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Ossicodone: la droga del futuro, il futuro delle droghe

L’Ossicocodone è un farmaco sviluppato per alleviare il dolore dei malati terminali di tumore ma è diventato oggetto di un crescente traffico illecito di prescrizioni mediche. Accade in Florida, dove le prescrizioni non sono regolamentate, diventando una specie di “Colombia” dove gli analgesici sono somministrati a chiunque ne faccia richiesta, solo che a “spacciare” i prodotti farmaceutici non c’è il narcos colombiano, bensì i centri  specializzati nel trattamento del dolore, studi medici che prescrivono medicinali in abbondanza “non sono medici, sono spacciatori legalizzati” precisa uno sceriffo davanti le nostre telecamere. L’Ossicodone, ovvero un’oppioide semi sintetico derivato dalla tebaina, in Florida viene prescritto cinque volte in più della media nazionale. Un invasione di pillole che ha dato seguito ad una coda di decessi per intossicazione da Ossicodone. Il 75% dei decessi per droga in Florida è dovuto dall’abuso di farmaci, e questo perché è possibile acquistare una ricetta medica. Le ricette killer in Florida uccidono 11 persone al giorno.

Le pasticche dovrebbero lenire il dolore fisico, ma non esiste solo quel dolore, Tod è diventato dipendente da Ossicodone insieme a sua moglie, “una mattina però lei non si è più svegliata – mentre ci sta parlando Tod inala nei polmoni una boccata di Ossicodone ricavata squagliando con un accendino una pasticca su della carta stagnola- Mi manca, sto male.”

Sfruttando una larga maglia apertasi nelle normative USA sulle prescrizioni mediche di farmaci per le terapie del dolore, il circuito di vendite e prescrizioni di farmaci in Florida attira sempre più gruppi di persone che vanno a caccia di una dose dell’analgesico oppiode. Sono un silenzioso ed autodistruttivo esercito di tossicodipendenti che, da tutto il Paese, con ogni mezzo, marcia verso il sud dell’America a caccia di pillole.

E in Italia? usati per delle reali esigenze farmaceutiche, gli antidolorifici  oppiacei vengono assunti sempre di più al posto degli stupefacenti classici come cannabis o cocaina.  Non malati terminali quindi, ma in ultima istanza sarebbero giovani ragazzi gli utenti finali di tali pillole che vengono usate per lo sballo del sabato sera, con tutti i rischi che potete ben immaginare.

Quindi anche in Italia ci sarebbe un’abuso di farmaci oppiacei?

“Secondo me sì, -afferma la dottoressa Dondi, che insieme alla Dottoressa Mazza hanno fatto una scoperta sconcertante- Dall’analisi di circa 400 ciocche di capelli provenienti da giovani di tutta Italia, spesso inviate al laboratorio da genitori preoccupati, è emerso casualmente, dall’esame di routine sugli oppiacei, che  in alcuni campioni di capelli c’erano alcuni valori fuori dalla norma che ci avevano insospettito. E’ emersa la presenza di farmaci a base di potenti analgesici oppiacei.

Inoltre, nell’ultima relazione della Direzione antidroga della Polizia italiana, viene fatto riferimento alla forte possibilità che anche in Italia si stia diffondendo la cosiddetta “cheese heroin”, una miscela di eroina caramellata messicana e di antidolorifici da banco che sono vietati in Italia, ma che possono essere acquistati con estrema facilità tramite Internet.”

Decidiamo di verificare di persona se sia davvero così facile acquistare da internet uno di questi farmaci. Dopo una veloce ricerca su Google troviamo in poco tempo un sito americano adibito alla vendita di farmaci online, si può comprare di tutto, anche il Viagra. Dopo una rapida registrazione, riusciamo ad acquistare un farmaco “proibito”. Quasi non ci crediamo: in pochi click, senza una prescrizione medica e per pochi soldi siamo diventati possessori di una confezione di un potente farmaco oppiaceo contenente poco meno di un centinaio di pasticche per la modica cifra di 180 euro. Dopo un paio di settimane ci viene recapitato un pacco anonimo proveniente dal Pakistan con il nostro farmaco. Il prodotto si presenta senza foglio illustrativo e senza informazioni sul composto chimico del farmaco. In pratica chi compra questi prodotti su internet non ha la minima garanzia su quello che sta ingerendo.

