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Dopo il fulmine di Pegasus e i pugni rotanti di Goldrake, arriva lo scudo fiscale (l’ennesimo) di Tremonti. Il povero ministro, costretto dalla piega che hanno preso gli eventi (e le curve degli andamenti economici del Paese) a causa dell’ultima crisi, ha dovuto mettere da parte i suoi principi morali (egli stesso denunciò l’immoralità dei condoni e degli scudi fiscali) per il bene della Patria, richiamando i capitali sparsi nei vari paradisi fiscali in un altro brand new tutto made in Italy.

Ora, tolti quelli che lo scudo fiscale lo appoggiano perchè lo hanno scritto sotto forma di legge, quelli che lo appoggiano perchè fanno parte della coalizione di governo che lo promuove, quelli che lo appoggiano perchè la coalizione di governo l’hanno votata e quelli che lo appoggiano perchè ne trarranno tutti i vantaggi, restano tutti gli altri.

Ma chi sono tutti gli altri?

Tutti gli altri sono gli italiani che non hanno la minima idea di cosa sia lo scudo fiscale perchè si è evitato attentamente di parlargliene e quelli che invece lo conoscono e per questo non lo approvano. Per rendere le cose più semplici, mettiamo pure da parte: le questioni sulla dubbia moralità intrinseca di un atto che, se firmato, rappresenterà l’istituzionalizzazione della frode fiscale (ma cosa aspettarsi da chi ha depenalizzato il reato di falso in bilancio?); le questioni sulla eticità di una legge che premierebbe di fatto chi le tasse non sa cosa siano, a dispetto di una enorme fetta di cittadini che invece le tasse le ha sempre pagate nonostante gli scarsi servizi ricevuti in cambio; l’opinione internazionale (già scarsina) che l’Italia potrebbe contribuire a peggiorare ulteriormente varando la legge dell’evasor prodigo; le ricadute sociali che una legge criminogena come questa comporterebbe a breve ma soprattutto a lungo periodo.

Scartate tutte le precedenti ragioni, già di per sè sufficienti a giustificare l’abolizione dello scudo fiscale, passiamo ai due principali motivi per cui lo scudo fiscale diventa un abominio.

La prima ragione, di fronte la quale lo scudo fiscale rappresenta un aborto della ragione, riguarda l’Italia nelle vesti di patria delle associazioni a delinquere tra le più sviluppate al mondo, principalmente Mafia e ‘Ndrangheta. Lo scudo fiscale, oltre a prevedere solo un misero 5% di recupero dello Stato sul capitale ingressato, prevede l’anonimato dei possessori di tale capitale. Questo, per ovvie ragioni,  rischia di far diventare l’Italia una gran lavatrice di denaro sporco senza neanche un gran guadagno. Chissà, forse ultimamente il “papello” ha subito delle repentine modifiche al punto “economia nazionale”: noi vi riportiamo i soldi e li facciamo girare investendoli, voi non ci rompete le palle.

La seconda ragione, per cui lo scudo fiscale rappresenta l’ennesima offesa dell’intelligenza degli italiani e l‘ennesimo abuso della loro fiducia, è Berlusconi. Ora, non è che ci si sforza in tutti i modi di tirarlo in ballo, ma non è certo colpa di nessuno se lui ha sempre qualcosa a che vedere con le faccende più sporche di questa impoverita Nazione. Nel momento in cui Tremonti, che fa parte del Governo Berlusconi, proclama la necessità di uno scudo fiscale per ragioni non meglio identificate, non bisognerebbe dimenticare che Berlusconi è uno di quelli che potrebbe trarne giovamento. Il Premier, infatti, non solo possiede fondi esteri in cui sono depositati enormi quantità di capitale evaso e di dubbie origini, ma ha anche a suo carico accuse di falso in bilancio (per cui si è già prodigato a decurtarne la pena) pesantissime. Chissà, forse anche lui, intenerito dalle condizioni dell’economia italiana, vuole apportare il suo contributo. Possibilmente senza rimetterci e magari avendo la possibilità di riaggiustare un pochino i conti prima che il suo mandato scada. E con esso il Lodo Alfano.

Considerate queste e molte altre cose, sembra proprio che questo ultimo scudo fiscale giunga appena in tempo per proteggere il tallone del nostro Achille.

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