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Berluscolandia trema

Il Regno di Berluscolandia trema. Il caso Marrazzo scompare dalle pagine dei giornali per lasciare spazio alle incredibili dichiarazioni di Spatuzza, un amministratore di Mafiolandia che accusa Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri di essere dei mafiolandesi travestiti da comuni abitanti del regno. Dichiarazioni che sconvolgono l’opinione pubblica e che fanno gridare allo scandalo la maggior parte dei media i quali, evidentemente, non ricordano come le stesse identiche cose furono affermate già una decina di anni addietro da un altro mafiolese coi rimorsi, Francesco Di Carlo.

Così, mentre Marcello Dell’Utri si difende indossando brillantemente i panni dell’ospite-vittima seduto nel salotto dell’insetto-giornalista, l’imperatore, zitto zitto, effettua le prime prove tecniche di fuga lampo durante la inaugurazione della TAV a Torino, proprio il giorno in cui, in centinaia di piazze italiane e quarantacinque città estere, il popolo manifesta a favore di una detronizzazione del re.

Nel frattempo, la seconda personalità di Fini, un vassallo di corte, si fa sempre più pressante, costringendo il povero vassallo a dichiarazioni schizofreniche e contrastanti rispetto alla sua identità primaria. Prima firma la legge sull’immigrazione con Bossi “ce l’ho duro”, l’uomo di corte con la più elevata assuefazione al viagra dopo l’imperatore, e poi si pronuncia in favore del diritto di voto agli immigrati e dà degli stronzi ai razzisti in presenza di un gruppo di bambini rom e etnie varie. Il suo disagio psicotico, in una escalation inarrestabile, lo ha anche spinto ad affermare (convinto che non lo ascoltasse nessuno) che l’imperatore deve farsi processare da quegli esseri abominevoli e antropologicamente diversi dei magistrati, in cui egli ripone piena fiducia, scatenando le ire del re e dei suoi più fedeli servitori. Tra questi ultimi, Vittorio “Bau-Bau” Feltri, l’animale più fedele subito dopo le squillo di Tarantini, e Maurizio Belpietro, su cui non mi esprimo perchè mi è stato insegnato di avere rispetto per chi è diversamente abile.

In tutta questa confusione, il partito dell’opposizione si è scisso in più di due per solidarietà a Fini, che rischia di essere psichiatrizzato. Alcuni sono scesi in piazza durante il No Imperatore Day, senza salire sul palco per paura di essere spinti di sotto; Violante, il primo bambolotto antimafia che se gli premi la pancia dice “mi sono dimenticato di dirvi che ero stato invitato a colloquio da Ciancimino”, è andato in TV a dire che lo scontro tra due poteri potrebbe portare al collasso di entrambi, quindi meglio non far processare il re così tutti possono vivere felici e contenti. Bersani, invece, non ha partecipato alla manifestazione per ritirarsi nelle sue segrete stanze e pensare ad una soluzione politica con cui battere l’imperatore dispotico. Da allora, non è mai uscito. Tranne una volta per andare in bagno, con una evidentefuoriuscita di sangue dal naso, probabilmente dovuta allo sforzo intellettivo.

Per fortuna, in questo marasma generale, qualcosa di buono c’è stato: grazie a Report, la trasmissione di Milena Gabanelli in onda fino a quando Rai Tre non diventerà solo regionale con dei buzzurri che parlano un dialetto sconosciuto, è riuscita a far recuperare il tesoro nascosto di Tanzi “te lo do io il latte” in quadri ed opere d’arte del valore di svariati milioni di euro. Siccome però, molto probabilmente, si farà la riforma del processo morto, l’ex presidente della ParmaCrack se n’è sbattuto le palle.