“Non solo, su internet oltre che acquistare facilmente questi antidolorifici che dovrebbero essere usati per curare il dolore in patologie croniche od oncologiche, nei forum i giovani si scambiano informazioni con tanto di testimonianze sul cosiddetto effetto “sballo” con tutti i consigli utili per l’acquisto”. A rivelarci queste cose è la Senatrice del PDL Laura Bianconi che su questo fenomeno ha anche preparato un’interrogazione parlamentare: “vogliamo sapere se il Governo intenda promuovere o abbia già avviato un’inchiesta per verificare se l’uso di antidolorifici oppiacei stia prendendo piede in Italia soprattutto tra i giovani che acquistano questi farmaci sul web”.

Saranno forse queste le droghe del futuro? Dagli Stati Uniti all’Italia il traffico senza controllo dei farmaci analgesici sta aprendo un nuovo scenario su una nuova generazione di tossicodipendenti che attraverso  internet oppure a causa dell’assenza di una qualsiasi attività di monitoraggio delle ricette mediche, riesce a procurarsi farmaci potenzialmente letali riuscendo ad aggirare l’ostacolo nell’anonimato e a basso costo, annunciando nei prossimi anni grandi rivoluzioni sia nel traffico della droga che nella sanità.

(da Vanguard.current.com)

Le Tigri del Tamil: il terrorismo e le sue ragioni

Lo Sri Lanka ha di recente vinto la sua lotta al terrorismo, una vittoria contro uno dei gruppi più pericolosi e temibili. “Vuoi sapere quali sono secondo me le tre più grandi organizzazioni terroristiche al mondo? C’è Al Qaeda, i terroristi Hezbollah e le Tigri Tamil.” Rohan Gunaratna dell’ Intenational Center for political Violence and Terrorism Reasearch non ha dubbi  “le Tigri Tamil sono state una delle più letali organizzazioni terroristiche, “Non c’è nessuno al mondo che abbia compiuto più attacchi suicidi.”

L’LTTE era un gruppo organizzato, disciplinato e tecnologicamente avanzato che poteva contare addirittura su un proprio esercito, conducendo una sanguinosa campagna secessionista contro il Governo singalese le Tigri volevano creare uno Stato sovrano socialista Tamil nel nord est del Paese ma dopo 25 anni di terrore, con la morte del fondatore del gruppo Velupillai Prabhakaran avvenuta il 18 maggio 2009 per mano dei militari cingalesi, il Ministero della Difesa del Governo dello Sri Lanka ha fatto sapere in una nota che l’isola è “completamente sotto controllo dell’esercito regolare per la prima volta da 25 anni”. le Tigri sono state sconfitte per sempre.
Molti la considerano una vittoria storica sul terrorismo, ma a che prezzo?

“Adesso che il conflitto è finito possiamo contare circa cento mila morti” dice Enrico Piovesana di PeaceReporter, “il risultato di un’altra guerra motivata da un odio etnico” conclude. Ma nonostante la guerra civile sia finita l’odio tra la maggioranza singalese che occupa la zona Centrale e Sud del Paese e la minoranza Tamil che occupa la zona Nord-Est vive ancora. A Colombo, nella capitale dello Sri Lanka, essere un Tamil vuol dire automaticamente essere sospettati di essere un terrorista, il Governo singalese fotografa le persone che osano inscenare delle proteste e le fa sparire, la stessa sorte tocca anche ai giornalisti singalesi che provano a denunciarne questi fatti, il Governo, detto in altre parole, non tollera i Tamil, “esattamente come nel 1983″ dice Enrico Piovesana “quando in rappresaglia a violenze e stupri commessi dall’esercito contro i civili tamil nel nord del Paese, il nascente gruppo delle Tigri per la liberazione della patria tamil (LTTE) uccide tredici soldati singalesi in un’imboscata. L’episodio scatena la reazione, non propriamente spontanea, di folle inferocite di singalesi che nei giorni successivi assaltarono i ghetti Tamil della capitale, bruciando e saccheggiando le loro case e massacrando uomini, donne, bambini e anziani tamil. Tutto sotto gli occhi di esercito e polizia, che non intervennero e spesso parteciparono alla carneficina, che proseguì fino al 30 luglio, estendendosi anche alle città tamil della costa orientale. Il bilancio finale fu di almeno tremila tamil uccisi e centocinquantamila costretti a fuggire al nord.”

