Travaglio docet
23
Mar 10
L’imbarazzo della scelta
Tra poco meno di una settimana si vota per le elezioni regionali. Il fortunato cittadino democrata avrà l’onere e l’onore di esprimere, attraverso l’esercizio del voto – emblema della democrazia e dello stato di diritto, la sua preferenza. Giunte regionali, assessori dalle più varie mansioni e l’intero apparato burocratico saranno al servizio della popolazione, sforzandosi di offrire i servizi migliori e più efficienti al buon cittadino democrata che, proprio per questo, paga le tasse e rispetta la legge. Fino al prossimo turno, tra cinque anni – se tutto va bene.
Senza rendermi conto, in poche righe sono riuscito a sconfinare nella fantascienza. Non accadrà nulla di quanto detto sopra, a partire dal voto e dalla scelta che, di fatto, è una pratica democratica fittizia. Sceglieremo, infatti, non chi più ci aggrada, bensì tra i vari cessi quello più pulito. Mettendo da parte la scandalosa vicenda delle liste del PDL, la nomina dei candidati non è meno vergognosa – a partire da De Luca, nominato dal PD ed appoggiato da Mr. Lealtà e Giustizia Di Pietro. Una esemplare presa per il culo in conformità alle leggi vigenti, una posticcia struttura burocratica e un intricato labirinto di leggi sono ciò che resta della nostra tanto amata democrazia: un modo per metterlo nel culo alla maggioranza, ottenendone il consenso.
Nomi su nomi si accavallano l’uno sull’altro, allungando le liste, sporcando i muri delle città con i loro faccioni satolli, puliti, sbarbati e rilassati; presenze su presenze sui video-schermi a dirci, prometterci, parlarci, chiamarci, convincerci. Sinceramente, più che l’imbarazzo della scelta, io parlerei di scelta imbarazzante.
Buon vuoto a tutti e “Viva la Democrazia”.
16
Mar 10
Indagine di Trani: quando la legge si beffa dell’etica
Con la stessa candida sfacciataggine con cui hanno promulgato leggi a favore del falso in bilancio, cercato di proteggersi senza riguardo alcuno alla parità dei diritti di tutti di fronte alla legge con il Lodo Alfano, avallato l’evasione con il condono fiscale, tirato fuori di galera centinaia di reiteranti delinquenti con i vari condoni carcerari, avvantaggiato la speculazione edilizia e l’abusività con i vari condoni edilizi eccetera eccetera eccetera, oggi, senza macchia e senza vergogna, queste stesse facce di bronzo, ovvero i nostri (maddeché?) rappresentanti al governo, giustificano e legittimano comportamenti assolutamente deprecabili – come controllati e controllori che scambiano amabilmente pareri, informazioni e soprattutto suggerimenti – per il semplice fatto che tali comportamenti non sono penalmente rilevanti. Cioè non punibili dalla leggi che essi stessi hanno scritto e male. Un altro piccolo grande tassello da aggiungere al puzzle della società berlusconiana. Alle prossime regionali: vota Antonio La Trippa!
8
Mar 10
Giorgio Napolitano e l’insostenibile leggerezza della senilità
Si, perché dev’essere di questo che si tratta: senilità. Non riesco a trovare una spiegazione più plausibile alle giustificazioni che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha offerto ai cittadini per motivare l’ennesima concessione sottoforma di firma al Governo Berlusconi. Ha ragione Antonio Tabucchi quando afferma che nessuno obbliga Napolitano a fungere da garante della Costituzione Italiana presso il quirinale e che, a 80 anni suonati, sarebbe meglio che si ritirasse a vita privata.
È grave che per consentire al “principale partito politico” (e chi lo ha detto?) di partecipare alle elezioni regionali, si faccia un decreto ad-hoc all’ultimo minuto sotto minaccia, contravvenendo ad una legge costituzionale che vieta rigorosamente la possibilità di decretare in ambito elettorale. È grave anche che tale decreto, oltre ad essere ingiusto perché accorso in aiuto solo ora a discapito dei partiti distratti del passato, è ingiusto anche perché include alcune liste e non ne salva altre (in base a quale principio di priorità non ci è dato sapere). Ma la cosa più grave in assoluto è l’ennesimo precedente che tale decreto viene a costituire. Il rischio è che l’operazione interpretativa che oggi vorrebbe reintegrare alcune liste escluse da un difetto di forma (consegna delle stesse oltre i tempi prestabiliti) potrebbe essere utilizzata in futuro per questioni ben più delicate, magari decidendo chi può e chi non può partecipare alla prossima tornata elettorale nazionale.
È l’ennesima dimostrazione del modus operandi del partito del fare (come gli pare): le leggi non sono un limite a-priori, ma una giustificazione a-posteriore dei propri atti. Senza dimenticare il fatto che Mussolini esautorò il Parlamento non con le armi, ma a colpi di leggi.
23
Feb 10
Il caso Travaglio: giornalismo tra orgoglio e libertà
Ho voluto aspettare il “botta e risposta” tra Marco Travaglio e Michele Santoro, prima di pubblicare il mio commento al consueto appuntamento del Lunedì di Passaparola.