Notte tempo, nonostante il ponte per il ponte dell’immacolata e la settimana del poker mondiale, il parlamento è riuscito a presentare l’ultima finanziaria: solo un miliardino di euro lo prenderanno dagli intrioiti dello scudo fiscale, perchè gli “utilizzatori finali” dello scudo non ricordano dove hanno seppellito il resto dei contanti da far rientrare (sono al momento in corso svariate ricerche, soprattutto nel siciliano); circa un terzo della manovra, invece, arriverà direttamente dalle casse dell’INPS, che ha un viadotto connesso direttamente con le nostre tasche. Infatti, i fondi del TFR “inoptato” (nel senso che non puoi scegliere mica tu come usarlo, anche se è tuo di diritto) ingresseranno nella finanziaria circa tre miliardi di euro.

A proposito di ponte, il governo del re, che è un governo del fare, si sta impegnando per portare a termine l’opera architettonica più importante del XXI secolo: il ponte sullo stretto di Messina. Per farlo, siccome il governo è attento all’ambiente, ricicleranno i resti della città dopo il terremoto.

(Le vignette sono del perfido Natangelo e del cattivissimo Gavavenezia)

Accade a Berluscolandia – Una gran puzza di bruciato

C’è puzza di bruciato a Berluscolandia. Brenda, il trans dei desideri di Marrazzo (e chissà chi altri), è stato trovato senza vita nel suo appartamento in fiamme. Dicono che voleva farla finita: la vita di corte lo aveva sfinito. Agli amici confidò che si era messo in qualcosa più grande di lui (ma chi ha delle chiappe così grandi da superare il suo metro e ottanta di statura?) Il problema è che non si capisce perchè una persona che voglia suicidarsi si chiuda nell’appartamento a chiave con doppia mandata, prepari le valige riponendole ordinatamente accanto al letto e tra un bicchiere di whiskey e l’altro si svesta, faccia un bagnetto al proprio PC come fosse il suo cagnolino e si lasci morire seminudo asfissiato dai fumi dell’incendio. Forse è un modo bizzarro di togliersi la vita dei brasiliani all’estero.

I fumi dell’incendio sono arrivati inevitabilmente a Palazzo, dove c’è stato chi si è rilassato credendo di essere in una sauna e chi invece ha iniziato a soffiarlo negli occhi delle altre cariche dell’Impero e degli abitanti di Berluscolandia, creando un po’ di confusione. Le trame a palazzo diventano sempre più fitte: Fini, uno dei vassalli del Re, ai berluscolandiani dice le cazzate e all’Imperatore, nonostante i finti contrasti e le finte contrapposizioni, dice sempre si; Schifani, braccio destro dell’Imperatore e portavoce di Mafiolandia direttamente a Palazzo, fa sapere che a Mafiopoli tutta questa confusione non piace, minacciando le elezioni; l’Imperatore interviene assicurando che tutto va a gonfie vele e che il regno è saldo ed unito.

Una bagarre che colpisce duramente il giornalista-insetto Vespa, disperato per non essere riuscito ad inserire le ultime dichiarazioni dei faccendieri a palazzo nel suo ultimo manoscritto uscito troppo in anticipo. Una depressione che costerà agli abitanti di Berluscolandia svariati milioni di euro, che l’insetto depresso ha chiesto per sfornare le sue mielose puntatone di Porta a Silvio del prossimo anno.

Come al solito, l’unico in grado di mantenere la calma e tenere la concentrazione per portare a termine gli impegni del regno è l’Imperatore: senza scomporsi nè lasciarsi trasportare dall’onda degli eventi, aggrappato alla sua poltrona, tiene salde le redini dell’Impero nelle sue mani, sferrando colpi semimortali ai suoi nemici di sempre: quei maledetti comunisti di giudici e magistrati.

Dopo il fallimento del Lodo Alfano, una nuova proposta di legge prevede l’accorciamento dei tempi dei processi, soprattutto quelli che lo vedono direttamente coinvolto e potenzialmente dietro le sbarre anzichè a Palazzo Grazioli. Insomma: anzichè immunizzarsi contro il processo si rende improcessabile, rendendo improcessabili anche tutti gli altri. Così ora nessuno potrà rinfacciargli di non essere super partes e di non rispettare il principio secondo il quale la legge è uguale per tutti.