Da allora sono passati 25 anni di guerra e le Tigri come si è detto si sono arrese. Un successo da parte del Governo che forse si può spiegare solo guardando cosa è successo il 12 Marzo 2009 quando un attacco suicida ad opera di un membro dell’LTTE fa strage di 12 persone al centro di Colombo.

Il prezzo della guerra lo si vede anche con la grave questione della sorte di circa 330mila innocenti civili tamil detenuti nei campi di prigionia che il Governo singalese chiama “campi profughi”, campi dove è impossibile entrare per documentare cosa stia accadendo. “In questi lager –ci spiega Piovesana- ai quali Onu e Croce Rossa non hanno libero accesso, si stanno consumando abusi e crimini di ogni genere. L’Onu ha denunciato la sparizione di oltre 13 mila persone. Il Governo ha dichiarato di aver individuato e arrestato 10 mila “terroristi” tra il profughi. Nessuno può uscire da questi campi: chi prova a sgattaiolare fuori anche solo per procacciarsi cibo o legna da ardere viene preso a fucilate dai soldati”.

Oggi, tutte le associazioni internazionali ribadiscono che sono sempre più preoccupanti le condizioni dei rifugiati dello Sri Lanka. Il governo è sempre meno propenso a fornire finanziamenti per la minoranza relegata nei campi profughi.

Thanushan Kugathasan è un ragazzo Tamil nato e cresciuto nel nostro Paese: “In Italia vivono circa 8mila Tamil, fuggiti dalle persecuzioni razziali del governo dello Sri Lanka”. Thanushan nonostante non abbia mia visto il suo Paese ha comunque sposato la causa del suo popolo fondando l’associazione Giovani Tamil. Il loro scopo è far conoscere agli italiani quello che sta accadendo nello Sri Lanka :” C’è stata una guerra dove sono morte decine di migliaia di persone e un cittadino italiano non sa nemmeno cosa è successo, probabilmente non sa nemmeno dove si trovi lo Sri Lanka.”

Oggi il popolo Tamil è un popolo sparso per il mondo, senza Stato. Le sorti del suo futuro dipendono solo la volontà di questi esiliati di coalizzarsi, di fare informazione, portando all’attenzione della comunità internazionale le loro storie, solo così potranno dare un sostegno significativo ai loro familiari rimasti nello Sri Lanka, uomini, donne e bambini di una guerra da tutti dimenticata.

(da Vanguard.current.com)

Loretta Napoleoni: crisi economica, criminalità organizzata e politiche economiche (Arcoiris TV)

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In occasione del Festival di Internazionale tenutosi il 4 Ottobre a Ferrara, Loretta Napoleoni parla, in una intervista rilasciata ad Arcoiris TV, della politica e delle azioni dei governi occidentali davanti alla crisi economica e l’inefficacia dei numerosi summit internazionali; dei sistemi criminali che, di fronte alla reticenza delle banche a effettuare prestiti alle piccole e medi imprese, si avvantaggiano della crisi facendo iniezioni di liquidità che consente loro di riciclare il denaro; della Cina che si sta configurando come la nuova superpotenza che probabilmente è destinata nel prossimo decennio a sorpassare gli USA, cosa non necessariamente negativa e che potrebbe rappresentare un’alternativa ed un nuovo modello a cui ispirarsi, anche se rimane necessario reimpostare una serie di cose; degli sconvogimenti climatici e la necessità di energie alternative da legare al nostro modello economico.

