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Certo, chi non ha scheletri nell’armadio? Pochi, se non proprio nessuno. Ognuno ha i propri, riposti più o meno ordinatamente nel proprio ripostiglio. Fino a che… Fino a che qualcuno quel ripostiglio non lo apre, o non ci capita casualmente sulla soglia e una sbirciatina la dà. Poi, già che c’è, ed ha il telefonino che filma, gira pure un clip. E già che si ritrova con il clip inizia a pensare a come utilizzarlo. Fatto 30, il passo è breve per fare 31.

Ormai la privacy tanto acclamata e legiferata è diventata merce di scambio al mercato delle vite, politiche e non. Le notizie somigliano sempre di più a scoop di fatti di gossip o a sospetti dossier di dubbia origine e provenienza. Sembra il Grande Fratello della politica: fra un po’ aboliremo le elezioni e inizieremo a nominare i nostri politici con il televoto. È solo questione di tempo, quello che serve agli italiani ad abituarsi anche a questo, dopo tutto il resto.

Oppure – e peggio – sembra il Grande Fratello, quello di Orwell. Quello che ti vede ovunque tu sia, qualunque cosa tu stia facendo, e che ha la pazienza di attendere anche a lungo prima di convertirti alla sua ragione per poi distruggerti.

È una situazione incredibile, surreale che, nonostante i richiami, i commenti allucinati e le facce sbigottite, sta prendendo piede, avvicinandosi pericolosamente alla normalità, al socialmente accettato. Io lo faccio a te, tu lo fai a me. Tu non dici nulla, io non dico nulla. Tu parli, io parlo. In una catena che piano piano, un anello alla volta, ha agganciato ed unito centinaia di migliaia di italiani tutti sulla stessa barca. Anzi, tutti schiavi della stessa catena.

Il livello di ricattabilità della nostra classe politica – di tutta la nostra classe politica che predica bene e razzola malissimo – e anche di buona parte della classe imprenditoriale come della società civile in genere, ha raggiunto il culmine e sta iniziando a dare i suoi frutti, mettendo in moto una caduta di teste a catena che potrebbe pericolosamente trasformarsi in una sconvolgente valanga. Una di quelle valanghe ciniche e cieche che travolgono tutti e tutto senza distinzione alcuna, per lasciarsi alle spalle solo nulla e disordine. Le valanghe non si possono controllare. Basta un piccolo errore di previsione, un richiamo involontariamente a voce un soffio più alta del dovuto nella valle, che viene giù tutto come se non avesse aspettato altro.

Io, sinceramente, tutto questo lo spero vivamente. Perchè non è rimasto nulla, neanche quel poco che potrebbe farci dire: d’accordo, salviamo il salvabile. Non c’è proprio un cazzo da salvare. E sinceramente, non ne posso più.