banda larga tra Berlino e Norimberga per la trasmissione di programmi video su megaschermi nelle piazze e nelle lavanderie, con il nome di “trasmettitori e ricevitori per il popolo”. Il programma aveva ricevuto una approvazione formale dal ministro della Propaganda Gobbels ed era stato immaginato anche un palinsesto. Notiziari, programmi di istruzione sportiva e fisica e un serial sulla vita di una famiglia ariana dal titolo “Una sera da Hans e Gelli”. Marito e moglie, lui lavoratore e convinto nazista, lei casalinga e devota al Fuhrer. Erano previste anche riprese in diretta di esecuzioni capitali di nemici del regime. Il programma venne fermato per motivi di budget alla vigilia della guerra”.


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Il documento nazista, rimasto inedito per più di mezzo secolo,viene pubblicato per la prima volta nell’ottobre del 2008 da alcuni giornali inglesi. Decisamente troppo tardi per indurci ad avere paura della scatola magica che ha accerchiato le nostre vite, ma sempre in tempo per confermare le nostre cautele.

blunotte-casalesi

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