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C’è attesa trepidante da parte di coloro che attendono da ormai tre anni i risvolti del Processo Dell’Utri, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e condannato a nove anni di reclusioni all’Appello di Primo Grado. Soprattutto a seguito dell’acquisizione di nuove prove che confermano il ruolo di trait d’union di Dell’Utri tra Mafia e alte cariche istituzionali, come la lettera di Provenzano a Berlusconi e le dichiarazioni di Massimo Ciancimino.

La decisione della Corte d’Appello di Palermo di non inserire agli atti le nuove prove acquisite – tra l’altro, con giustificazioni piuttosto discutibili – fa temere il peggio. I giudici Lacommare, Barresi e Dall’Acqua scrivono che

“ l’esame del frammento di foglio sequestrato il 17 febbraio 2005 in un locale nella disponibilità del Ciancimino e l’esame del contenuto dei verbali, relativi agli interrogatori da questi resi il 30 giugno e il 1 luglio 2009 non consentono di ritenere che le indicazioni fornite sul posto, della richiesta di acquisire questi elementi, pur suscettibili di ulteriore approfondimento nell’ambito dell’indagine condotta dalla Procura, siano allo stato connotate dai requisiti di specificità, utilità e rilevanza necessari per l’accoglimento dell’istanza”.

Ovvero: i giudici ritengono, per cause non meglio specificate, che la lettera trovata in casa di Ciancimino non aggiungerebbe nulla all’esame del Processo a Dell’Utri.

La cosa preoccupa perché la mancata valutazione della lettera come prova contro Dell’Utri potrebbe essere conseguenza della presenza del nome di Berlusconi in essa. Se tale lettera, infatti, viene inserita agli atti ed utilizzata per comprovare alcuni capi d’accusa di cui Dell’Utri è imputato, ciò significa che la stessa lettera ha il medesimo elevato valore testimoniale anche per gli altri nomi in essa contenuta, tra cui quello di Berlusconi. Scartandola come elemento di prova, invece, potrebbe contribuire a farla uscire definitivamente da qualsiasi futuro dibattito processuale e non. Il rischio, dunque, di una sentenza che proclami Dell’Utri innocente rispetto ai capi d’accusa imputatigli diventa possibile. Dal 6 di Ottobre potremo saperne di più – sempre che i signori dell’informazione si ricordino di scriverci qualcosa su.

Dall’altro lato (che poi è lo stesso), l’Avvocatura dello Stato, chiamata ad esprimersi sulla costituzionalità del Lodo Alfano, si lascia andare a valutazioni preventive non richieste e visioni apocalittiche per il futuro della politica italiana (come se ora tutto stesse funzionando alla perfezione). Suggerisce agli organi competenti di tenere in considerazione lo sconvolgimento nella vita politica del Paese nel caso in cui il Lodo venisse considerato incostituzionale e Berlusconi venisse imputato.

Che a noi risulti, però, la situazione degli ultimi 15 anni è stata esattamente questa: senza Lodo Alfano e Berlusconi  sotto processo a Palazzo Grazioli. Forse che gli Avvocati dello Stato sono rientrati da una lunga trasferta solo di recente?

La giustizia italiana sta dando talmente tanti numeri che ormai se ne sta perdendo il conto.