“Siamo soglie che percorrono l'orlo del possibile. Rincorrendoci sempre in bilico sul bordo del come sarebbe potuta andare, ci interroghiamo affacciati sul baratro della realtà nel quale irrimediabilmente cadiamo, ognuno con la gravità delle proprie risposte.”another quote »

Era l’anno…


11
Dec 09

Nel suo Nome: la guerra della ex Jugoslavia raccontata da Marco Cortesi

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Un documento bellissimo ed emozionante, scritto e meravigliosamente interpretato da Marco Cortesi, che racconta il dramma di una delle guerre più crudeli che siano mai state combattute dall’uomo dopo quelle che coinvolsero il mondo intero per ben due volte: nel nome del proprio Dio, tre popoli e tre religioni si scagliano ferocemente gli uni contro gli altri nella Ex-Jugoslavia, dal 1991 al 1995.
“Nel Suo Nome” è il racconto recitato di Marco Cortesi di una storia vera, un racconto per non dimenticare quello che a distanza di soli 10 anni potrebbe accadere di nuovo.


27
Oct 09

40 anni fa veniva assassinato Mattei. E la ENI? Pure.

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Il 27 Ottobre del 1962, esattamente 47 anni fa, l’aereo Morane-Saulnier MS-760 Paris in volo sulla tratta Catania – Milano precipitò nelle campagne di Bascapè, un piccolo paese in provincia di Pavia, proprio mentre si stava apprestando all’atterraggio presso l’aeroporto di Linate. Moriva, così, in un incidente aereo il Presidente dell’ENI Enrico Mattei.

Tutte le prime pagine dei giornali e gli altri media che riportarono la notizia si chiesero, sin dai primi istanti, se quell’incidente fosse semplicemente una disgrazia oppure un attentato ben riuscito, come poi risultò dalle indagini riprese nel 1994 e concluse nel 2005.

Tutto svaporò in pochi giorni: i media smisero presto di occuparsene, i pezzi dell’aereo – accuratamente lavati prima di essere esaminati – vennero fusi, l’autopsia non rivelò nulla degno di considerazione e l’indagine fu archiviata. Ma con il passare del tempo e l’aggiungersi di fatti nuovi, anche a distanza di tanti anni, l’indagine viene riaperta: i pentiti di Mafia Buscetta e Iannì, durante un interrogatorio del 1993, affermano che il giornalista Mauro De Mauro, incaricato da Francesco Rosi di fornirgli tutto il materiale possibile sull’inchiesta Mattei per la realizzazione del suo film, fu fatto sparire dalla Mafia nel 1970 perchè in possesso di documenti che avrebbero provato il sabotaggio dell’aereo su cui viaggiava Mattei. Così, la Procura di Caltanissetta passa tutta la documentazione a quella di Pavia, che il 20 Settembre 1994 riapre le indagini sul caso Mattei. Ad indagare c’è il Sostituto Procuratore Calía, che si ritrova quasi a mani vuote: i pezzi dell’aereo su cui effettuare nuove perizie non ci sono più, perchè fusi trent’anni prima; molti dei documenti dell’inchiesta precedentemente archiviata sono spariti. Ad un’ intervista ad un testimone, Mario Ronchi, del giornalista Rai Bruno Ambrosi viene tolta la parte audio nel momento in cui Ronchi dice di aver sentito un boato e visto del fuoco nel cielo prima che l’aereo precipitasse. Ronchi, che successivamente ritrattò le sue dichiarazioni, affermando che era a lavoro e impossibilitato a sentire alcunchè dal rumore del trattore, verrà accusato di falsa testimonianza da Calì, il quale scopre che la SNAM assunse Ronchi come custode del sacrario di Mattei e la figlia venne assunta da un’altra ditta legata al successore di Mattei all’ENI, Eugenio Cefis, ex Comandante del Servizio Segreto Fascista e uomo molto potente molto vicino agli ambienti della CIA.

