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La lucidità e la chiarezza di Giovanni Floris rendono atto dei meriti che Ballarò, la trasmissione del giornalista, ha ricevuto nel corso degli anni. Ripropongo la video-intervista sul Corriere di Enrico Mentana al giornalista che mi accingo a includere, senza timore di esagerare, tra i migliori in Italia. Se non il migliore.

Buona visione.


La puntata di lunedì 8 Marzo di Noi nel mezzo, rubrica di informazione su RadioAlzoZero, in compagnia di Valerio Lo Monaco e Ferdinando Menconi.

Si, perché dev’essere di questo che si tratta: senilità. Non riesco a trovare una spiegazione più plausibile alle giustificazioni che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha offerto ai cittadini per motivare l’ennesima concessione sottoforma di firma al Governo Berlusconi. Ha ragione Antonio Tabucchi quando afferma che nessuno obbliga Napolitano a fungere da garante della Costituzione Italiana presso il quirinale e che, a 80 anni suonati, sarebbe meglio che si ritirasse a vita privata.

È grave che per consentire al “principale partito politico” (e chi lo ha detto?) di partecipare alle elezioni regionali, si faccia un decreto ad-hoc all’ultimo minuto sotto minaccia, contravvenendo ad una legge costituzionale che vieta rigorosamente la possibilità di decretare in ambito elettorale. È grave anche che tale decreto, oltre ad essere ingiusto perché accorso in aiuto solo ora a discapito dei partiti distratti del passato, è ingiusto anche perché include alcune liste e non ne salva altre (in base a quale principio di priorità non ci è dato sapere). Ma la cosa più grave in assoluto è l’ennesimo precedente che tale decreto viene a costituire. Il rischio è che l’operazione interpretativa che oggi vorrebbe reintegrare alcune liste escluse da un difetto di forma (consegna delle stesse oltre i tempi prestabiliti) potrebbe essere utilizzata in futuro per questioni ben più delicate, magari decidendo chi può e chi non può partecipare alla prossima tornata elettorale nazionale.

È l’ennesima dimostrazione del modus operandi del partito del fare (come gli pare): le leggi non sono un limite a-priori, ma una giustificazione a-posteriore dei propri atti. Senza dimenticare il fatto che Mussolini esautorò il Parlamento non con le armi, ma a colpi di leggi.

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Nella scorsa puntata di Noi nel Mezzo: droga, società, elezioni regionali e molto altro in compagnia di Valerio Lo Monaco e Ferdinando Menconi su RadioAlzoZero.

Poadcast

L’operazione Piombo Fuso, che lo scorso anno a visto migliaia di civili palestinesi morire sotto una pioggia di bombre (anche) al fosforo, ha “macchiato” la dignità del governo israeliano con un’onta di vergogna che si è estesa a livello internazionale (anche se non si sono viste molte conseguenze, né i politici ed i militari israeliani arrossire). La principale ragione di tale vergogna sta nell’aver contravvenuto ad una serie di regole da rispettare in temppo di guerra, stabilite dalle varie Convenzioni di Ginevra.


Mi chiedo: ma quando esattamente è morta la nostra umanità, se è il mancato rispetto di una regola a scandalizzarci o inorridirci? Ma che livello di follia della ragione abbiamo raggiunto, se siamo stati in grado anche di darci delle regole per fare la guerra? Come se rispettandole, la guerra potesse essere benvista, accettata o magari auspicata più volentieri. Come se la guerra avesse bisogno di regole, essendo una circostanza assolutamente inevitabile. Il livello di paradossalità raggiunto supera Zenone di gran lunga. La guerra è un male sempre, a dispetto di coloro che credono che sia un male necessario: non vi sono guerre giuste e guerre sbagliate; non vi sono ragioni che le possano giustificare; non vi sono circostanze che le possano determinare prescindendo dal nostro giudizio.

(I due interessanti reportage che hanno raccolto ciò che non è “passato”, come spesso accade, per le vie maestre sono di Vanguard.current.com)