Inchieste


24
Feb 10

Gaza, Operazione “Piombo Fuso” e Gerusalemme occupata

L’operazione Piombo Fuso, che lo scorso anno a visto migliaia di civili palestinesi morire sotto una pioggia di bombre (anche) al fosforo, ha “macchiato” la dignità del governo israeliano con un’onta di vergogna che si è estesa a livello internazionale (anche se non si sono viste molte conseguenze, né i politici ed i militari israeliani arrossire). La principale ragione di tale vergogna sta nell’aver contravvenuto ad una serie di regole da rispettare in temppo di guerra, stabilite dalle varie Convenzioni di Ginevra.


Mi chiedo: ma quando esattamente è morta la nostra umanità, se è il mancato rispetto di una regola a scandalizzarci o inorridirci? Ma che livello di follia della ragione abbiamo raggiunto, se siamo stati in grado anche di darci delle regole per fare la guerra? Come se rispettandole, la guerra potesse essere benvista, accettata o magari auspicata più volentieri. Come se la guerra avesse bisogno di regole, essendo una circostanza assolutamente inevitabile. Il livello di paradossalità raggiunto supera Zenone di gran lunga. La guerra è un male sempre, a dispetto di coloro che credono che sia un male necessario: non vi sono guerre giuste e guerre sbagliate; non vi sono ragioni che le possano giustificare; non vi sono circostanze che le possano determinare prescindendo dal nostro giudizio.

(I due interessanti reportage che hanno raccolto ciò che non è “passato”, come spesso accade, per le vie maestre sono di Vanguard.current.com)

___________________________________________________
  • Print
  • PDF
  • email
  • RSS

26
Jan 10

Il Nuovo Secolo Americano: retroscena politici, sociali ed economici di una guerra annunciata


Nel suo film-inchiesta “Il Nuovo Secolo Americano”, Massimo Mazzucco – fotografo, regista e responsabile del sito luogocomune.it – si serve di ragionamenti logici, inquietanti coincidenze e documenti ed archivi storici per raccontare la storia di una strage annunciata: l’11/9.Il crollo improbabile delle torri, l’area più sorvegliata del pianeta invasa da aeroplani a bassa quota, l’aereo sul muro del Pentagono che produce un buco di soli 4 metri, la polizza assicurativa delle torri crollate, il bacino d’oro presente nel terreno sottostante l’attuale ground zero, i neocons, il PNAC, gli archivi ed i documenti storici, la CIA, l’FBI, l’Iraq, l’Afghanistan, il petrolio. Questi sono solo alcuni dei temi trattati.

Il documentario si concentra sulle cause dell’11/9 solo in apparenza: in realtà l’11/9 è il punto di partenza che Mazzucco ha scelto per raccontare gli obiettivi nascosti di una politica di respiro internazionale aggressiva e spregiudicata iniziata già più di un secolo fa, non solo da parte degli Stati Uniti ma anche di tutti gli altri Paesi che sempre (o quasi sempre) accorrono in suo sostegno. Un importante punto di vista che può sicuramente essere d’aiuto nell’interpretrare non solo quanto è accaduto nel recente passato, ma anche le scelte che caratterizzeranno il futuro prossimo.

(il video è su Arcoiris.tv)

___________________________________________________
  • Print
  • PDF
  • email
  • RSS

21
Jan 10

Uccidete la democrazia!: Cremagnini, Deaglio e i brogli del 2006

Uccidete la democrazia!


(Avviso: non so per quale motivo mi si sovrappone un altro video in home page. Per vedere Uccidete la democrazia cliccate sul titolo dell’articolo per andare nella pagina del post.)


Beppe Cremagnani e Enrico Deaglio, con la regia di Ruben H. Oliva, hanno pensato e prodotto “Uccidete la democrazia!”, un film che si concentra sulle polemiche riguardo le elezioni politiche dell’Aprile 2006, cercando di dare fondamento alle accuse di brogli ipotizzate dalla notte stessa dei risultati elettorali. Un film-inchiesta-documentario che ricostruisce vari pezzetti di quanto accaduto prima, durante e dopo quelle fatidiche elezioni, in parte con spezzoni di riprese televisive, interviste e filmati e in parte con riproduzioni scenografiche “essenziali” ed attori decisamente non professionisti.

