Lo scorso mercoledì, a Roma, all’interno della meravigliosa cornice della Biblioteca Vallicellianasorry, niente foto: quando ho tirato fuori la macchina fotografica, la responsabile della sala mi ha guardato come se stessi sgozzando suo figlio – ho avuto il piacere e l’onore di partecipare a Letteratronica, una conferenza sulla letteratura ai tempi del web organizzata da Tiziana Colusso (formafluens.net) e Marco Palladini (retididedalus.it).
Conferenza che viene poco dopo l’eBookLab di Rimini e che inserisce – per fortuna e più che dignitosamente! – all’interno del discorso sul digitale la figura dello scrittore accanto a quella dell’editore.

Tutti i numerosi relatori presenti all’evento hanno messo sul tavolo questioni di fondamentale importanza, tutte fra loro differenti e complementari. A cominciare dalla direttrice della biblioteca Maria Concetta Petrollo Pagliarani e il problema di una archiviazione sistematica dei contenuti, fino al direttore de Le Reti di Dedalus Marco Palladini e il profilo degli scrittori e degli agenti culturali del XXI secolo, passando per Tiziana Colusso (Forma Fluens) e Sara Crimi (Quiappuntidalpresente) e il problema della lingua, Paolo Ruffini e l’esperienza della rete e Carlo Infante (Urban Experience)e le scritture mutanti, ciascuno ha contribuito a formulare la impegnativa domanda a cui tutti siamo chiamati a rispondere: come (ci) sta cambiando la letteratura nell’era di internet? Read the rest of this entry »

 

(“Referendum Mirafiori, vincono di misura i sì. Camusso: Bocciato modello autoritario”, ilfattoquotidiano.it)

Dietro ogni fatto si cela sempre una storia.

A tutti gli operai ed ai loro figli.

La sala da pranzo di casa non è grande. Però è accogliente ed ha due balconi da cui entra tutto il sole del sud, la mattina. È ampia abbastanza per ricevere un tavolo rotondo, quattro sedie, un divano, una poltrona, la dispensa a muro con il buco per il televisore nuovo. Mio padre.

Se lo vedo è perché è ora di cena. Se è a cena è perché non ha il turno di notte. Nessuno sa mai se non gli tocca lavorare o se è in cassa integrazione: lui non dice nulla e noi abbiamo imparato a non chiedere. Read the rest of this entry »

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I Jornada de Análisis Textual “Pier Paolo Pasolini: Relatos”

Dirección: Lorenzo Torres. Colabora: Asociación Cultural Trama y Fondo.
Organiza: Departamento de Comunicación Audiovisual I – URJC.
Lugar: Universidad Rey Juan Carlos (campus de Vicálvaro)
Fecha: 23 de noviembre 2009.

Prof.  Jesús González Requena.

Nel suo amore per la libertà, Socrate si sdegnava d’esser soggetto alla legge della gravità. E pensava che il bene stesse nell’indipendenza dalla gravità. Poiché è questa – pensava – che ci impedisce dal sollevarci fino al sole.–
Essere indipendenti dalla gravità vuol dire non aver peso: e Socrate non si concedette riposo finché non ebbe eliminato da sé ogni peso. – Ma consunta insieme la speranza della libertà e la schiavitù – lo spirito indipendente e la gravità – la necessità della terra e la volontà del sole – né volò al sole – né restò sulla terra; – né fu indipendente né schiavo; né felice né misero; – ma di lui con le mie parole non ho più che dire.

Platone vide questa meravigliosa fine del maestro e si turbò. E poiché egli aveva lo stesso grande amore, pur non essendo d’una sì disperata devozione, si concentrò a meditare. Conveniva trovare un meccanismo * per sollevarsi fino al sole, ma – ingannando la gravità – senza perdere il peso, il corpo, la vita; lungo tempo meditò e inventò il macrocosmo. La parte principale della strana macchina era un grande globo rigido, d’acciaio, che con le sue cure più affettuose per l’alto  Platone aveva riempito d’Assoluto – gli aveva levato l’aria, diciamo noi ora. – Con questo mirabile sistema egli si sarebbe sollevato senza perdere del proprio peso – senza diminuir la propria vita. Read the rest of this entry »

Care mamme,

Cari papà,

Siccome sono lontano, vi pensavo.

Vi pensavo con freddezza. E non per mancanza d’amore, ma per quel senno di poi che involontariamente ho ereditato crescendo, mentre un varco spazio-temporale si intrometteva silenziosamente tra i nostri percorsi, intercettandoli. È così che vi siete incurvati un po’ alla volta ad ogni mio nuovo pelo di barba o capello bianco, gli uni quasi all’insaputa degli altri, se non fosse per quelle poche occasioni in cui quel varco si restringe momentaneamente in un abbraccio che accoglie ed allo stesso tempo congeda.

Pensavo che se io ho all’incirca trent’anni, voi dovreste averne in media tra cinquantacinque e sassantacinque. E pensavo che se ciò è vero, nel fatidico biennio 1968-70 avevate tra i quindici e i venticinque anni. Eravate degli adolescenti, dunque, o dei giovani adulti quando, assieme ad altri giovani e meno giovani, scoprivate il mito della libertà, l’etica dell’uguaglianza, il governo di una autentica democrazia, il potere e la responsabilità del singolo individuo nei confronti della società a cui appartiene, il corpo nudo, Woodstock, il comunismo e la musica rock, i Beatles e i Rolling Stones, gli acidi e l’ LSD, i Pink Floyd e la cultura psichedelica, i diritti del popolo. Eravate più giovani di me mentre lottavate e morivate davanti le scuole e le Università, quando vi avventavate contro i cordoni di poveri poliziotti poveri due volte, quando votavate il PCI e quando smettevate di votarlo. Eravate più o meno miei coetanei sotto il palco di Berlinguer, oppure accalcati in via Caetani dietro i fascioni della polizia. Poi, un giorno, all’improvviso, avete smesso di esserci. Read the rest of this entry »