Per chi non avesse visto la puntata di Annozero dello scorso giovedì, tutto è nato dalla “insolita” reazione di Travaglio ad alcune allusioni e accuse di Porro relative ad una supposta frequentazione del giornalista (sto parlando di Travaglio, ovviamente) di personalità in odor di mafia. Travaglio, sentendosi accusare per l’ennesima volta di questioni a lui estranee, è andato su tutte le furie.
Oltre a coloro che lo conoscono bene (almeno nelle vesti pubbliche), anche Travaglio stesso deve essersi stupefatto dinanzi una sua propria reazione che probabimente non aveva previsto. Così scrive una lettera pubblica a Santoro che a me è parsa una giustificazione assolutamente pertinente del suo comportamento. Giustificazione che cerca le scuse, ma non le offre. E questo, sinceramente, un po’ mi è dispiaciuto.
La risposta di Santoro l’ho letta con estrema attenzione e, a mio avviso, continene insegnamenti molto importanti di un uomo per cui sono molto più importanti i perché che i come. E dalla controrisposta di Travaglio non mi pare si possa evincere che quest’ultimo abbia colto appieno i “messaggi” di Santoro, forse perché troppo concentrato su se stesso e poco sulla “causa” .
Per quanto mi riguarda, personalmente suggerirei a Marco Travaglio di rileggere attentamente la lettera di Santoro, soprattuto la parte in cui dice
“Cavalieri senza macchia e senza paura che vogliono segnare a tutti i costi una differenza dal resto del mondo, che mettono la loro purezza e il senso dell’onore prima della libertà: la legge e le regole prima della libertà, la verità prima della libertà. Mentre leggi e sentenze sono solo lo strumento essenziale per l’ordinato funzionamento della società”.
Caro Marco, il pubblico crede non solo in ciò che può ma anche – e soprattutto – in ciò che vuole. Ad un attacco personale, rispondi dicendo che non è il tema in questione e che per eventuali chiarimenti ti sei già aspresso a riguardo. Poi, chi avrà orecchi per intendere intenderà.
15
Feb 10
Rotoleranno teste? Sono aperte le scommesse
La “catena dei favori” – non quella virtuosa e a fin di bene del famoso film – che caratterizza il tessuto sociale italiano ha tanti pregi e qualche difetto. Il più grosso è proprio quello di essere una catena: rotta una maglia, tutti gli altri anelli si incrinano e il giocattolo si sfascia.
Almeno, questo è ciò che si sperò accadesse ai tempi di Manipulite nel lontano ’92. Ad oggi, possiamo dire senza il timore di azzardare ipotesi fantasiose, che la catena che tutti speravano si rompesse in realtà resistette più di quanto ci si aspettasse (per vari, varissimi motivi) e, abbandonate le maglie ormai inutilizzabili, ne acquisì di nuove, fino ad allungarsi a noi, ai nostri giorni. Da qualche annetto a questa parte, infatti, questa catena è riemersa con qualche maglia qui e lì in separate “congetture giudiziarie” dei soliti magistrati antropologicamente diversi; maglie che sembravano non avere nulla a che vedere l’una con l’altra ma che erano invece parte della medesima e lunghissima catena che dai favori è passata ai ricatti.
La faccenda di Bertolaso, degli appalti, dei conflitti di interessi, della Protezione Civile SpA e delle leggine ad-hoc (segreti di Stato, ristretto accesso alle informazioni, diritto di priorità) ha fatto emergere del gran marcio di cui fino ad ora se ne poteva sentire solo la puzza. Scoppierà il tappo indicato da Mieli ad Annozero? Rotoleranno teste? Le scommesse sono aperte.
8
Feb 10
Caro Marco, mi hai deluso
Mi hai deluso perché per trentanove minuti e venti secondi hai parlato delle ultime dichiarazioni di Ciancimino, hai ricostruito per l’ennesima volta il percorso che lega la mafia alla politica nelle persone di Dell’Utri e Berlusconi, hai riassunto ancora una volta la vita processuale del Presidente del Consiglio passo dopo passo, hai fatto i tuoi conti e tirto le tue somme – giustissime, per carità! – rispetto alla situazione della magistratura ed al ricatto a cui viene ripetutamente sottomessa dagli organi legislativi del nostro Paese.
Ma non hai speso una solo parola per la vicenda Di Pietro – De Luca. Non un solo commento sull’eclatante fallimento dell’unico partito che sembrava riuscire a farci sperare. Non un battito di ciglia sul boato che questo enorme fracasso dell’IDV ha provocato con le sue recenti “scelte politiche” (o scelte obbligate?). Leggendo i tuoi articoli, mi è sembrato che tu stia ancora in un limbo decisionale, come se dovessi ancora capire bene quello che è successo. O, forse, stai solo cercando ancora le parole giuste per dirlo. Spero che tu riesca a fartene una idea – mentre io cerco di farmene una ragione – da farmi ascoltare o leggere la prossima settimana.






















