(di Fabrizio Roncone sul Corriere della Sera)
Un guaio.
«No no… mi creda, di più, molto di più: un disastro, una tragedia. E mannaggia a me, mannaggia…».
Alfredo Milioni, su, non faccia così.
«Eh, le sembra facile: ma io, mi creda, ho la coscienza a posto. E poi sono anni che faccio quel tipo di operazioni burocratiche».
Anni?
«Ma sì, certo… Avrò presentato firme e liste già almeno un’altra quindicina di volte… Uff! Accident…! Fa caldo, eh?».
Stia calmo. Proviamo a ricostruire: a che ora è arrivato in tribunale?
«Con quasi mezz’ora di anticipo. Diciamo verso le 11,30».
Perché, però, poco dopo, è uscito lasciando all’interno del Palazzo di Giustizia solo il faldone delle firme e portandosi via tutto il resto?
«Perché?».
Sì, perché? È vero che s’è accorto di non avere con sé i lucidi con il simbolo del partito?
«No, quelli avrei potuto consegnarli anche dopo. I lucidi non sono una cosa importante, determinante. Questa è una cosa nota».
Allora è andato fuori per apportare qualche modifica alla documentazione?
«Modificare, lei dice…».
Per aggiungere, o cancellare, qualche nome.
«Beh».
Sì o no?
«No, questo no».
Sicuro?
«Sicuro».
Dica la verità.
«Lo giuro, lo giuro! Non volevo apportare modifiche. Mi deve credere, capito?».
Va bene, stia calmo. Questo però significa che è davvero andato a mangiarsi un panino.
«Sì… ecco, sì: sono andato a mangiarmi una panino. Non mi pare grave, no?».
Quindi è vero: lei ha lasciato l’aula per andare al bar.
«Io? A mangiare?».
In conferenza stampa, la Polverini ha fornito una ricostruzione dei fatti un poco diversa.
«No, cioè… io, a mangiare: ma chi l’ha detto?».
Lei, adesso.
«Macché. Senta, io sono molto confuso…».
Non è il momento migliore, Milioni, per essere confusi.
«Però… ecco qui, legga bene sul cellulare: ecco qui tutti i messaggi, gli sms di solidarietà che m’hanno spedito quelli che c’erano, in tribunale, e che hanno assistito a tutta la scena. Dove è chiaro che io sono la vittima».
La vittima?
«Proprio così. Non mi hanno fatto rientrare, hanno fatto i matti, si sono messi a urlare, m’hanno spinto…».
Sostenevano che lei stesse presentando la lista fuori tempo massimo.
«Fuori cosa? M’hanno minacciato, altroché. Qui si configura pure un reato».
Che genere di reato?
«Un reato, un reato…».
Silvio Berlusconi è furibondo.
«Lo so, mannaggia a me».
Come lo sa?
«Eh, quelli lì, i capi del partito, me l’hanno detto. Sono loro che parlano con lui, mica io».
La Polverini anche è furibonda.
«So pure questo… Ma che posso farci io?».
Lei era lì.
«Senta, a parte che la fila avrebbe dovuto farla Giorgio Polesi, l’altro rappresentante del Pdl… lei deve scrivere che io sono solo il piccolo presidente del XIX Municipio, qui a Roma. La politica è sempre stata la mia passione, cominciai come socialista e ho proseguito dentro Fi, certo: ma ero e resto un pesce piccolo, un pescetto che fa il suo lavoro onestamente. Aggiunga poi pure che…».
(La conferenza stampa di Renata Polverini è finita da pochi minuti; Alfredo Milioni sta parlando a capo chino, le mani tremanti, lo sguardo lucido. All’improvviso, dal palchetto, rimbomba giù una voce roca, dura: «Stai zitto! Milioni devi stare zitto, muto: hai capito?». Milioni fa appena in tempo a farfugliare ancora qualcosa, poi viene letteralmente sollevato dal pavimento da un signore muscoloso che, con modi spicci, lo infila dentro una stanza. L’invito a tacere gli era stato rivolto da Alfredo Pallone, parlamentare europeo e vicecoordinatore regionale del Pdl nel Lazio. «Sono stato un po’ brusco, lo so. Ma Milioni, dopo quello che è accaduto, non è lucido. La situazione è delicatissima e lui può straparlare. Ieri, quando ha capito cosa era successo, mi ha detto: “Io mi suicido”. Sta messo così, poveraccio, e c’è da capirlo, credo. Dopo quello che ha combinato…»).




