Il controverso processo breve, se verrà approvato alla Camera dei Deputati, rischia di diventare brevissimo. Alcune piccole grandi modifiche sono state apportate al disegno iniziale, ovviamente peggiorando la situazione: dopo aver accorciato i tempi di scadenza del processo, sono stati accorciati anche i tempi del decorso delle sue fasi. Dal termine delle indagini, secondo un emendamento aggiunto alla leggiucchia, il PM ha tre mesi di tempo per depositare gli atti e rinviare a giudizio il futuro imputato, prima che parta il conto alla rovescia della scadenza dei termini processuali. Cosa praticamente impossibile, soprattutto se vi è più di una indagine in corso, cioè più di un imputato. Così, dice Marco Travaglio
“se sono passati tre anni dalla richiesta di rinvio a giudizio e non è ancora stata pronunciata la sentenza di primo grado, questi processi muoiono, si estinguono, quindi sono già estinti i processi a Berlusconi, perché? Perché il processo Mills e il processo Mediaset sono iniziati con la richiesta di rinvio a giudizio da più di tre anni e quindi sono morti e sepolti, cancellati. Insieme a quelli rischiano di essere già morti o di morire presto anche i processi per l’aggiotaggio delle banche, come nel caso Parmalat, il processo Cirio, i processi per lo spionaggio della Telecom e della Pirelli, i processi per le scalate bancarie dell’Antonveneta e della BNL, i processi per lo scandalo della monnezza, dei rifiuti in Campania, quello a carico dell’Impregilo e di Bassolino, i processi per grandi mazzette come quelli di Enipower e Enelpower, che andranno addirittura restituite, visto che sono state nel frattempo sequestrate. I processi per la vendita di derivati, ossia di prodotti tossici, a alto rischio ai comuni e agli enti locali, che stanno devastando, sono una cancrena che sta devastando le casse di molti enti locali, si parla perfino di possibile estinzione del processo per la strage di Viareggio, la strage alla stazione di Viareggio, quell’esplosione gigantesca e poi si parla di altri processi ancora, anche l’omicidio colposo plurimo – me l’ero dimenticato – tra quelli puniti con pene sotto ai dieci anni è compreso in questa tagliola del processo brevissimo.”
Di fatto, dunque, ci troviamo dinanzi ad una vera e propria amnistia, generalizzata non solo alle persone fisiche, ma anche alle società e ai pubblici amministratori e politici che hanno danneggiato lo Stato, tutto grazie ad un secondo codicillo aggiunto all’ultimo momento dal legislatore smemorato.
Sono in molti a credere che questa del processo breve sia solo un’arma ricattatoria attraverso cui Berlusconi ed i berluscones stanno praticamente dicendo: o mi tirate fuori dai guai o mi ci tiro da solo e mi porto dietro tutti. D’altronde, gli stessi Alfano, Lupi e tanti altri lo hanno esplicitamente affermato, sostenendo in svariati salotti politici che: si, la norma è per consentire a Berlusconi di svolgere il proprio mandato (questo dal loro punto di vista). Ora, ciò che viene suggerito da Travaglio mi pare un’idea: non cedere al ricatto (cosa che invece con molta probabilità accadrà, visto che Casini lo ha esplicitamente suggerito ad un Ballarò di qualche settimana fa) in modo tale che la confusione derivante da questa deregulation danneggi l’immagine del “Presidente 78%”. Non so, però, fino a che punto convenga tutto ciò, visto che assieme all’immagine del Presidente andranno in rovina molte altre realtà che attendono giustizia da svariati anni. Staremo a vedere.
Ciao Francesco,
grazie mille per il tuo contributo molto tecnico alla questione.
Quello che dici – non sono un esperto giurista – sembra non fare una piega. Credo tu abbia centrato il punto chiedendo: “Poi, si può intendere che la ragionevole durata, che l’art. 111 indica che deve essere “assicurata”, possa determinare l’eliminazione della stessa “giurisdizione”?”
Proprio qui sta il qui pro quo. Secondo i sostenitori di QUESTO processo breve, la risposta è si. Molti non sono d’accordo.
A presto,
Luigi
Secondo i sostenitori del processo breve, si sana la stortura della lungaggine dei procedimenti in Italia, e si viene ad applicare il dettato Costituzionale previsto dall’articolo 111.
Cosa dice l’articolo 111?
“La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge. Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata”.
Possiamo dire che si tratta di una giusta interpretazione della Costituzione approvare un dispositivo che permette a dei cittadini indiziati, per reati che prevedono pene fino a 10 anni di reclusione, di restare senza alcun giudizio se sono passati due anni dall’inizio dell’azione penale?
Poi, si può intendere che la ragionevole durata, che l’art. 111 indica che deve essere “assicurata”, possa determinare l’eliminazione della stessa “giurisdizione”?
L’articolo 111 è un articolo di tutela del cittadino nel senso impositivo per gli obblighi dello Stato e non nel senso elusivo per gli obblighi dello Stato. L’articolo 111 è stato disatteso dallo Stato; per applicare questo articolo i governi, che si sono succeduti dalla promulgazione della Costituzione ad oggi , dovevano dotare gli organici della magistratura in modo sufficiente ed efficiente al fine di assicurare la ragionevole durata. Solo questa può essere la dovuta interpretazione per non far cessare la “giurisdizione” che è una prerogativa ed un obbligo dello Stato.
Lo Stato si regge su due elementi: assicurare l’ordine sociale ed assumere la funzione di arbitro nelle controversie e a seguito di delitti. Tutti gli altri elementi che si aggiungono sono sicuramente importanti ; ma la mancanza (o anche la debolezza) di uno dei due elementi essenziali può mettere in crisi lo Stato stesso.
francesco zaffuto http://www.lacrisi2009.com
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