Zero: inchiesta tutta italiana sull’11 Settembre

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ZERO è un film documentario che rompe il muro del silenzio, un’inchiesta giornalistica rigorosa, costruita con interviste girate in tutto il mondo a testimoni oculari, sopravvissuti, responsabili delle indagini, esperti, tecnici, scienziati, familiari delle vittime, giornalisti.

Tre narratori d’eccezione, Dario Fo, Lella Costa e Moni Ovadia, accompagnano lo spettatore nel viaggio attraverso le menzogne della versione ufficiale.

Immagini di repertorio inedite ed esclusive, documenti ufficiali, ricostruzioni in computer grafica, permettono allo spettatore di riconsiderare i fatti da punti di vista diversi e riuscire a guardare di nuovo, in maniera critica, le immagini dell’11 settembre 2001.


– Perché le Torri Gemelle e l’edificio 7 del World Trade Center, mai colpito da un aereo, sono crollati a velocità di caduta libera?

– Che cosa è accaduto al Pentagono? Se un aereo lo ha colpito, dove sono i resti di quell’aereo? E come avrebbe fatto un Boeing dirottato a penetrare lo spazio aereo più protetto del mondo senza incontrare alcuna resistenza, proprio nel mezzo di quello che era ormai universalmente riconosciuto come un attacco terroristico?

– Com’è possibile che la difesa aerea più potente del mondo l’11 settembre non abbia intercettato nessuno dei quattro aerei dirottati? Com’è possibile che nessun responsabile di questo disastro sia stato punito o rimosso?

– Chi sono e come hanno agito i dirottatori? Come sono entrati negli Stati Uniti?

– Cos’è realmente al Qaeda e quali legami aveva con i servizi statunitensi l’11 settembre 2001?

– Perché le indagini precedenti all’11 settembre sono state ostacolate dai vertici del Fbi e perché le indagini successive alle stragi si sono concluse in brevissimo tempo?


A sei anni dall’evento che ha cambiato volto al mondo, queste domande rimagono ancora senza risposta.

A nulla è servita una Commissione ufficiale d’inchiesta. I suoi lavori sono stati contestati da molti: esperti dei servizi segreti, scienziati, parenti delle vittime.

Molti testimoni non sono stati nemmeno ascoltati, molte prove sono state ignorate. Il rapporto finale sorvola su molte, moltissime questioni chiave.

Per usare le parole di Robert McIlvaine, padre di una delle vittime delle Torri Gemelle, “la Commissione sull’11 settembre non è stata un’investigazione, ma un’esposizione”. Una mera esposizione di quella che ormai è conosciuta come “la versione ufficiale”, una versione monolitica e indiscutibile.

Secondo questa versione, la tragedia è stata il risultato di un’operazione condotta con successo da diciannove dilettanti di origine araba, comandati da un uomo che vive in una caverna afgana. Secondo questa versione diciannove dilettanti, armati di temperini, e con scarsissima esperienza di volo, avrebbero sequestrato quattro aerei di linea, li avrebbero diretti con estrema perizia contro i loro obiettivi senza l’ausilio della torre di controllo e passando inosservati attavero le maglie di uno dei migliori sistemi di difesa che la storia abbia mai visto. Secondo questa versione quattro piloti improvvisati, con alle spalle pochissime ore di volo e qualche ora di simulatore, sarebbero riusciti a colpire il 75% dei loro obiettivi con una precisione che nemmeno i più bravi piloti statunitensi sarebbero in grado di riprodurre.

Albert Einstein diceva: “È difficile conoscere la verità, ma a volte è molto semplice riconoscere una menzogna”.

A distanza di sei anni anni, se escludiamo un paio di passaporti bruciacchiati sorprendentemente sopravvissuti agli incendi delle Twin Towers e del volo 93, non esistono ancora prove di come si siano svolti veramente i fatti, non si ha alcuna idea di chi abbia veramente ideato gli attentati.

Tutto il mondo sa che a progettare gli attacchi è stato Osama Bin Laden.

Ebbene, a tutt’oggi, sul sito dell’FBI, Bin Laden è accusato degli sttentati del 1998, ma non dell’11 settembre.

