Non tanto è incredibile l’assurdità delle azioni dell’uomo, quanto il fatto che l’uomo non sembra accorgersi delle sue assurdità. Sarà forse questo che ci spinge, come si suol dire, a “perpetrare nell’errore”.
Luis Garcia Montero, poeta de la experiencia e del Manifiesto Albertista, è sicuro che sono “lì, proprio lì, al di la di quella nube…le pinete pacifiche…la stanza in cui si ricorda”. Chè non resti inascoltato.
|
Vista Cansada
La vida no es un sueño.
He comprobado el mar con sus cadáveres, la existencia del sol, la piel, los frìos, las luces con sus horas, las puertas que los años se dejan mal cerradas. Olvidos y recuerdos tienen los mismos ojos.
Las palabras, como un atardecer Que se confunde con la noche, son arena que cae delante del vacìo. Nunca discute el tiempo La consigna de musgo que recibe. Pero pierde las llaves de sus puertas. Ahora aprendo a vivir con la vista cansada.
Cansado estoy de verte Mundo extraño, prestigio del dolor, exactitud de la mentira, corona turbia de los estercoleros habitados. Cansado estoy de ver Las muertes humilladas En las habitaciones del silencio.
Me duelen Los finales injustos, Que cierran nuestros ojos Porque somos cadavers vivientes.
He comprobado el mar. La vida no es un sueño.
¡Qué lepra de banderas! ¡Qué decencia de números podridos! ¡Qué paisaje de escombros!
Pierde el tiempo sus llaves, y yo busco mis gafas, para seguir aquí, en las ventanas y las mesas, con los años abiertos al pie de la ciudad.
Allí se reconocen, al sur, al otro lado de esa nube, de la torre, a la izquierda, justo allí, las ramas de la vida, la memoria, los pinares pacíficos, el abrazo que pide una verdad, el viento que levanta una alegría, las ruinas hermosas, la habitacíon serena en donde se recuerda, con la luz apagada, la historia libre de la dignidad.
No hablo de ilusiones, sino de dignidad, y de mis gafas, cristales trabajados que me ayudan a comprobar el precio de las cosas, a buscar los teléfonos que quiero, a recorrer los libros, a mirar el reloj y los periódicos.
A estar aquí, en una compartida soledad, para ver lo que pasa con nosotros. |
Vista stanca
La vita non è un sogno.
Ho sondato il mare con i suoi cadaveri, l’esistenza del sole, la pelle, i freddi, le luci con le loro ore, le porte che gli anni han lasciato mal chiuse. Gli oblii e i ricordi hanno gli stessi occhi.
Le parole, come un crepuscolo che si confonde con la notte, sono arena che cade dinanzi il vuoto. Mai il tempo contesta la consegna di muschio che riceve. Però perde le chiavi delle sue porte. Ora imparo a vivere con la vista stanca.
Stanco sono di vederti mondo strambo, prestigio del dolore, esattezza della menzogna, ghirlanda sudicia dei letamai abitati. Stanco sono di vedere le morti umiliate nelle stanze del silenzio.
Mi dolgono le fini ingiuste che chiudono i nostri occhi perché siamo come cadaveri viventi.
Ho sondato il mare. La vita non è un sogno.
Che lacerìo di bandiere! Che virtù di numeri putrefatti! Che paesaggio di macerie!
Perde il tempo le sue chiavi, ed io cerco i miei occhiali, per seguitare qui, tra le finestre e i tavoli, con gli anni aperti ai piedi della città.
Lì si osservano, a sud, al di là di quella nube, della torre, a sinistra, proprio lì, le fronde della vita, la memoria, le pinete pacifiche, l’abbraccio che richiede una verità, il vento che solleva un’allegria, le incantevoli rovine, la stanza serena in cui si ricorda, con la luce spenta, la storia libera della dignità.
Non parlo di miraggi, se non di dignità, e dei miei occhiali, vetri lavorati che mi aiutano a sondare il prezzo delle cose, a trovare i numeri di telefono che cerco a percorrere i libri, a guardare l’orologio e i giornali.
A stare qui, in una condivisa solitudine, per vedere cosa succede a noialtri. |