Senza badare troppo alla forma, di contenuti ce ne sono da vendere. Anche perchè “Uccidete la democrazia!” è un docu-film di ampio respiro non solo giornalistico ma anche storico, capace di ripercorrere i pezzi più importanti della storia della nostra Repubblica, indispensabili per poter vedere gli eventi come risultati di una serie di concause che, viste isolatamente, possono sembrare solo coincidenze. Uno spasso per chi ama porsi questioni e cercare di darsi delle risposte, ed uno spasso anche per chi ama definire tale atteggiamento come “complottismo”.

Chiunque voi siate a guardare questo film, resta incontrovertibile il fatto che “noi votiamo ma non eleggiamo”. E questo dovrebbe farci riflettere.

(Il documentario è su Arcoiristv)

___________________________________________________
  • Print
  • PDF
  • email
  • RSS

4
Jan 10

Giochiamo alla guerra?

Secondo i dati di Peace Reporter, in questo momento sul nostro pianeta sono in corso 25 conflitti che ogni giorno causano migliaia di feriti e di morti. E non è difficile prevedere che nel futuro la situazione possa peggiorare, vista l’attuale instabilità geopolitica di un mondo che ha deciso di globalizzarsi senza essersi preparato prima. A farla da padrona sarà, come sempre accade, la selezione “naturale”, ovvero: a vincere saranno le nazioni più forti e che meglio sapranno rispondere alle esigenze che man mano si proporranno.

Ma più che selezione naturale, sarebbe meglio se si parlasse di selezione tecnologica: la inchiesta di Current sugli avanzamenti tecnici e tecnologici del settore delle armi fa riflettere – e parecchio – sulle prospettive che potrebbero delinearsi a medio e lungo termine nel campo della guerra. Gli Stati Uniti, il Paese la cui spesa militare secondo la NATO ammontava a 575 miliardi di dollari nel 2008, sono in fermento dal punto di vista della progettazione e dei finanziamenti di nuove strumentazioni di guerra: robot killer, velivoli spia e aerei letali pilotati a distanza. E, mentre in Venezuela vengono vietati i video games troppo violenti o che riproducono scene di guerra, negli USA gli stessi vengono adottati dal Governo per reclutare nuove leve.

Così come stanno le cose, loscenario che si prospetta è spaventoso: la riduzione a livello impiegatizio di personale dell’esercito che il mattino, dopo aver fatto una colazione abbondante e aver accompagnato i bambini a scuola, si recano negli uffici del Nevada per pilotare un aereo che ucciderà centinaia di persone in Afghanistan. Tutto in tempo per la pausa pranzo. Una disumanizzazione di un atto già di per se disumano, come quello di uccidere un proprio simile semplicemente rispondendo ad un ordine. Un automatizzazione di azioni che, se non alla estinzione della razza umana, sicuramente porterà alla estinzione della umanità in coloro che sopravviveranno.

Ma nel XXI secolo gli attacchi hanno una natura anche completamente virtuale che si chiama hackeraggio: pirati informatici il cui obiettivo è mettere in ginocchio un Paese (necessariamente informatizzato) colpendone le infrastrutture critiche come i servizi energetici o i servizi idrici o ancora i servizi di comunicazione e provocando disordine e paura. A spiegare i pericoli che si corrono in una società informatizzata c’è uno dei massimi esperti di Cyberwarfare, Raoul Chiesa: un ex hacker che nel 1995, appena ventunenne, riuscì a penetrare nel sistema informatico della Banca d’Italia , fino a che, una mattina di quello stesso anno , la sezione centrale operativa della Polizia di Stato, su indicazione dell’FBI che gli dava la caccia da tre anni, irrompe a casa sua e lo arresta. Oggi Raoul Chiesa si occupa professionalmente di cyber crime e di sicurezza informatica ad alto livello, collaborando in progetti nazionali ed internazionali con l’UNICRI e ci ha rivelato che ogni giorno il mondo è tenuto sotto attacco dagli hacker in una guerra segreta. Secondo quanto afferma Chiesa, in media dopo soli tre minuti dall’accesso di un pc alla rete internet c’è il rischio di hackeraggio e dopo soli cinque si rischia di diventare un pc zoombie, ovvero un ignaro supporto ad un hacker in qualche parte del mondo.

Non vi sono solo risvolti negativi all’utilizzo della tecnologia nell’ambito della difesa e della sicurezza. Svariati sono i contesti in cui un robot o una applicazione tecnologica risulta di enorme aiuto all’uomo, come il visore ATOS utilizzato dalla Guardia di Finanza per la sicurezza in mare o i robot utilizzati dagli artificieri.

