Da un paio di mesi sto tenendo d’occhio Microcenturie, un progetto che ho scoperto sbirciando in chissà quale remoto angolo del web o blogroll di chissà quale sito galleggiante nella rete. È giunto il momento di parlarne.
Microcenturie: racconti che edificano mondi minimi di una sola pagina, universi fatti di storie interstiziali: nascono in rete per essere poi stampati e smarriti lungo i viali, sugli autobus, nelle tasche dei passanti, nascosti ma in attesa di svelamento. Parole come matrici delle cose, anche in pagine di carta, scritte e seminate a far bastione e contrafforte al mondo, per disegnare una nuova cartografia del reale e dell’irreale. Fiumi che scompaiono dopo un breve corso, ma continuano un viaggio carsico che rispunta chissà dove, chissà quando. Romanzi in atto unico, dispersi per essere ritrovati e per far giungere altri fin qui, a raccontare ancora e far esistere sempre nuovi mondi. I racconti potranno essere stampati in formato pdf da autori e lettori utilizzando l’apposita funzione presente in calce alle singole microcenturie. Le pagine andranno quindi disperse presso cantieri edili, viali, negozi, metropolitane, reparti di fabbrica, mense scolastiche, uffici postali, parcheggi multipiano di centri commerciali e ogni altro interstizio del mondo reale. I contributi comunque disseminati dovranno contenere l’indirizzo www.microcenturie.it.
Ogni autore permette e auspica la diffusione del proprio contributo tra le fondamenta del reale.
Così recita la home del sito che ospita i racconti mono-pagina di chiunque abbia voglia di inviarne uno (il progetto è aperto a tutti), disponibili a chiunque abbia intenzione di leggerli, stamparli e, soprattutto, disperderli.
L’idea, dal sapore un po’ romantico, risulta originale ed interessante, soprattutto in un Paese in cui la lettura è un lusso che ci si concede solo in presenza di polizze assicurative e fondi di investimento (a volte, neanche per questo), mentre la scrittura è nelle mani di Totti & C.
A chiunque ritenga che sia un progetto fallimentare, rispondo che non è destinato al fallimento più della Domenica mattina di milioni e milioni di persone passata in chiesa. A coloro che ritengano sia una offesa alla “vera letteratura”, dico che mi offende di più vedere i libri di Saramago nascosti dalle pile alte un metro dell’autobiografia di Buffon. A chi vede questa iniziativa come una risposta all’ansia di pubblicare, dico che uno sconosciuto resta tale anche se se ne conosce il nome. A colui che si preoccupa che nelle mani di un pensionato ignaro possa arrivare della mediocrità, dico che almeno non ha dovuto pagare per essa.
È vero: molti dei racconti sono più vicini ad una chiacchierata al bar, ad un referto medico o ad una testimonianza in tribunale. Alcuni, invece, sembrano contenere dentro un loro proprio mondo, che è molto più di quanto possa contenere un romanzo (a volte). Il problema si pone, se si pone, nel momento in cui si sbaglia l’interpretazione del progetto. Microcenturie non è per gli autori né e per la Letteratura. Microcenturie, a mio avviso, vuole riempire il vuoto occupato dalla nostalgia del sogno con una cartografia dell’irreale, vuole essere bastione e contrafforte al mondo che ha definitivamente sconfitto la possibilità con la sua iper-realtà. Chi non riesce a cogliere questo, preferisce la ragione al sogno. Ma la vita è un dato di fatto, non un fatto dato.
(I contributi possono essere inviati a microcenturie@gmail.com (allegati in formato word o compatibile) e devono essere lunghi una sola pagina. Vanno inseriti nel corpo della email: nome o nickname, url dell’eventuale sito web o blog e l’indicazione del luogo in cui la microcenturia verrà smarrita. Chiunque può stampare e smarrire racconti altrui, segnalando la cosa nello spazio dei commenti corrispondente al testo disperso).
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