Sembra tutto un grosso calderone con ingredienti che sembrano non avere nulla a che vedere l’uno con l’altro e, tuttavia indisticabilmente legati tra loro. Ma come ci insegna Pasolini, chi vuole capire, l’intellettuale, è colui che “cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero”. E, infatti, anche l’assassinio di Pasolini nel 1975, potrebbe avere a che fare con questa brutta storia. Poichè anche lui si interessava di petrolio nel modo sbagliato, come Mauro De Mauro. Ed anche come Mattei, la cui colpa fu quella di venderlo alle persone sbagliate, nel momento sbagliato, alle tariffe sbagliate e senza chiedere il permesso. Ma il permesso a chi? L’Italia non era forse un Paese libero ed indipendente che aveva appena scoperto di poter contare sulle proprie forze energetiche proprio grazie a Mattei? La risposta è no.

L’Italia, quando Mattei cominciò la costruzione di quello che diventerà l’impero ENI nel 1945, era appena uscita sconfitta dalla guerra e la sua sopravvivenza, materiale e politica, era nelle mani degli alleati, soprattutto USA e Inghilterra. Che, guarda caso, erano anche le patrie delle Sette Sorelle, definizione proprio di Mattei, e che si mostrarono prima interessate a che l’Agip venisse privatizzata (era totalmente statale) e poi molto interessate al suo acquisto, di cui Mattei avrebbe dovuto commissariare la liquidazione. Fortunatamente, Mattei non eseguì mai i compiti per cui era stato chiamato, salvandoci da una dipendenza energetica verso le potenze Americane che avrebbe potuto distruggerci economicamente e avrebbero potuto ridurci politicamente a mera base coloniale alla loro mercè, ancor più di quanto non lo siamo oggi.

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Ma essere il Presidente dell’ENI non significa occuparsi solo di petrolio. Significa, più o meno direttamente e più o meno volontariamente, fare politica. Poichè il petrolio è soprattutto diplomazia e rapporti internazionali. È per questo che l’idea di Mattei di offrire ai Paesi produttori il 75% del ricavato dell’accordo, il fatto di offrire loro condizioni più umane e meno subalterne e coloniali, il rompere gli accordi della linea rossa in Medio Oriente, il fare affari con la Russia, il propendere per una neutralità se non per una fuoriuscita dell’Italia dalla NATO, preoccupano e destabilizzano il blocco Occidentale in piena Guerra Fredda, con la Terza Guerra Mondiale alle soglie e con la crisi dei missili di Cuba.

Sempre durante il corso delle indagini riaperte nel 1994, emerse un rapporto della CIA firmato da Thomas Kameramessinas, il quale scrive che l’obiettivo di fermare Mattei va raggiunto anche a costo di misure estreme.

Purtroppo come molte altre, l’indagine di Mattei non ha portato alla scoperta degli attori principali di quello che resta a tutt’oggi un mistero. È stato acquisito come fatto accertato che la morte di Mattei non fu un incidente, almeno. Resta da scoprire chi questo incidente lo ha voluto e provocato. C’è Eugenio Cefis, ci sono Thomas Kameramessinas e la CIA, c’è la OAS algerina, ci sono le multinazionali del petrolio, c’è una parte della DC politicamente contro. È vero, non si sono trovati i colpevoli di questa strage. È indubbio, però, che ci sia l’imbarazzo della scelta.

Oggi, l’ENI è un’azienda in parte privatizzata. Una quota del 30% appartiene ancora allo Stato Italiano, mentre il resto è nelle mani di migliaia di azionisti. Ovviamente, di queste migliaia di azionisti, non tutti possiedono la medesima percentuale di azionariato. Sarei proprio curioso di sapere chi sono i principali azionisti, subito dopo tutti noi.

Azionisti Numero di azionisti n° di azioni possedute % sul capitale

Italia (incluso il Ministero

dell’Economia e delle Finanze) 327.587 2.177.559.208 54,37

UK e Irlanda 783 140.955.951 3,52

Altri Stati UE 1.954 280.244.956 7,00

U.S.A. e Canada 1113 255.852.802 6,39

Resto del Mondo 860 121.998.590 3,04

Azioni proprie alla data del

pagamento del dividendo 382.953.240 9,56

Azioni per le quali non sono state

fornite le segnalazioni nominative n.d. 645.782.965 16,12

Azioni per le quali non è stato ancora chiesto il pagamento del dividendo n.d. 11.164 (…)

Totale 332.297 4.005.358.876 100,00


Ripartizione dell’azionariato Eni per fascia di possesso risultante dal pagamento del dividendo a saldo dell’esercizio 2008 (21 maggio 2009)