Il Regno di Berluscolandia trema. Il caso Marrazzo scompare dalle pagine dei giornali per lasciare spazio alle incredibili 
Per fortuna, in questo marasma generale, qualcosa di buono c’è stato: grazie a 
C’è puzza di bruciato a Berluscolandia. Brenda, il trans dei desideri di Marrazzo (e chissà chi altri), è stato trovato senza vita nel suo appartamento in fiamme. Dicono che voleva farla finita: la vita di corte lo aveva sfinito. Agli amici confidò che si era messo in qualcosa più grande di lui (ma chi ha delle chiappe così grandi da superare il suo metro e ottanta di statura?) Il problema è che non si capisce perchè una persona che voglia suicidarsi si chiuda nell’appartamento a chiave con doppia mandata, prepari le valige riponendole ordinatamente accanto al letto e tra un bicchiere di whiskey e l’altro si svesta, faccia un bagnetto al proprio PC come fosse il suo cagnolino e si lasci morire seminudo asfissiato dai fumi dell’incendio. Forse è un modo bizzarro di togliersi la vita dei brasiliani all’estero.


Dopo il fallimento del Lodo Alfano, una nuova proposta di legge prevede l’accorciamento dei tempi dei processi, soprattutto quelli che lo vedono direttamente coinvolto e potenzialmente dietro le sbarre anzichè a Palazzo Grazioli. Insomma: anzichè immunizzarsi contro il processo si rende improcessabile, rendendo improcessabili anche tutti gli altri. Così ora nessuno potrà rinfacciargli di non essere super partes e di non rispettare il principio secondo il quale la legge è uguale per tutti.
A Berluscolandia, accade che bisogna rigare dritti e seguire le regole della morale condivisa per potersi assicurare la fiducia del Re e del popolo e per non andare alla deriva. Prendete, ad esempio, Mesiano: nessuno, tantomeno un servitore della giustizia, a Berluscolandia, indosserebbe calzini turchesi ed andrebbe su e giù, fumando come un turco, mentre attende il proprio turno dal barbiere. A meno che non sia un sovvertitore comunista: loro si che usano vestire indumenti con colori sgargianti e il più delle volte con abbinamenti indiscreti. È dalle piccole cose che ci si può rendere subito conto se qualcuno esce fuori dai binari prestabiliti. Ma questo è il minimo, qualcosa che può essere gestito con un piccolo video di avvertimento, ad esempio, per ricondurre il sovvertitore sulla strada delle regole comuni condivise da tutti. Son ben altri i casi in cui serve una mano forte e ferma che rimetta a posto le cose.
Prendete ad esempio quell’attenzionato omosessuale di Boffo, che di mestiere fa (o meglio, faceva) l’oracolista del Vaticano sulle pagine dell’Avvenire. Quest’uomo, che saliva sul pulpito offertogli ingenuamente dalla Santa Sede, a causa del suo indice puntato sulle persone sbagliate, è stato subito riportato sulla retta via. Boffo era davvero l’ultima persona che avrebbe potuto esprimersi sulla generosità dell’Imperatore con le sue cortigiane: pagare per una prestazione sessuale (in denaro o con premi tipo un seggio nel parlamento europeo) come utilizzatore finale è cosa ben diversa che pagare un’ammenda per evitare un’accusa di molestie a sfondo omosessuale. Proprio lui, un oracolista del Vaticano. Avrebbe dovuto sapere che la sua omosessualità sarebbe stata più al sicuro da qualunque attacco se fosse stato un prete, o magari un vescovo, piuttosto che un mero oracolista. Non sono bastate, infatti, le denunce dei molti cittadini in varie parti del mondo, i servizi e le inchieste della BBC e le evidenze dei fatti ad intaccare la fiducia del Pontefice nei i suoi fratelli. Se sei un prete o un vescovo puoi addirittura affermare che l’olocausto è una invenzione mediatica, costruita a tavolino da quei cattivoni di History Channel con i loro maledetti documentari che ogni anno puntualmente ci tediano, senza rischiare il linciaggio. Fatto sta che Boffo, fortunatamente, è stato dimesso dal suo incarico, grazie al pronto intervento dell’animale più fedele dell’Imperatore (molto più dei cani che usa per le sue battute di caccia): Vittorio Feltri. Feltri, infatti, ha impugnato la causa con anima e corpo e si è detto pronto ad affrontare con pugno di ferro tutte le eventuali sovversioni provenienti da più lati: egli si curerà dell’Imperatore con tutte le sue forze, proteggendolo con un abbraccio fatto di fogli di carta di giornale, avvolgendolo come un chilo di totani al mercato del pesce, per difenderlo da chiunque osi mettergli il bastone tra le ruote con attacchi preventivi. Il famoso “cominciamo da Boffo” del suo editoriale di benvenuto al Giornale fu il suo modo di avvertire i più delle sue intenzioni e l’Imperatore della sua devozione.