Come sempre la efficienza sta nello strumento, la saggezza nelle mani di chi lo usa.

___________________________________________________
  • Print
  • PDF
  • email
  • RSS

9
Dec 09

Rifiuti Connection: Repubblica, ora le domande le faccio io.

La Lucania, meglio conosciuta come Basilicata, è una regione quasi sconosciuta, se si escludono le sporadiche menzioni sui giornali della città di Potenza durante lo scandalo Why Not di Woodcock. Pare, infatti, che non sia sufficiente essere la patria delle ecomafie per ottenere sufficiente visibilità sui giornali e media “ufficiali”.

Molti italiani forse non sanno di avere, all’interno della loro Nazione, la discarica “ufficiosa” di tutto il Paese, mezza Europa e molti degli Stati dell’est e dell’Africa neo-coloniale. Rifiuti altamente tossici sono stati riversati su un vasto territorio di questa regione già piccola, sia legalmente attraverso permessi e concessioni spregiudicati, sia illegalmente, trasformando molta parte del territorio in discariche abusive e prive di controllo. A ciò va aggiunto l’elevato livello di malattie tumorali presenti nella popolazione, in totale controtendenza ai dati a livello nazionale.

La Tecnoparco S.p.A. è la società che gestisce la maggior parte del business dei rifiuti in Basilicata. Il 40% di questa società è pubblica ed appartiene al Consorzio per lo Sviluppo Industriale della Regione Basilicata. Un 20% è di proprietà della Finpar, una società finanziaria. Un altro 20% è di Veolia, un’altra società che si occupa di rifiuti. Il 20% di proprietà più interessante appartiene a Sorgenia S.p.A., una società facente parte del gruppo Cir-De Benedetti, a cui fa capo il quotidiano nazionale La Repubblica.

La Tecnoparco S.p.A. non solo risulta essere il principale responsabile dei danni ambientali e fisici arrecati a questa regione, ma è sorprendentemente anche la società incaricata a risolvere i problemi da essa stessa creati. Ora, Vanguard, pur essendo un gran produttore di inchieste fatte molto bene, non credo sia l’unico ad essere in possesso di tali informazioni, in circolazione da molto tempo su vari media non tradizionali. Detto ciò, dottor De Benedetti, le chiedo:

1. Quando ritiene sia opportuno portare alla luce fatti di tale importanza sulle pagine dei suoi giornali?

2. Che ruolo ha lei nella gestione della Sorgenia, società facente parte del suo gruppo e correa dei fatti presentati nell’inchiesta?

3. È a conoscenza di tali evidenze? e se si, da quanto tempo?

4. Quali sono le azioni che ritiene necessarie per porre fine a questo abuso irresponsabile del territorio e dei suoi abitanti?

5. Quali misure punitive prenderà in considerazione contro i diretti responsabili della gestione di questa faccenda, se ve ne sono?

6. Quali misure preventive adotterà perchè non accada di nuovo che una sua impresa venga coinvolta in scandali di tale portata?

7. Crede che il conflitto di interessi che la vede protagonista in questa vicenda abbia determinato le sue scelte editoriali a riguardo o resta convinto del fatto che il conflitto di interessi sia solo di Silvio Berlusconi?

8. Possedendo una società che si occupa di rifiuti, perchè da Napoli non ha pensato di fare un salto in Basilicata?

9. Può affermare di essere una persona onesta?

10. Prima di porre domande a terzi (che io personalmente ho condiviso e per cui attendo ancora una risposta) ha mai posto delle domande a se stesso?


Resto in ansiosa attesa.

___________________________________________________
  • Print
  • PDF
  • email
  • RSS

8
Dec 09

La caccia al cinghiale: Tangentopoli, un excursus giudiziario per rinfrescare la memoria

Mani Pulite

Avete riconosciuto il parlamentare italiano di nazionalità turca acquisita per intercessione della vergine nera attraverso i fondi neri dello IOR? Si, bravi, è proprio lui: Mr “ti lancio una monetina per dirti grazie” Bettino Craxi. Meglio conosciuto come il cinghiale, nomignolo simpaticamente affibiatogli in amicizia da Vittorio Feltrusconi ai tempi in cui seraficamente scriveva articoli sull’Internazionale, sempre confidando nella leggenda metropolitana della sua indipendenza editoriale a cui crede solo lui e i suoi amici immagginari, testa in bronzo di Mussolini sulla scrivania compresa.

