Cuba: tutto quello che non va.


Fidel Castro è sopravvissuto a nove Presidenti americani e nonostante i segnali di disgelo che si registrano a tutti i livelli tra Cuba e l’amministrazione di Obama, a Washington hanno comunque deciso di prolungare di un altro anno l’embargo verso l’Isola, un isolamento che dura ormai da 47 anni. Un tempo dove il volto del Paese non sembra essere
cambiato, ma in realtà, aldilà di ogni apparenza promossa dalle cartoline postali, o dalle rassicuranti immagini che divulga il Governo per promuovere il turismo, sotto la pelle di Cuba, tutto si muove.

Oggi la popolazione cubana vive in uno stato di povertà inquietante: lo stipendio medio è di 17 dollari al mese, la capitale, l’Avana, cade a pezzi, trovare di che mangiare nella città è sempre più difficile, i giovani provano rassegnazione, paura e rabbia per le potenzialità inespresse di un Paese che nonostante tutto sentono di amare ,“no es facil” rispondono tutti quando proviamo a chiedergli cosa significhi vivere nell’Isla.

Non è tutto. Quando il 24 febbraio dello scorso anno Raul Castro si insediò come capo del governo, aveva assicurato che avrebbe rimosso “l’eccesso di proibizioni e regolamentazioni”. Oggi però Reporters senza frontiere pone Cuba all’ultimo posto dei Paesi dove è possibile esprimersi e accedere liberamente alla rete, seguita da Tunisia , Cina e Iran, ma i cubani a quanto pare non vogliono più stare a guardare. Una buona fetta delle persone che abbiamo intervistato afferma di non essere più disposta a credere al mito dell’efficienza castrista. Reinaldo Escobar è un giornalista e blogger dell’Avana che affronta temi prevalentemente politici. A proposito dell’avvicinamento tra Obama e Raúl afferma che “gli unici interlocutori validi del governo cubano sono gli oppositori, sia dentro che fuori
dall’isola”. Ma chi sono oggi gli oppositori di Cuba?

Per coloro che non sono già in carcere, è quasi impossibile esercitare la professione di giornalista a Cuba. Lo Stato ha il monopolio in materia di informazione, stampa e distribuzione. Tuttavia la stampa indipendente cubana
oggi fa leva su una nuova generazione di giornalisti, spronata dalla società civile che è sempre più attiva a Cuba e che ha preso ad operare dai siti ai blog, come ad esempio la famosa blogger Yoani Sánchez, una giovane cubana
che a soli 32 anni è entrata nella classifica delle 100 persone più influenti del mondo secondo Time e accusata da Castro di minare le fondamenta della rivoluzione. I blogger che scrivono da Cuba sono pubblicati su server stranieri, i loro autori spediscono testi all’estero che vengono pubblicati da corrispondenti, e, nel caso di Yoani Sànchez, anche tradotti in varie lingue poiché oscurati in patria. Per questi dissidenti oggi la rivoluzione cubana è prima di tutto una
rivoluzione virtuale, sempre più cittadini si aprono, con fatica e con prepotenza, nuovi spazi per analizzare e criticare liberamente il sistema
politico del Paese e correndo il rischio di essere puniti dal Governo, “ci sono diversi tipi di punizioni”, ci racconta Yoani Sanchez, “nel mio caso il castigo consiste nel divieto di uscire da questa isola, da quando gestisco il mio blog ogni volta che ho chiesto il permesso mi è stato negato. Conosco altri blogger che non se la passano bene perché i loro familiari e amici hanno ricevuto avvertimenti dalla polizia”.

Nell’agosto di quest’anno si sono riuniti per la prima volta a Palma de Maiorca i blogger cubani che vivono fuori dall’isola l’incontro ha la finalità di trovare dei mezzi per denunciare la censura nel loro Paese.
L’evento è stato organizzato e voluto da Aguaya, 32 anni come Yoani, passati per la maggior parte nell’isola. Oggi vive a Berlino dove si è sposata e ha due bambini, da diversi anni sul suo blog scrive su Cuba, sui problemi del suo Paese, una cosa semplice da fare dalla Germania ma impossibile da fare a Cuba :“Viviamo all’estero da anni e tuttavia abbiamo paura, ci sono varie forme di paura, la mia paura non è che mi possa accadere qualcosa fisicamente, la mia paura è che non mi facciano entrare a più Cuba. Questa mia intervista può essere interpretata in un modo negativo. Ci sono molte persone che sono state separate dalle loro famiglie o incarcerata e questi sono fatti.”

Ma nonostante tutti i rischi, questi nuovi rivoluzionari non vogliono fermarsi, sono loro i nuovi oppositori del Governo Cubano, la loro rivoluzione corre sul filo della rete, per scuotere il loro Paese attirano su di sé l’attenzione della comunità internazionale, ed infatti è da Palma di Maiorca, al primo incontro di blogger cubani, che Yoani diffonde questo annuncio in un videomessaggio: “Da un anno a questa parte sto cercando di far capire alla comunità internazionale e a chi mi legge dall’estero che il fenomeno non è Yoani Sanchez, il fenomeno è rappresentato da alcune persone che a Cuba hanno preso possesso dell’informazione e non vogliono più tacere come un tempo, vogliono usare lo spazio virtuale per esprimere tutto quello che per decenni hanno tenuto dentro, in silenzio.”

(da vanguard.current.com)


Nonostante tutte le difficoltà che quotidianamente i cubani vivono sulla loro pelle, le ingiustizie, le follie dello Stato e dei suoi governanti, il MINTUR di owelliana memoria, nonostante tutto questo io mi chiedo: è davvero proprio tutto da buttare? Non bisogna mai dimenticarsi che non è tutto oro quello che luccica.

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