La tecnica del dossieraggio come strumento di conquista della fiducia, avendo dato i suoi primi frutti, dev’essere piaciuta a molti. Tant’è che ha preso piede rivolgendosi a più parti. L’ultimo attacco è stato sferrato a Piero Marrazzo, un vassallo potenzialmente infedele dell’Imperatore, reggente del feudo denominato Lazio, un luogo nel centro della penisola che ultimamente va di moda tra i latitanti camorristi, i quali si rifugiano da quelle parti dove possono gestire meglio i loro affari nella edilizia e mettere le mani nel mercato ortofrutticolo più grande d’Eurolandia. L’errore di Marrazzo è stato quello di andare a trans, secondo il ricatto filmato effettuato da quattro fedeli del servizio d’ordine pubblico che irruppero senza alcun ordine di servizio nè permesso in un appartamento privato. E un feudatario dell’Impero non va a trans. Al massimo, come utilizzatore finale, si diletta con delle puttane. Ma a trans proprio no, non si fa. E questo è risaputo da tutti. Tant’è che Gasparri, preoccupato per una segnalazione della polizia che lo vide aggirarsi in una zona frequentata da questi sovversori della natura umana durante una retata, si è subito pronunciato dicendo che lui era lì per caso, perchè aveva smarrito la retta via. Il governo si è subito mobilitato, accorrendo in aiuto di un suo ministro: ora, chiunque può contribuire all’acquisto di un GPS satellitare da regalare a Gasparri con una tassa del 5% sul denaro raccolto all’estero durante anni ed anni di evasioni fiscali reingressandolo in territorio nazionale grazie allo scudo fiscale di Tremonti.
L’Imperatore, l’utilizzatore finale di cortigiane, sposato e divorziato due volte e con cinque figli, nonstante le calunnie, gli attacchi diffamatori della stampa e della TV e degli oppositori politici, i tentativi sovversivi della Magistratura, la scarlattina e chi più ne ha più ne metta, ha umilmente dedicato il suo prezioso tempo alla Chiesa, alla difesa dei valori Cristiani della famiglia ed alla permanenza del crocifisso nelle aule di scuola. Prima, però, ha: chiamato i direttori di RaiSet per alcuni suggerimenti sui palinsesti e la proposta di un nuovo programma su Rai Due con Belpietro; ha chiamato al telefono Floris di Ballarò per dargli del comunista, ha suggerito a Ghedini che la soluzione al mancato Lodo Alfano è una legge che accorci i tempi delle prescrizioni; ha chiamato l’insetto travestito da giornalista (Vespa) per dirgli che nel suo ultimo libro avrebbe dovuto inserire suoi commenti, tipo “anche se accusato, non mi dimetterò mai”.


Ma l’Imperatore è imperterrito e dichiara “Io vado avanti” tra l’esultanza dei suoi e del suo popolo. Molti dei problemi giudiziari li ha risolti depenalizzando per vie legislative alcuni reati che gli vengono attribuiti (come il falso in bilancio), mentre altre leggi per difendersi da eventuali attacchi sono al vaglio. Probabilmente, per bisogni di liquidità, è anche passata la legge sullo scudo fiscale che, pur non proteggendo gli evasori, ne protegge i capitali. Nello stesso tempo, si sta occupando di coloro che hanno osato attaccarlo, servendosi dell’aiuto di Feltri, che a Berluscolandia è l’animale più fedele dell’uomo subito dopo il cane. I problemi con la stampa invece li ha risolti molto più facilmente: quando tutti gridarono “il re è nudo”, l’Imperatore, anzichè coprirsi, ha messo in imbarazzo tutti coloro che erano vestiti.
Berluscolandia è un meraviglioso Regno di Eurolandia. Con un po’ di fantasia, lo si potrebbe immaginare come una donna nuda (e non a caso nuda) che corre scalza in una pozzanghera, con la chioma mossa dal vento, mentre gioca con una pallina e una barchetta. La pozzanghera si chiama Mare Mediterraneo ed è un po’ più grande e più profondo di una pozzanghera, anche se è sporco uguale. La chioma al vento della fanciulla sono i confini frastagliati delle Alpi. La pallina e la barchetta sono due pezzetti di terra staccatisi moltissimo tempo fa dal resto della penisola e che si chiamano Mafiolandia e Viplandia.




