E quando è stato chiesto all’FBI per quale ragione sul loro sito non abbiano accusato Bin Laden per l’11 settembre, la risposta è stata: “perché non abbiamo prove”.

In questi anni, molte domande sono emerse, troppi buchi neri senza una risposta. Domande che l’informazione ufficiale non ha il coraggio di affrontare.

ll più famoso anchorman statunitense, Dan Rather, ha dichiarato alla BBC NewsNight: “Non abbiamo indagato per paura di essere linciati”.

La nostra indagine sull’11 settembre è dunque ripartita da ZERO per ricostruire i fatti.

Non possiamo sapere tutta la verità su quanto è accaduto l’11 settembre, ma sappiamo cosa non è accaduto. Sappiamo che ci hanno mentito su molte cose, forse su tutto. Sulla base di queste menzogne, sono state scatenate due guerre, decine di migliaia di persone sono state uccise. Per questo, continueremo a sollevare dubbi, a porre domande.

Come cittadini di un mondo che l’11 settembre ha mutato per sempre, noi chiediamo, vogliamo, pretendiamo la verità.


“11 settembre, rompere il muro del silenzio”.

Firma l’appello


Narco War: Inchiesta sulla guerra dei cartelli del narcotraffico ai confini del Sud America


La città messicana di Ciudad Juarez, al confine con gli Stati Uniti, è conosciuta come la città più pericolosa al mondo. I cartelli messicani sono diventati i più potenti narcotrafficanti del continente americano e rischiano di fare del Paese un Narco-Stato. Il Governo messicano sta svolgendo una lotta spietata alle organizzazioni criminali che dal 2001 al 2007 hanno provocato più di 12 mila morti in una guerra che non risparmia nessuno: poliziotti, giornalisti, funzionari e uomini di chiesa.

Il Governo di Claderòn è dovuto ricorrere spesso all’esercito per colpire i trafficanti, ma non è ancora riuscito a scalfirne il potere e il controllo territoriale.
Oggi attraverso il Messico passano ogni anno il 70% della cocaina ed il 50% della marijuana distribuite negli Usa. Cifre da capogiro. Anche Obama ha riconosciuto che gli Stati Uniti devono sentirsi coinvolti proponendo un coordinamento e un lavoro comune.
Il narcotraffico messicano non era tra le maggiori priorità di Obama rispetto alla crisi economica e le guerre in Iraq e Afghanistan. Ma pressioni da parte del Congresso e analisi d’intelligence hanno spinto Washington a riconsiderare il fenomeno.
Se la droga arriva dal sud, infatti, è da nord che giungono le armi. Il doppio canale di traffico permette ai cartelli della cocaina di sviluppare affari in relativa tranquillità e di estendere il loro influsso anche nel territorio statunitense di confine.

La nuova politica della lotta al narco traffico si gioca sulla frontiera che unisce e separa i due Paesi. Ma non è facile, i cartelli trovano comunque il modo di passare il confine, e a Juarez, si continua a morire. Nel 2008 in Messico le vittime legate a guerre di droga risultano 7.200.

Davanti a questo fenomeno è lecito chiedersi se sia veramente possibile debellare il fenomeno del traffico di droga. Secondo Luca Rastello, giornalista e scrittore del romanzo-inchiesta sul mondo del narcotraffico “Io sono mercato” (edizioni Chiarelettere, 2009), combattere il fenomeno del narcotraffico è praticamente impossibile :”un Paese come gli Stati Uniti è tenuto in piedi anche dal denaro proveniente dal traffico di cocaina, una cifra senza la quale il tracollo dell’intero sistema bancario locale sarebbe inevitabile con conseguenze e ripercussioni su scala mondiale.” Infatti secondo il Rapporto del 1999 del Centro di investigazione e sicurezza
nazionale USA se il narcotraffico venisse debellato l’economia degli Stati Uniti subirebbe perdite tra il 19% e il 22% mentre quella messicana vedrebbe un crollo del 63%.

