Dalle faglie del polje di Erebo

Dalle faglie del polje di Erebo
cola denso il fiume Thanatos
giú, fino all’imbuto della dolina
di Emera, dove il Grave dell’Ade
accede profondo alla Risorgiva.

Dalla bocca di bava del Pozzo
dondola il mio capo assonnato
che ciondola incerto sull’orlo
del Nulla, come un pendolo
che non sa battere l’ora.

Il cappio al ventre mi lega
al bozzello di “Stige”, di Caronte
il battello veloce dalla stiva
d’ampiezza infinita da dove
proviene la voce che dice: …

Mi fa un nodo alla gola l’inghiottitoio
che stringe e per i piedi mi spinge:
strabuzzo gli occhi, la luce m’annaffia,
l’aria mi gonfia – leggero leggero,
il peso mi schiaccia.

Il Grave dell’Ade su di sè si richiude
e non m’inghiotte. Qualcuno sega
il laccio al verricello: di schianto
mi stacco e precipito tra le braccia
di una darsena, dove non mi resta
che piangere mentre aspetto
che vengano a riprendermi.

(1999)

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