Azionisti Numero di azionisti n° di azioni possedute % sul capitale

> 10% 1 813.443.277 20,31

3% – 10% 1 400.288.338 9,99

2% – 3% (*) 2 220.183.315 5,50

1% – 2% 6 311.000.223 7,77

0,5% – 1% 3 67.273.758 1,68

0,3% – 0,5% 7 117.360.132 3,71

0,1% – 0,3% 30 215.661.099 5,38

≤0,1% 332.247 831.401.365 20,76

Azioni proprie alla data

del pagamento del dividendo 382.953.240 9,56

Azioni per le quali non sono

state fornite le segnalazioni nominative n.d. 645.782.965 16,12

Azioni per le quali non è stato ancora chiesto il pagamento del dividendo n.d. 11.164 (…)

Totale 332.297 4.005.358.876 100,00

(*) I Gruppi Intesa San Paolo e BNP Paribas hanno comunicato la riduzione del possesso azionario al di sotto del 2% rispettivamente in data 27 maggio 2009 e 9 giugno 2009. In data 14 settembre 2009, entrambi i Gruppi hanno comunicato il superamento della soglia del 2% del possesso azionario. Entrambi i Gruppi hanno comunicato la riduzione del possesso azionario al di sotto del 2% rispettivamente in data 25 settembre 2009 e 7 ottobre 2009.


Ma se non si può sapere chi sono i maggiori azionisti, si può accedere alle informazioni sul Consiglio di Amministrazione, nel quale sono evidenti i personaggi ed i loro conflitti di interessi. Un esempio su tanti? Paolo Andrea Colombo, commercialista milanese, 45 anni, è: sindaco di Banca Intesa (azionista ENI di punta) e di alcune sue controllate, sindaco dell’Eni e della Saipem, consigliere di Mediaset e della controllata Publitalia (entrambe propietà del Presidente del Consiglio, che a fine Maggio lo ha promosso a Presidente del collegio sindacale ENI), consigliere di Aurora assicurazioni, di Rcs Quotidiani, presidente di Rcs Investimenti, consigliere di Tim Italia, Bormioli Finanziaria, Gianni Versace, da alcuni mesi è presidente di Partecipazioni Italiane, sindaco di Pirelli Labs e di Miotir, la cassaforte di Cesare Romiti.


Recentemente Berlusconi è andato a far visita a Putin (a Putin?! Ma il Presidente non è Medvedev?). La motivazione è il canale south stream che dovrebbe portare il gas in Europa (e in Italia) passando per la Turchia e evitando, in tal modo, gli annosi problemi che ogni inverno o quasi emergono con l’Ucraina e la Georgia. Indovinate chi sarà responsabile per il 50% della costruzione del canale? La nostra amata ENI. Che recentemente è riuscita ad accaparrarsi anche la licenza per il giacimento iraqueno di Zubair, dopo aver perduto quella per il giacimento di Nassiriya a favore dei giapponesi. Iraq? Nassiriya???? Vuoi vedere che le nostre non sono proprio missioni di pace, allora? Se così fosse, la domanda mi sorge spontanea: perchè nessuno ha ancora rotto i maroni ad alcuno nonostante Berlusconi faccia accordi d’oro con la Russia, nè si è cercato di far precipitare l’aereo su cui viaggia l’amministratore delegato della ENI? La risposta potrebbe essere che i tempi cambiano, ma i poteri forti restano. E sono sempre gli stessi.



7
Oct 09

Grazie Mr. Ford

Il 7 Ottobre 1913, per la prima volta nella storia della neonata idustria manifatturiera, viene introdotta in maniera standardizzata la catena di montaggio all’interno delle fabbriche automobilistiche di Henry Ford. Quello stesso giorno, l’umanità – abbagliata dalla luce al neon del positivismo scientifico a tutti i costi e dai successi produttivi di Ford – comiciò a trascurare tutti i torti della Ragione, preparando inconsapevolmente (?) la strada a quello che è il modo di vita odierno.

