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	<title>Comments on: Lettera aperta a Morgan Palmas</title>
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	<description>... luce a sprazzi</description>
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		<title>By: eFFe</title>
		<link>http://www.stroboscopio.com/lettera-aperta-a-morgan-palmas/2010/03/15/comment-page-1/#comment-1529</link>
		<dc:creator>eFFe</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Mar 2011 13:31:46 +0000</pubDate>
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		<description>Sul mio blog ho affrontato spesso alcune delle questioni sorte qui. Mi permetto di condividere con voi qualche link:

http://abcdeeffe.wordpress.com/2010/05/04/m-onetizzare/

In particolare mi fa piacere che Luigi abbia usato nella sua risposta le parole &quot;generazione&quot; e &quot;epica&quot; - su cui molto resta da discutere:

http://abcdeeffe.wordpress.com/2010/10/28/epica1-3/
http://abcdeeffe.wordpress.com/2010/10/28/epica1-3/</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sul mio blog ho affrontato spesso alcune delle questioni sorte qui. Mi permetto di condividere con voi qualche link:</p>
<p><a href="http://abcdeeffe.wordpress.com/2010/05/04/m-onetizzare/" rel="nofollow">http://abcdeeffe.wordpress.com/2010/05/04/m-onetizzare/</a></p>
<p>In particolare mi fa piacere che Luigi abbia usato nella sua risposta le parole &#8220;generazione&#8221; e &#8220;epica&#8221; &#8211; su cui molto resta da discutere:</p>
<p><a href="http://abcdeeffe.wordpress.com/2010/10/28/epica1-3/" rel="nofollow">http://abcdeeffe.wordpress.com/2010/10/28/epica1-3/</a><br />
<a href="http://abcdeeffe.wordpress.com/2010/10/28/epica1-3/" rel="nofollow">http://abcdeeffe.wordpress.com/2010/10/28/epica1-3/</a></p>
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		<title>By: Luigi B.</title>
		<link>http://www.stroboscopio.com/lettera-aperta-a-morgan-palmas/2010/03/15/comment-page-1/#comment-832</link>
		<dc:creator>Luigi B.</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 16:29:51 +0000</pubDate>
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		<description>@ Luca: grazie per il passaggio e la condivisione.

@ Morgan: non c&#039;è di che, davvero.

@ Elena: grazie anche a te per il passaggio e per il contributo. Un paio di appunti:

1. Pensare al &quot;lavoro dei propri sogni&quot; non credo sia ripartire quando un ritornare o, per lo meno, un rimanere sempre allo stesso punto. Chi ha come sogno quello di fare lo spazzino o il lavapiatti? Credo molto pochi (a dire il vero, suppongo nessuno). Tra l&#039;altro l&#039;espressione &quot;lavoro dei sogni&quot; la ritengo l&#039;ossimoro più esilarante di questi nostri tempi moderni. Chi diavolo sogna di lavorare? Qualsiasi attività, sia essa la più bella del mondo o ciò che si crede la cosa più bella, diventa un incubo non appena si trasforma in lavoro. Anche scrivere, per chi abbia la passione. Il rapporto lavorativo, di qualunque tipologia esso sia, trasforma la dignità in valore, in valore quantificabile, ovvero valore sostituibile. Sostituisce il piacere con il dovere. Subordina. Compromette. Induce a scelte obbligate. Ora, mettendo da parte tutta la filosofia del lavoro, è un dato di fatto che per vivere bisogna lavorare, nel senso di produrre tutto quanto un essere umano ha biosogno per sostentarsi. Che poi il risultato sia lo stipendio o una cassetta di frutti da mangiare, è un altro ordine di discorso. Ma il lavoro è questo: produrre per sostentarsi. Il problema non è il cosa ma il come. E il come dipende dall&#039;ordine di valori che ci abitano e da cui dipendono le nostre scelte così come il nostro approccio alle cose che facciamo. È su questo, a mio avviso, che bisognerebbe riflettere.

2. Morgan si è licenziato. Tu ti sei licenziata. Io mi sono a mio tempo licenziato. E immagino molti altri avranno fatto lo stesso, ma non la maggioranza. In tutta onestà, bisognerebbe fare due conti e vedere anche perché noi ci siamo licenziati e loro no. Io mi sono licenziato perché in un certo senso me lo potevo permettere: certo, ho avuto molte difficoltà e ristrettezze (tipo mangiare una volta al giorno per un periodo di tempo), però non sono morto di fame, non avevo una famiglia, una responsabilità etc. Morgan, ad esempio, per recuperare un pezzo della sua dignità, ne ha messo da parte un altro andando a vivere dai suoi. Tu, suppongo, avrai avuto altri tipi di appoggi. Sicuramente la scelta si fa più difficile se l&#039;alternativa è moglie e figlio a pancia vuota e sotto un ponte. Allo stesso tempo, questo non giustifica affatto il sentirsi fortunati per aver trovato &quot;almeno&quot; qualcuno disposto a pagare 600 euro al mese per tenerti rinchiuso in un call center 10 ore al giorno. Io dico sempre che se nessuno si presentasse a queste offerte, nessuno coprirebbe le posizioni e chi le offre sarebbe costretto a rivedere i suoi &quot;piani&quot;. Se è vero (come è vero) che siamo in un mercato, bhè dovremmo iniziare a comportarci di conseguenza. Purtroppo, però, mi ripeto dicendo che non ho ancora visto nessuna associazione dei disoccupati che fa &quot;gruppo&quot; contro le offerte da fame delle imprese milionarie. Questo mi fa rabbia e tristezza. Ma anche questo è l&#039;uomo.

