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Tutte le cose, anche le più bizzarre ed oscure, hanno un perchè. Nascono per uno o più motivi ben precisi, anche quando sembra non ve ne sia alcuno, nel qual caso è molto probabile che il motivo non lo si veda perchè non lo si conosce. Detto ciò, la domanda è: dove vogliono andare a parare con la tanto attesa commemorazione bipartisan del decennale della morte di Craxi? Se la domanda nasce spontanea, la risposta bisogna forzarla un po’. La targa che dedicherà un luogo ancora non meglio precisato della città di Milano a Craxi può avere molteplici valori, soprattutto simbolici.

Potrebbe rappresentare l’effigie d’orata a sugello di una nuova era culturale italiana che, se fino a ieri apparteneva al (mal)costume, da domani rischia di far parte della morale: sto parlando del favoritismo, del baronismo, dell’inciucio, della corruzione. Una standardizzazione di un’attitudine che fino a 15 anni fa si riusciva ancora a punire per legge, e che un passo alla volta si sta trasformando in regola da rispettare.

Letizia Moratti, il sindaco della città in questione, ha detto che la commemorazione di Craxi serve a portare unità. Parole, a mio avviso, più che preoccupanti, vista la già evidente vicinanza delle parti politiche. Probabilmente il sindaco auspica una specie di siamismo politico.

Oppure potrebbe simbolicamente rappresentare un favore, una raffinata gentilezza più che ad una parte politica, a personaggi (della politica e non) che con i tempi che corrono le previsioni indicano come potenzialmente pericolosi (per alcuni, si intende). Ricordiamoci che si è passati dalla demonizzazione di Craxi, scansato dal Nostro come la peste, alla sua idolatria qualche anno più tardi: il “grande statista” era già morto da un pezzo quando su Canale 5 passò il suo scandaloso documentario a cui mancavano alcuni pezzi (quelli più importanti, ovvio). Fino a giungere ai giorni nostri, dove gli si vuole dedicare una via di Milano.

Chissà, forse tutto quanto sarà anche dovuto al fatto che in questo Paese anche i morti potrebbero avere qualcosa da dire.