Negli ultimi anni oltre ad essere diventato più violento, il mondo del narcotraffico è anche notevolmente cambiato, lo spiega molto bene Luca Rastello nel suo libro e ce ne da anche conferma un ex narcotrafficante chiamato “El Viejo” davanti alle nostre telecamere che ci spiega la rivoluzione “dei sistemisti” di cui ha fatto parte:”Il trasporto è sempre la cosa più importante, ed il trasporto si basa sui sistemi. Il sistema è molto semplice: o corrompi tutti, dal primo all’ultimo come faceva Pablo Escobar, oppure fai quello che facevamo noi: il buio, vale a dire la possibilità di infiltrare la cocaina dentro i trasporti effettuati in modo lecito, sotto marchi e nei container di ditte così importanti da essere insospettabili.Tutto questo naturalmente avviene all’oscuro delle ditte che vengono infiltrate. Un trasporto pulito, regolare, mentre quegli altri non sanno niente. Ho importato cocaina a nome delle più grandi ditte del mondo, senza che nessuno potesse sospettare, io sono stato il migliore a farlo.”

“Questo è – ci spiega Luca Rastello- analogo a quello che hanno fatto aziende di altri settori, utilizzando lavoro meno costoso, lontano dalle zone di produzione e appaltando i servizi per lo più all’esterno invece di gestirli in proprio. L’industria della droga vive di un mito: quello di incarnare in maniera perfetta la logica del tardo capitalismo liberista.”

Secondo i dati forniti dalla Direzione Centrale per i Servizi Antidroga nel 2008 in Italia sia le operazioni (+3,83%) che le denunce (-0,28%) che riguardano la cocaina hanno mantenuto il segno positivo la prima e un lievissimo decremento il secondo, in presenza di un incremento dei sequestri (+4,66%). Nel complesso, le operazioni rivolte al contrasto della cocaina sono state 7.373 e le denunce 13.143, mentre i sequestri sono stati di kg. 4.111,994. Delle 13.143 persone denunciate per cocaina, 1.198 (9,11%) erano donne e 183 (1,39%) minori.

Prima di lasciare andare via “El Viejo” gli chiediamo come vede il futuro del mercato della cocaina: “Penso che i tempi siano cambiati, ormai la coca ritorna ad essere un valore per gli indios andini che possono respirare e lavorare in determinate altezze, e come descrivono i libri di fantascienza, in cui io credo molto, ci saranno droghe sempre più sintetiche, sempre più potenti sempre a minor costo”.

(da Vanguard.current.com)

TV Nazista: Ci sono cose che cambiano ed altre che non cambiano mai.

Dal sito Voglioscendere.it

Trovo – nel bellissimo libro di Enrico Deaglio “Patria 1978-2008” (Il Saggiatore, pp. 939, 22 euro) – questo documento che venne recuperato dall’esercito sovietico nel bunker di Hitler. Il documento riguarda un progetto che un gruppo di scienziati tedeschi stava perfezionando e che era stato presentato a Hitler: la televisione.

“Lo scienziato Walter Burch prevedeva l’installazione di un cavo a banda larga tra Berlino e Norimberga per la trasmissione di programmi video su megaschermi nelle piazze e nelle lavanderie, con il nome di “trasmettitori e ricevitori per il popolo”. Il programma aveva ricevuto una approvazione formale dal ministro della Propaganda Gobbels ed era stato immaginato anche un palinsesto. Notiziari, programmi di istruzione sportiva e fisica e un serial sulla vita di una famiglia ariana dal titolo “Una sera da Hans e Gelli”. Marito e moglie, lui lavoratore e convinto nazista, lei casalinga e devota al Fuhrer.

Erano previste anche riprese in diretta di esecuzioni capitali di nemici del regime. Il programma venne fermato per motivi di budget alla vigilia della guerra”.


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Il documento nazista, rimasto inedito per più di mezzo secolo,viene pubblicato per la prima volta nell’ottobre del 2008 da alcuni giornali inglesi. Decisamente troppo tardi per indurci ad avere paura della scatola magica che ha accerchiato le nostre vite, ma sempre in tempo per confermare le nostre cautele.