Tra poco meno di una settimana si vota per le elezioni regionali. Il fortunato cittadino democrata avrà l’onere e l’onore di esprimere, attraverso l’esercizio del voto – emblema della democrazia e dello stato di diritto, la sua preferenza. Giunte regionali, assessori dalle più varie mansioni e l’intero apparato burocratico saranno al servizio della popolazione, sforzandosi di offrire i servizi migliori e più efficienti al buon cittadino democrata che, proprio per questo, paga le tasse e rispetta la legge. Fino al prossimo turno, tra cinque anni – se tutto va bene.
Senza rendermi conto, in poche righe sono riuscito a sconfinare nella fantascienza. Non accadrà nulla di quanto detto sopra, a partire dal voto e dalla scelta che, di fatto, è una pratica democratica fittizia. Sceglieremo, infatti, non chi più ci aggrada, bensì tra i vari cessi quello più pulito. Mettendo da parte la scandalosa vicenda delle liste del PDL, la nomina dei candidati non è meno vergognosa – a partire da De Luca, nominato dal PD ed appoggiato da Mr. Lealtà e Giustizia Di Pietro. Una esemplare presa per il culo in conformità alle leggi vigenti, una posticcia struttura burocratica e un intricato labirinto di leggi sono ciò che resta della nostra tanto amata democrazia: un modo per metterlo nel culo alla maggioranza, ottenendone il consenso.
Nomi su nomi si accavallano l’uno sull’altro, allungando le liste, sporcando i muri delle città con i loro faccioni satolli, puliti, sbarbati e rilassati; presenze su presenze sui video-schermi a dirci, prometterci, parlarci, chiamarci, convincerci. Sinceramente, più che l’imbarazzo della scelta, io parlerei di scelta imbarazzante.
Buon vuoto a tutti e “Viva la Democrazia”.
Con la stessa candida sfacciataggine con cui hanno promulgato leggi a favore del falso in bilancio, cercato di proteggersi senza riguardo alcuno alla parità dei diritti di tutti di fronte alla legge con il Lodo Alfano, avallato l’evasione con il condono fiscale, tirato fuori di galera centinaia di reiteranti delinquenti con i vari condoni carcerari, avvantaggiato la speculazione edilizia e l’abusività con i vari condoni edilizi eccetera eccetera eccetera, oggi, senza macchia e senza vergogna, queste stesse facce di bronzo, ovvero i nostri (maddeché?) rappresentanti al governo, giustificano e legittimano comportamenti assolutamente deprecabili – come controllati e controllori che scambiano amabilmente pareri, informazioni e soprattutto suggerimenti – per il semplice fatto che tali comportamenti non sono penalmente rilevanti. Cioè non punibili dalla leggi che essi stessi hanno scritto e male. Un altro piccolo grande tassello da aggiungere al puzzle della società berlusconiana. Alle prossime regionali: vota Antonio La Trippa!
Si, perché dev’essere di questo che si tratta: senilità. Non riesco a trovare una spiegazione più plausibile alle giustificazioni che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha offerto ai cittadini per motivare l’ennesima concessione sottoforma di firma al Governo Berlusconi. Ha ragione Antonio Tabucchi quando afferma che nessuno obbliga Napolitano a fungere da garante della Costituzione Italiana presso il quirinale e che, a 80 anni suonati, sarebbe meglio che si ritirasse a vita privata.
È grave che per consentire al “principale partito politico” (e chi lo ha detto?) di partecipare alle elezioni regionali, si faccia un decreto ad-hoc all’ultimo minuto sotto minaccia, contravvenendo ad una legge costituzionale che vieta rigorosamente la possibilità di decretare in ambito elettorale. È grave anche che tale decreto, oltre ad essere ingiusto perché accorso in aiuto solo ora a discapito dei partiti distratti del passato, è ingiusto anche perché include alcune liste e non ne salva altre (in base a quale principio di priorità non ci è dato sapere). Ma la cosa più grave in assoluto è l’ennesimo precedente che tale decreto viene a costituire. Il rischio è che l’operazione interpretativa che oggi vorrebbe reintegrare alcune liste escluse da un difetto di forma (consegna delle stesse oltre i tempi prestabiliti) potrebbe essere utilizzata in futuro per questioni ben più delicate, magari decidendo chi può e chi non può partecipare alla prossima tornata elettorale nazionale.
È l’ennesima dimostrazione del modus operandi del partito del fare (come gli pare): le leggi non sono un limite a-priori, ma una giustificazione a-posteriore dei propri atti. Senza dimenticare il fatto che Mussolini esautorò il Parlamento non con le armi, ma a colpi di leggi.