Carlo Lucarelli, in una bella ed interessante puntata del suo Blu Notte, ripropone un lucido e completo excursus di quelle che furono le principali vicende che determinarono la fine della cosiddetta Prima Repubblica, ovvero tangentopoli e l’inchiesta di Mani Pulite. Farebbero bene i più sbadati a rinfrescarsi la memoria. Tutto, dopo, potrebbe avere più senso.

___________________________________________________
  • Print
  • PDF
  • email
  • RSS

7
Dec 09

I signori della Sanità – Report, con Milena Gabanelli

Report-sanità

Report torna a occuparsi di sanità. Ovviamente la mala sanità. Una parola che, nonostante una forte presenza del privato sul territorio, vuol dire l’ 80% delle risorse totali di ogni singola regione. Ovvero, 105 miliardi di euro annui a livello nazionale, di cui 20 destinati al rimborso di prestazioni e servizi, spesso fittizi, erogati proprio dai privati che se li auto appaltano e subappaltano con gare falsate o giochetti legislativi.

A gestire questa grande industria ci sono alcuni ex sconosciuti, ragionieri part-time e portantini d’ospedale che, tra colpi di fortuna, investimenti coraggiosi e rapporti poco trasparenti con la politica e con i diretti concorrenti, sono riusciti a diventare i capifila della finanza e dell’economia del Paese, come Rocca e De Benedetti, Rotelli, Angelucci, Sansavini, Miraglia, Garofalo: imprenditori più o meno noti che hanno fatto della sanità il loro punto di forza. E di battaglia.

Un’inchiesta di Alberto Nerazzini attraversa tutto il Paese, andando dal San Raffaele di Milano di Don Verzè agli ultimi eclatanti scandali ospedalieri pugliesi.

Buona visione.

___________________________________________________
  • Print
  • PDF
  • email
  • RSS

3
Dec 09

Mafia e Politica – BluNotte, con Carlo Lucarelli

Mafia e Politica

Visti i tempi che corrono, sarebbe utile a tutti un ripasso dei punti più salienti del tedioso problema che deriva dal rapporto tra Mafia e Politica in Italia. Un excursus storico-politico completo e puntuale, attraverso cui Lucarelli guida il telespettatore dalla fine del 1800, passando per lo sbarco in Sicilia degli alleati, Moro, Fanfani, fino ai giorni nostri. Particolarmente interessante la sintonia delle dichiarazioni (sono praticamente identiche) dei due più grossi politici indagati per Mafia: Giulio Andreotti e Silvio Berlusconi.

___________________________________________________
  • Print
  • PDF
  • email
  • RSS

3
Dec 09

Come uccidere un vietnamita, perpetrare la dipendenza alimentare del terzo mondo e favorire le lobby di potere con un solo bicchiere di Coca-Cola

Come ho già avuto modo di affermare in precedenti occasioni, ognuno nel suo piccolo è un assassino. Dopo “Quante vite vale una Playstation”, è ora il turno di “Quanti vietnamiti con una Coca-Cola”.

La saccarina, la vanillina, la caffeina e l’aspartame sono solo alcuni ingredienti della ricetta segreta della bibita più conosciuta del globo. Sono elementi chimico-sintetici molto diversi tra loro. Ciò che però hanno in comune è il produttore: la Monsanto. Nella home page del suo sito web si legge che

“L’attività di Monsanto trova nell’agricoltura il suo riferimento nel senso più ampio del termine. Da oltre 30 anni Monsanto in Italia è a fianco degli agricoltori per aiutarli ad ottenere dalla loro terra sempre di più e sempre meglio. Monsanto presta ascolto ai suoi clienti ed interlocutori prendendone in considerazione opinioni e bisogni, mette in campo le migliori tecnologie per garantire agli agricoltori maggior produttività e redditività nel rispetto dell’ambiente.”


Ovviamente hanno evitato di sottolineare come esattamente si rivolgono all’agricoltura e di fare una lista delle varie denunce da parte dei consumatori e associazioni come Greenpeace contro molti dei prodotti commercializzati dall’azienda. Per fare solo alcuni esempi e dare un’idea approssimativa di quello di cui sto parlando, la Monsanto fu la società che inventò, produsse e vendette il cosiddetto “agente orange” agli Americani durante la guerra del Vietnam, con lo scopo di distruggere le foreste della zona e scovare i vietcong. L’agente, però, era altamente cancerogeno ed ha provocato danni immunitari e alla riproduzione che non hanno finito di mietere vittime tra i vietnamiti.