Una accecante miopia scientifica, radicata su solide spiegazioni teoriche e precisi calcoli matematici, guida ormai la nostra esistenza in tutti i campi, impedendoci di vedere al di là della mera efficienza di un’azione. Così, nonostante tutto il tempo a disposizione avuto per non farsi cogliere di sorpresa, ci siamo ritrovati a vivere in un mondo dove tutto ha un prezzo e quasi nulla un valore. Quando anche a qualcosa venisse dato un valore, anch’esso sarebbe soggetto ad un esame dell’efficienza, ad un calcolo dei costi-benefici capace di suggerirci la convenienza della sua applicabilità.

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Senza stare a ripetere la trita e ritrita storia dell’(auto)alienazione dell’uomo da sé stesso, ci accingiamo giorno dopo giorno a vivere all’interno di un gigantesco meccanismo di cui siamo, per forza di cose, una parte, senza per questo riuscire a sentircene parte. Un meccanismo circolare che, ad ogni generazione che passa, ci stringe sempre più la gola facendoci annaspare, e che ci offre come unica via di scampo temporanea il consumo di prodotti che noi stessi produciamo, ma di cui faremmo volentieri a meno se solo fossimo in grado di offrire a noi stessi la possibilità di vedere oltre.

Un oltre verso il quale non vogliamo assolutamente volgere il nostro sguardo; un oltre che abbiamo offuscato, procurandoci artificialmente questa miopia positivista, che altro non è se non un modo – sicuramente scientifico ma indubitabilmente meschino – di nascondere a noi stessi la nostra paura. Quella paura che ci spinge a credere di avere dei progetti da compiere, degli scopi da raggiungere oltre al vivere in sé stesso, e che ci proibisce di ricordare a noi stessi ciò che fingiamo di non sapere: nella vita, a volte, si muore.





6
Oct 09

Italia: indietro tutta!

Era il 6 ottobre 1938 – esattamente 71 anni ad oggi – quando il Gran Consiglio del Fascismo pubblicò la Dichiarazione sulla Razza, uno dei principali documenti delle cosiddette leggi razziali promulgate durante il regime. Il documento venne pubblicato sul “Foglio d’ordine” del Partito Nazionale Fascista il 26 ottobre 1938, e successivamente adottato dal regio decreto legge del 17 novembre 1938.

Qualcuno potrebbe pensare: acqua passata. Qualche altro potrebbe chiedersi perché insistere continuamente, perché rimestare a tutti i costi nel torbido di questioni ormai vecchie come la storia?

La risposta è semplice: basta leggere alcuni articoli di giornale apparsi negli ultimi due o tre mesi per essere catapultati controvoglia in un impensabile viaggio nel tempo. All’indietro, però.

È del 3 aprile 2009 la notizia che riporta la decisione del Comune di Foggia di istituire due linee di autobus che fanno la spola da Borgo Mezzanone a Foggia: una per i cittadini di nazionalità italiana, l’altra per gli immigrati. Dunque, i terroni bigotti, ignoranti ma puliti (prima che qualcuno mi dia del polentone razzista: io sono proprio di quelle parti e mi esprimo così solo provocatoriamente) di Borgo Mezzanone avranno finalmente a disposizione il loro meraviglioso autobus arancione per andare a Foggia a sentire la messa della Domenica e ritornare a casa in tempo per guardare Buona Domenica e ingozzarsi di ragù unto di olio, fatto con i pomodori raccolti con il sudore e la fatica di quegli “sporchi negri puzzolenti” pagati con 5 euro all’ora, che ora hanno il loro autobus e non possono più disturbare.

È del 30 Settembre 2009 l’articolo che racconta come le pattuglie anti-clandestini con il loro bus-galera – amorevolmente chiamato Stranamore – trasportano il “carico” di clandestini, come fossero bovini, dopo che la “tonnara” (testuale descrizione di un addetto ai lavori) viene conclusa. Si sta parlando sempre di quei “maledetti clandestini” la cui unica colpa è essere espatriati dal loro Paese per giungere in un altro ugualmente sbagliato.

È di Luglio la notizia di un giovane marocchino senza cittadinanza italiana, impossibilitato a partecipare a un concorso come autista del servizio pubblico Milanese a causa di un Regio Decreto del 1931. E qui credo non servano parole.

Ha visto la luce solo da alcune settimane l’iniziativa del Comune di Gerenzano (VA) di istituire una segreteria telefonica per segnalare anonimamente la presenza di clandestini (3314271727). Qui invece le parole servono e vanno dette con tono moderato (altrimenti poi non si capisce) alla segreteria.