Luigi

P.S.: da brava femminista, hai i tuoi preconcetti - come tutti!. Anche gli uomini, come le donne, hanno i loro &quot;cluster sociali&quot; che li imprigionano nella loro figura di lavoratori produttivi e bla bla bla. E, da brava femminista, credi che la conquista del sistema che ti ha creata (come femminista, intendo) sia la tua: ovvero metterti a lavorare. Davvero credi di esserti emancipata per questo? Senza offesa, ma anche questo un po&#039; mi rende triste.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Luca: grazie per il passaggio e la condivisione.</p>
<p>@ Morgan: non c&#8217;è di che, davvero.</p>
<p>@ Elena: grazie anche a te per il passaggio e per il contributo. Un paio di appunti:</p>
<p>1. Pensare al &#8220;lavoro dei propri sogni&#8221; non credo sia ripartire quando un ritornare o, per lo meno, un rimanere sempre allo stesso punto. Chi ha come sogno quello di fare lo spazzino o il lavapiatti? Credo molto pochi (a dire il vero, suppongo nessuno). Tra l&#8217;altro l&#8217;espressione &#8220;lavoro dei sogni&#8221; la ritengo l&#8217;ossimoro più esilarante di questi nostri tempi moderni. Chi diavolo sogna di lavorare? Qualsiasi attività, sia essa la più bella del mondo o ciò che si crede la cosa più bella, diventa un incubo non appena si trasforma in lavoro. Anche scrivere, per chi abbia la passione. Il rapporto lavorativo, di qualunque tipologia esso sia, trasforma la dignità in valore, in valore quantificabile, ovvero valore sostituibile. Sostituisce il piacere con il dovere. Subordina. Compromette. Induce a scelte obbligate. Ora, mettendo da parte tutta la filosofia del lavoro, è un dato di fatto che per vivere bisogna lavorare, nel senso di produrre tutto quanto un essere umano ha biosogno per sostentarsi. Che poi il risultato sia lo stipendio o una cassetta di frutti da mangiare, è un altro ordine di discorso. Ma il lavoro è questo: produrre per sostentarsi. Il problema non è il cosa ma il come. E il come dipende dall&#8217;ordine di valori che ci abitano e da cui dipendono le nostre scelte così come il nostro approccio alle cose che facciamo. È su questo, a mio avviso, che bisognerebbe riflettere.</p>
<p>2. Morgan si è licenziato. Tu ti sei licenziata. Io mi sono a mio tempo licenziato. E immagino molti altri avranno fatto lo stesso, ma non la maggioranza. In tutta onestà, bisognerebbe fare due conti e vedere anche perché noi ci siamo licenziati e loro no. Io mi sono licenziato perché in un certo senso me lo potevo permettere: certo, ho avuto molte difficoltà e ristrettezze (tipo mangiare una volta al giorno per un periodo di tempo), però non sono morto di fame, non avevo una famiglia, una responsabilità etc. Morgan, ad esempio, per recuperare un pezzo della sua dignità, ne ha messo da parte un altro andando a vivere dai suoi. Tu, suppongo, avrai avuto altri tipi di appoggi. Sicuramente la scelta si fa più difficile se l&#8217;alternativa è moglie e figlio a pancia vuota e sotto un ponte. Allo stesso tempo, questo non giustifica affatto il sentirsi fortunati per aver trovato &#8220;almeno&#8221; qualcuno disposto a pagare 600 euro al mese per tenerti rinchiuso in un call center 10 ore al giorno. Io dico sempre che se nessuno si presentasse a queste offerte, nessuno coprirebbe le posizioni e chi le offre sarebbe costretto a rivedere i suoi &#8220;piani&#8221;. Se è vero (come è vero) che siamo in un mercato, bhè dovremmo iniziare a comportarci di conseguenza. Purtroppo, però, mi ripeto dicendo che non ho ancora visto nessuna associazione dei disoccupati che fa &#8220;gruppo&#8221; contro le offerte da fame delle imprese milionarie. Questo mi fa rabbia e tristezza. Ma anche questo è l&#8217;uomo.</p>
<p>Luigi</p>
<p>P.S.: da brava femminista, hai i tuoi preconcetti &#8211; come tutti!. Anche gli uomini, come le donne, hanno i loro &#8220;cluster sociali&#8221; che li imprigionano nella loro figura di lavoratori produttivi e bla bla bla. E, da brava femminista, credi che la conquista del sistema che ti ha creata (come femminista, intendo) sia la tua: ovvero metterti a lavorare. Davvero credi di esserti emancipata per questo? Senza offesa, ma anche questo un po&#8217; mi rende triste.</p>
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	<item>
		<title>By: Elena</title>
		<link>http://www.stroboscopio.com/lettera-aperta-a-morgan-palmas/2010/03/15/comment-page-1/#comment-831</link>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 15:44:27 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.stroboscopio.com/?p=3185#comment-831</guid>