Sempre la Monsanto, durante gli anni Ottanta, scopre il glifosato, sostanza base per molti erbicidi, e soprattutto del tristemente famoso Roundup. Il Roundup è un pesticida potente che dà alla Monsanto profitti del 20%. Il pesticida ha però un difetto: è straordinariamente nocivo per umani. I disordini provocati dal glifosato sono noti e documentati, ma le lobbies pro-pesticidi sono potentissime e inarrestabili. Successivamente la grande idea: fabbricano una specie di semente resistente al glifosato, da poter vendere insieme al Roundup stesso, in una specie di formula pacchetto. Così, dal 1997 la Monsanto comincia a vendere soia, mais e colza transgenici, resistenti al Roundup.

Nel 1998 una azienda Biotech di Monsanto, la Delta e Pine Land, inventa e brevetta una tecnica di nome “sistema di protezione della tecnologia” che è una modifica genetica in grado di rendere sterili le piante. Questo significa che possono vendere semi di piante sterilizzate, mettendo gli acquirenti in un subordinato rapporto di dipendenza anno dopo anno.


Get the Flash Player to see this content.


La Monsanto, dunque, potrebbe essere considerata l’emblema delle lobbies multinazionali che detengono il potere oggi: resta nell’oscuro, quasi sconosciuta ai più, nonstante abbia un potere politico-economico immenso, con fatturati che possono superare ampiamente il Pil di interi Paesi, ed una capacità di influenzare istituzionalmente intere Nazioni con il meccanismo delle “porte girevoli“, come lo chiama Marie-Monique  Robin nel suo ultimo libro inchiesta “Il mondo secondo Monsanto”, che fa sì che il controllore sia anche il controllato e viceversa.

Come sottolinea Marzio Pagani su “La Voce del Ribelle” di Novembre, “il lavoro di acquisizione di informazioni della Robin sorprende per minuziosità e attendibilità, e se così non fosse stato la Monsanto, che dispone delle migliori schiere di avvocati degli Stati Uniti, non avrebbe esitato a scagliarsi contro di lei. Proprio l’assenza di azione legale, pertanto, è la miglior garanzia della veridicità di quanto la giornalista francese affermi, questo per tacere del costante lavorio di intralcio che la giornalista ha subito a tutti i livelli, sia nella fase di diffusione che in quella di acquisizione dell’informazione.”

La domanda, a questo punto, sorge spontanea: perchè nessuno sa nulla di tutto questo? Mentre la stampa nazionale, giornalisti e afficionados della libertà di informazione erano impegnati nelle loro manifestazioni di piazza, e le grandi case editrici erano impegnate a presentare l’ennesima biografia del vip di turno, tutto sarebbe passato sotto il piu totale silenzio se Arianna Editrice non avesse provveduto alla pubblicazione della versione italiana dell’inchiesta.

Solo uno tra gli innumerevoli casi di “distrazione” che ci costeranno caro.


___________________________________________________
  • Print
  • PDF
  • email
  • RSS

1
Dec 09

Crack Parmalat, truffa Madoff, Social Card: non è tutto oro quello che luccica Report, con Milena Gabanelli

Report-Madoff
















Mentre Tanzi, dopo il crack Parmalat, va ancora in giro godendo di una serena vecchiaia disturbata solo da sporadiche udienze in tribunale, Madoff passerà il resto della sua vita in carcere. Lo schema di Ponzi adottato da Madoff, uno degli squali col colletto bianco di Wall Street, ha messo in crisi la principale borsa mondiale, facendo perdere nel nulla 64 miliardi di dollari. Le indagini sono ancora in corso, per recuperare il recuperabile e per assicurare che non vi siano altri numerosi responsabili della truffa. La cosa curiosa è che lo schema Ponzi adottato da Madoff ha delle bizzarre somiglianze con il nostro regolare e legale sistema di credito bancario. Certo, le banche gli scambi azionari li fanno davvero, ma cosa succederebbe se improvvisamente metà degli intestatari di conti bancari volessero ritirare i loro contanti?

Nel frattempo, quello che sembrava un’operazione di elevato livello sociale del governo, la social card, si è rivelata essere l’ulteriore bolla mediatica per innalzare le percentuali del consenso nei tanto amati sondaggi del nostro governo.

Come si suol dire, non è tutto oro quello che luccica.


___________________________________________________
  • Print
  • PDF
  • email
  • RSS