Sospese come sassi sospettosi stanno
strette sulla sottile soglia del
senso che le aspetta sussurrando
son qui.

Si schiudono in un soffio schivo
svolando via se non
le sfiori neanche, ma se le tocchi
ti scavano la schiena oppure
ti sferzano la faccia con una carezza.

Soffocano in gola le sillabe
sedute sul silenzio mentre
sfuggono la voce che soffia un
parlami.

Sfiorita l’ugola dell’appasito canto
straripa la parola in un singhiozzo
con l’inchiostro che scorre dall’occhio
sull’ennesimo foglio di carta.

(a N.C.)