		<description>Vorrei dire due cose. Condivido con Luca la stima per chi sceglie di licenziarsi (o di farsi cacciare, come ho fatto io con le agenzie per il lavoro, tanto a che mi servivano?) piuttosto che piegarsi al sistema, così come il disappunto per chi si piega alla logica delle interinali, del call center, del centro commerciale e di tutti questi orrori nati non per dare lavoro vero, ma lavoro sottopagato e precario con il quale si farà il bamboccione a vita ma si parteciperà al gran carnevale del consumismo.
Però: non sarebbe meglio ripartire allora dall&#039;idea di fare un lavoro che piace, il lavoro dei propri sogni, lasciando stare tutte le altre considerazioni, tipo l&#039;importante è portare a casa soldi (se non posso rendermi indipendente non mi servono a nulla), se vuoi lavorare devi adattarti, bisogna reinventarsi e altre puttanate, come diceva John Doggett di X-Files, del genere?
Sono una ex impiegata interinale e una ex informatica, che è tornata alla soglia dei quarant&#039;anni a fare quello che le piaceva, la giornalista e la bibliotecaria: soldi pochissimi, ma sono felice. E voglio comunque lavorare, anche perché da brava femminista non potrei mai fare la casalinga: ma con contratti precari e sottopagati, con sti caporaletti moderni che sono le agenzie per il lavoro, a fregare pensionati e casalinghe in un call center no. E nemmeno a fare per quattro soldi l&#039;impiegata in un&#039;aziendina del cavolo, che ti obbliga a rimanere in un ufficio fino alle 19,30 di sera.
Tra l&#039;altro mi fa molto piacere vedere che ci sono anche dei maschietti che la pensano come me, vi facevo molto più workaholic.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei dire due cose. Condivido con Luca la stima per chi sceglie di licenziarsi (o di farsi cacciare, come ho fatto io con le agenzie per il lavoro, tanto a che mi servivano?) piuttosto che piegarsi al sistema, così come il disappunto per chi si piega alla logica delle interinali, del call center, del centro commerciale e di tutti questi orrori nati non per dare lavoro vero, ma lavoro sottopagato e precario con il quale si farà il bamboccione a vita ma si parteciperà al gran carnevale del consumismo.<br />
Però: non sarebbe meglio ripartire allora dall&#8217;idea di fare un lavoro che piace, il lavoro dei propri sogni, lasciando stare tutte le altre considerazioni, tipo l&#8217;importante è portare a casa soldi (se non posso rendermi indipendente non mi servono a nulla), se vuoi lavorare devi adattarti, bisogna reinventarsi e altre puttanate, come diceva John Doggett di X-Files, del genere?<br />
Sono una ex impiegata interinale e una ex informatica, che è tornata alla soglia dei quarant&#8217;anni a fare quello che le piaceva, la giornalista e la bibliotecaria: soldi pochissimi, ma sono felice. E voglio comunque lavorare, anche perché da brava femminista non potrei mai fare la casalinga: ma con contratti precari e sottopagati, con sti caporaletti moderni che sono le agenzie per il lavoro, a fregare pensionati e casalinghe in un call center no. E nemmeno a fare per quattro soldi l&#8217;impiegata in un&#8217;aziendina del cavolo, che ti obbliga a rimanere in un ufficio fino alle 19,30 di sera.<br />
Tra l&#8217;altro mi fa molto piacere vedere che ci sono anche dei maschietti che la pensano come me, vi facevo molto più workaholic.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: Morgan</title>
		<link>http://www.stroboscopio.com/lettera-aperta-a-morgan-palmas/2010/03/15/comment-page-1/#comment-827</link>
		<dc:creator>Morgan</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 18:05:46 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.stroboscopio.com/?p=3185#comment-827</guid>
		<description>Grazie, davvero. 

Morgan (Sul Romanzo)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie, davvero. </p>
<p>Morgan (Sul Romanzo)</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: luca</title>
		<link>http://www.stroboscopio.com/lettera-aperta-a-morgan-palmas/2010/03/15/comment-page-1/#comment-826</link>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 17:02:47 +0000</pubDate>
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		<description>Condivido appieno. Tutta la mia stima per chi sceglie di licenziarsi non piegandosi al sistema, così com&#039;è grande il mio disappunto per chi accetta di lavorare in simili condizioni.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Condivido appieno. Tutta la mia stima per chi sceglie di licenziarsi non piegandosi al sistema, così com&#8217;è grande il mio disappunto per chi accetta di lavorare in simili condizioni.</p>
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