IL PRESENTE FILMATO E’ DA INTENDERSI A SCOPO EDUCATIVO E SENZA FINI DI LUCRO.

Nel 1963 uscì nelle sale cinematografiche italiane Le mani sulla città, uno dei migliori frutti della regia di Francesco Rosi e emblema del realismo cinematografico dell’Italia di quegli anni.
Al Governo c’era la DC e alla poltrona della Presidenza del Consiglio dei Ministri si alternarono Fanfani, Leone e Moro. Negli stessi anni nascevano le prime grandi imprese private di sviluppo edilizio e urbano che causeranno la prima grande bolla immobiliare degli anni ’80.
Girata quasi interamente con attori non professionisti (per la parte del consigliere dell’opposizione De Vita, Rosi utilizzo un deputato del PCI: Carlo Fermariello) ad eccezione di Rod Steiger e pochi altri, la pellicola inizia con una didascalia che recita: «I personaggi e i fatti sono immaginari, ma autentica è la realtà che li produce» e rappresenta la trasposizione cinematografica della denuncia alla speculazione edilizia che a partire dal dopoguerra afflisse l’intera penisola, e che in quegli anni di boom economico si acutizzo in gestioni e politiche spietate ed al di là del rispetto delle leggi. A soli 17 anni di vita, l’adolescente Repubblica Italiana aveva già problemi di questa portata che la affliggevano e che, a distanza di 46 anni, nell’epoca dei sub-prime, della bolla immobiliare, dei condoni edilizi e delle città distrutte dai terremoti, ancora la affliggono, contribuendo tristemente a mantenere intatta l’attualità e la gravità della pellicola di Rosi.

Tutto ha inizio con la morte di diverse persone causata dal crollo di un edificio nel vicolo di una città che, nonostante non venga nominata esplicitamente nel film con l’intento di rappresentare una qualsiasi città italiana, risulterà essere Napoli. Eduardo Nottola (magistralmente interpretato da Rod Steiger) è uno spregiudicato costruttore edilizio e consigliere comunale della città, assolutamente a suo agio nella condizione di conflitto d’interessi che il suo doppio ruolo gli impone e che gli consente di gestire il piano di sviluppo urbano secondo le esigenze della sua impresa. Il consigliere comunale dell’opposizione, De Vita, denuncia pubblicamente il conflitto di interessi di Nottola, il quale non si lascia intimorire e riesce a respingere le accuse attraverso strategie politiche e collusive che gli permettarenno
di conservare entrambe le sue posizioni.
Nonostante la pellicola conservi ancora tutto il suo coraggio e l’attualità della sua denuncia, il suo bilancio ad oggi è negativo: i cosiddetti “palazzinari”, a quasi 50 anni di distanza, sono diventati Presidenti del Consiglio, propietari di emittenti televisive, editori di giornali e riviste, investitori finanziari e uomini di potere, mentre il terremoto dell’irpinia degli anni ’80 e quello dell’Aquila di più recente memoria fa sorgere alcuni dubbi sulle loro “professionalità” e rispetto delle regole.
Mi chiedo, però, se sia colpa della pellicola o di chi l’ha vista con una benda sugli occhi.