Non che ci sia granchè da aggiungere alla triste analisi di Travaglio, aggiungo solo qualche breve riflessione.
So che ormai sembra sia diventato un clichè citare Pasolini, ma che colpa ne ho io se quest’uomo aveva ragione? Pasolini, nel suo famoso “Io so” pubblicato il 14 Novembre 1974 (praticamente un anno prima di essere assassinato), scrisse:
“Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero.”
Se ognuno di noi – nonostante non sia un “intellettuale”, nonostante non sia il suo mestiere – dedicasse un giorno (facciamo di domenica?) a mettere insieme tutti i pezzetti di una storia lunga una ventina d’anni (così, tanto per farla breve e non disperdersi in epoche troppo distanti) probabilmente avrebbe una visione più lucida della situazione attuale. Avrebbe, come si suol dire, una “visione d’insieme” che gli consentirebbe di capire come l’uomo che oggi siede in Parlamento come Primo Ministro (assieme a tanti altri, beninteso!) sia riuscito a sdebitarsi con la mafia barattando la Nazione alla cui guida è riuscito ad arrivare.
La mafia gli chiese di gestire una televisione e si ritrovò a maneggiare una Repubblica. L’italia di oggi è il riscatto pagato da tutti di un ricatto meritato da pochi.