Category Archives: Poesia

Buona Pasqua

 

L’Agnello e i pecoroni

Dicono che un giorno un Agnello
offrì all’Uomo il suo costato.
Da allora ancora si sentono
nell’aria profumo di patate
al rosmarino e le voci
belare.

 

 

La Resurrezione della salsiccia

A chi ti percuote su un gluteo, porgi anche l’altro; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica.

(dal Vangelo secondo Luca)

(Chi ha orecchi per intendere, intenda.)

Progetto sperimentale "Supercazzole poetiche ed altri versi"

Ovvero: illuminanti raggi oscuri sul senso improprio delle parole nei versi e frutta mista di stagione, di Arturo Moll.

 

Supercazzola 0

Dunque non vedi, non vedi come
postribola?
…………………..
Come
del contuso dito contendi
il petto che piatto si spiana piano
all’indice e all’occhi
– ma senza seno?

…………………..Costruisci
come un coseno osceno
ipotetici archi barocchi
attorno ad una ipotenusa
e non attendi
che l’angolo maturi
a retto (?)

Dialogando sulla soglia

 

(Luigi B.)

(Dalla terra al grano
le radici
aprono una finestra
nel pane: sotto
la scorza, la mollica)

 

Dal cane del vicino impara
a scavare le tue fosse,
come imparasti a pisciare
educatamente
agli angoli della città.
Raspa nella terra
che ospita ora l’acida steppa,
dove un tempo s’ergeva acerbo
il tronco del melo marrone,
con l’aratro che rubasti a tuo padre
– ma senza chiedere.
Tra le pieghe della pietra troverai
le sopravvissute radici
aggrappate alla terra rotta in
zolle: non stringere troppo
se le afferri. Del vento
che t’alza la polvere negl’occhi
non ti preoccupare: qualcuno
chiuderà la finestra per te.

 

(Dal pane al grano
le radici
scavano una finestra
nella terra: sopra
la mollica, la scorza)


 

 

 

Harry Callaham

 

 

 

 

(Silvia Rosa)

Non c’è vento nella notte
quiete troppa, una cortina di silenzi
tessuta insieme di rami secchi
-i miei occhi- e gesti
che scavano l’ombra, fino alla
radice, l’unica, che mi cresce
in grembo di senso -in senso-
come un germoglio minuscolo di luce
tersa, ché non distinguo più il Cielo
dalla Terra dal mio passo dal
ventre che cova le ore dentro
e divarica il tempo tra le cosce
rifiorendomi ogni inverno di freddo

come un bocciolo d’Eterno

sfuggo ribelle alla tua fossa
e in punta di piedi mi sporgo
sull’orlo teso della mia carne
spiccando immobile il volo, (da) ferma,
oltre me stessa, per ritrovarmi
in un’altra tomba di luce
persa, ché non distinguo più il Cielo
dalla Terra dal mio sonno dal
ventre che cova piccola una morte dentro
e spalanca all’Infinito -violandola-
la fessura accennata del tempo.

Burocrazia

 

Salve,

la presente e il suon di lei
– come da oggetto, s’intende –
solo se con Outlook sennò è muta,
vale come richiesta d’iscrizione
ai sensi degli articoli non circoscritti, già
sottoscritti dalla segreteria del segretario del
partito mai tornato – nemmeno, chessò,
una lettera o una telefonata.

Raccomandata
con ricevuta di ritorno,
la carta spesso è straccia,
nonostante la marca da bollo,
se non canta.

La burocrazia lascia il tempo che trova,
quello che ci resta
prima della archiviazione.

Pier Paolo 88

Cosa importano le grida
di tua madre se
dal corpo sgrava l’utero
della civiltà?

Sotto l’ampia fronte il tuo pensiero,
arricciato tra i solchi delle raggrinzite
rughe, grondava le parole
del suo privilegio
sui tetti gialli che otturavano le case,
fino a che non ti si smise
il fiato dalla bocca.

Dalle tue ceneri rinasce
ogni giorno da allora
zoppa la fenice
o senza un ala che muova
un poco d’aria intorno.

Non brilla la virtù opaca
dei discorsi ripetuti
alle televisioni violentate
da qualsiasi microfono.

Son di moda oggi i froci
comunisti
: li puoi incontrare
ovunque nei palazzi
alti, tranne di domenica
Ché cantano nei cori.

I fetusi già
non tingono più le sabbie
né giocano con le palizzate delle spiagge:
rimboccate le maniche
per non sporcare il vestito buono
agitano gli avambracci pelosi
con la faccia all’ombra di un pino
sotto il quale scrivono le leggi
della religione del mio tempo: corpi
semimorti che accolgono
il riposo di assopite coscienze, stanche
dopo la visita al mercato centrale
tra i saldi sui saponi
e quelli sui fucili.

Nonostante gli sconti sui cuscini
su di essi ancora resta la mattina
l’orma del sogno di una cosa
che non riusciamo a ricordare.

 

Pier Paolo Pasolini nacque a Bologna il 5 Marzo 1922. Morì assassinato il 2 Novembre 1975 e questo ancora ci duole.