Questi – senza considerare il più grave di tutti, la Legge Maroni sul reato di clandestinità che obbliga alla denuncia addirittura i medici del servizio pubblico – sono solo alcuni esempi di ciò che non può oggettivamente essere definito “torbido di questioni ormai vecchie come la storia”, bensì preoccupante contemporaneità.

Nietzsche una volta scrisse:

“Che accadrebbe se un giorno o una notte, un demone strisciasse furtivo nella più solitaria delle tue solitudini e ti dicesse: “Questa vita, come tu ora la vivi e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione [...]. L’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello della polvere!”. Non ti rovesceresti a terra, digrignando i denti e maledicendo il demone che così ha parlato? Oppure hai forse vissuto una volta un attimo immenso, in cui questa sarebbe stata la tua risposta: “Tu sei un dio e mai intesi cosa più divina”?[5]. Se quel pensiero ti prendesse in suo potere, a te, quale sei ora, farebbe subire una metamorfosi, e forse ti stritolerebbe; la domanda per qualsiasi cosa: “Vuoi tu questo ancora una volta e ancora innumerevoli volte?” graverebbe sul tuo agire come il pensiero più grande! Oppure, quanto dovresti amare te stesso e la vita, per non desiderare più alcun’altra cosa che questa ultima eterna sanzione, questo suggello? “

(Friedrich Wilhelm Nietzsche, La gaia scienza, aforisma 341.)

C’è un gran bisogno che ognuno di noi cerchi di ricordare almeno questo.



28
Jul 09

Salvatore Giuliano (Francesco Rosi, 1962) – Mafia, Politica e Banditismo. Portella Ginestra. Come nasce la Prima Repubblica.

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IL PRESENTE FILMATO SI INTENDE A SCOPO DIVULGATIVO/EDUCATIVO E SENZA FINI DI LUCRO


Salvatore Giuliano è una pellicola appartenente al genere definito “film-inchiesta”, il cui regista, Francesco Rosi, fu uno dei capostipiti e principale esponente. Salvatore Giuliano è, però, anche un “film-pretesto”, che utilizza la storia del Bandito più famoso della Storia d’Italia per raccontare la Sicilia degli anni ’43 – ’50.



Mentre la Seconda Guerra Mondiale volgeva ormai al termine e l’Italia si preparava a diventare una Repubblica, i movimenti separatisti dell’isola combattevano per la loro indipendenza, avvantaggiati dalle condizioni storiche e politiche del momento e da interessi trasversali che avvicinavano una parte della classe politica nazionale ad alcuni interessi dell’amministrazione americana di quel tempo.

La sceneggiatura essenziale di Suso Cecchi d’Amico, Enzo Provenzale e Franco Solinas si pone a metà strada tra il racconto neorealista e l’ inchiesta giornalistica. Il film parte dal cadavere di Giuliano, rinvenuto nel giardino dagli ufficiali dell’arma che da tempo gli davano la caccia, e prosegue a balzi discontinui, spostandosi avanti e indietro nel tempo non rispettando la successione cronologica degli eventi, ma seguendo la logica delle associazioni tipiche dell’investigazione. Per distinguere i vari tempi storici dell’azione, sono stati adottati tre differenti toni di bianconero, con effetti chiaroscurali diversi: forti per narrare i fatti antecedenti la morte del bandito, sovraesposti tipici dei servizi fotografici per la morte di Giuliano, e di tipo televisivo per il processo di Viterbo a Pisciotta & Co. Tutti questi accorgimenti tecnici, assieme alle musiche di Piero Piccioni, i costumi e la scenografia, contribuiscono all’incredibile impatto evocativo della pellicola, riportandoci indietro a quei tempi ed a quei luoghi.

Dopo la morte di Giuliano, tutte le persone a lui vicine ebbero strani incidenti o furono vittime di omicidio. Tra questi alcuni elementi della magistratura, come il Procuratore Pietro Scaglione, assassinato dalla Mafia nel 1971. Uscito nelle sale cinematografiche nel 1962 con divieto ai minori di 16 anni (censura?), il film Salvatore Giuliano di Rosi parla dei rapporti tra mafia, banditismo, potere politico e potere economico, ponendo lo spettatore di fronte a numerose questioni. Tra queste ne campeggia una che, più che essere un interrogativo, assomiglia ad un timore: come è nata la nostra Repubblica

Posto di fronte ai medesimi quesiti, lo spettatore di oggi non è in minori difficoltà : il “senno di poi” non lo aiuta infatti a spiegare gli intrecci alla base della spietatezza narrata dalla pellicola da cui ebbe origine la Prima Repubblica, poiché dalla stessa tipologia di intrecci e spietatezza nacque la cosiddetta Seconda Repubblica, i cui rappresentanti occupano tutt’ora (e con le stesse modalità) le poltrone nella stanza dei bottoni.

Non ci resta che aspettare che decada il Segreto di Stato sul caso Giuliano e sugli avvenimenti di Portella Ginestra nel 2016 che, se insufficienti a far luce sulla politica attuale, si spera siano in grado almeno di chiarire i terribili avvenimenti di quel tempo, magari indicandone le responsabilità.

 


28
Jun 09

CHE GUEVARA – Inchiesta su un mito (Roberto Savio, 1972)

PARTE I – Nascita di un guerrigliero



PARTE II – Le cause del fallimento



PARTE III – Morte di un guerrigliero




27
Apr 09

26 Aprile 1986 – Chernobyl


5
Mar 09

Anche Calipari nel dimenticatoio mediaticoAnche Calipari nel dimenticatoio mediaticoAnche Calipari nel dimenticatoio mediatico

Il 4 Marzo del 2005 moriva Nicola Calipari, caporeparto delle operazioni all’estero del SISMI, sulla strada per l’aeroporto di Bagdad, dopo aver liberato Giuliana Sgrena, giornalista del Manifesto.

Sono bastati quattro anni perché anche per quest’uomo, che riempì le prime pagine dei giornali e le bocche dei politici, che suscitò commozione popolare e convoluti dibattiti politico-militari, che fu un eroe, si aprissero le porte dell’oblio di questa Italia senza storia.

Per la prima volta nella storia, gli Stati Uniti accettano di istituire una commissione d’indagine militare congiunta. Ma la conclusione dell’indagine non porterà a una verità condivisa dai due paesi. Secondo la versione americana i militari hanno rispettato le regole d’ingaggio, la questione è chiusa. L’Italia non accetta la versione americana. I dubbi italiani riguardano il funzionamento del posto di blocco, la difficoltà di comunicazione e soprattutto i quattro, cinque secondi , immediatamente precedenti alla sparatoria, nei quali la pattuglia avrebbe dovuto seguire determinate procedure di avvertimento e di segnalazione della sua presenza. In Italia intanto si apre un procedimento giudiziario contro ignoti affidato ai sostituti procuratori Ionta, Saviotti e Amelio. Il 22 dicembre 2005 l’indagine italiana si chiude con il rinvio a giudizio per omicidio volontario e tentato omicidio a carico del soldato Mario Lozano, il militare che, dal check point 541 aprì il “fuoco amico” che uccise Calipari. Ma Lozano è irreperibile.

L’8 febbraio 2007  il Giudice per le Indagini Preliminari di Roma Sante Spinaci ha deciso il rinvio a giudizio del marine Usa Mario Luis Lozano, che la sera del 4 marzo 2005 al check point alle porte di Bagdad sparò e uccise il funzionario del Sismi. Secondo la magistratura italiana Nicola Calipari fu ucciso volontariamente, per fermarlo e impedirgli di portare a termine la sua missione. Nell’inchiesta si ipotizzava ”un delitto politico” che ledeva gli interessi di sicurezza dello Stato italiano.

Giustizia sarà fatta? Speriamo. Anche se è difficile dirlo, visto che si ha a che fare con un Paese a cui tutto è permesso, tranne l’essere giudicato da qualcun altro. Questi americani sono troppo impegnati ad esportare democrazia e a salvare il mondo che hanno bisogno di qualcuno che li salvi da loro stessi.

Noi, invece, siamo riusciti ad uccidere l’immortalità, ricacciando Calipari nel dimenticatoio per qualche clandestino di troppo.

Guarda la puntata su la storia siamo noi.