Colpi mortali alla giustizia che l’Imperatore riesce a sferrare con estrema facilità, poichè non vi è nessuno ad ostacolarlo tra i membri del palazzo, nè tantomeno tra il popolo che, impegnato a fronteggiare la crisi economica più grave degli ultimi 50 anni, non ha tempo, voglia ed energia da dedicare agli emendamenti ed ai decreti ghediniani del governo ed è disposto a tenersi un delinquente al governo purchè gli dia da mangiare (o, almeno, l’illusione).

Dal canto loro, magistrati e giudici continuano imperterriti il loro lavoro di ricerca della verità nonostante le enormi difficoltà e cavilli legislativi che si ritrovano ad affrontare quotidianamente. Continuano le loro indagini, ne aprono di nuove e riaprono quelle vecchie che, per motivi sconosciuti ai più, erano state archiviate. Come le indagini archiviate delle stragi del 1992 e 1993 che, dopo essere state riaperte, hanno fatto tremare molte sedie (e culi) proprio al Palazzo. Poi, tra i magistrati e i giudici, c’è anche chi, invece di lavorare sodo, taglia la testa al toro, sentenziando ad esempio che la famosa agenda rossa di Paolo Borsellino non è mai esistita e che la trattativa Stato-Mafia è la conseguenza di una bolla mediatica. Una bolla esplosa ormai da tempo, il cui pus tutt’ora ci ricopre.


(Le vignette sono del cattivissimo Natangelo e del geniale Gavavenezia)

Accade a Berluscolandia – Scandali e colpi di scena

A Berluscolandia, accade che bisogna rigare dritti e seguire le regole della morale condivisa per potersi assicurare la fiducia del Re e del popolo e per non andare alla deriva. Prendete, ad esempio, Mesiano: nessuno, tantomeno un servitore della giustizia, a Berluscolandia, indosserebbe calzini turchesi ed andrebbe su e giù, fumando come un turco, mentre attende il proprio turno dal barbiere. A meno che non sia un sovvertitore comunista: loro si che usano vestire indumenti con colori sgargianti e il più delle volte con abbinamenti indiscreti. È dalle piccole cose che ci si può rendere subito conto se qualcuno esce fuori dai binari prestabiliti. Ma questo è il minimo, qualcosa che può essere gestito con un piccolo video di avvertimento, ad esempio, per ricondurre il sovvertitore sulla strada delle regole comuni condivise da tutti. Son ben altri i casi in cui serve una mano forte e ferma che rimetta a posto le cose.


Prendete ad esempio quell’attenzionato omosessuale di Boffo, che di mestiere fa (o meglio, faceva) l’oracolista del Vaticano sulle pagine dell’Avvenire. Quest’uomo, che saliva sul pulpito offertogli ingenuamente dalla Santa Sede, a causa del suo indice puntato sulle persone sbagliate, è stato subito riportato sulla retta via. Boffo era davvero l’ultima persona che avrebbe potuto esprimersi sulla generosità dell’Imperatore con le sue cortigiane: pagare per una prestazione sessuale (in denaro o con premi tipo un seggio nel parlamento europeo) come utilizzatore finale è cosa ben diversa che pagare un’ammenda per evitare un’accusa di molestie a sfondo omosessuale. Proprio lui, un oracolista del Vaticano. Avrebbe dovuto sapere che la sua omosessualità sarebbe stata più al sicuro da qualunque attacco se fosse stato un prete, o magari un vescovo, piuttosto che un mero oracolista. Non sono bastate, infatti, le denunce dei molti cittadini in varie parti del mondo, i servizi e le inchieste della BBC e le evidenze dei fatti ad intaccare la fiducia del Pontefice nei i suoi fratelli. Se sei un prete o un vescovo puoi addirittura affermare che l’olocausto è una invenzione mediatica, costruita a tavolino da quei cattivoni di History Channel con i loro maledetti documentari che ogni anno puntualmente ci tediano, senza rischiare il linciaggio. Fatto sta che Boffo, fortunatamente, è stato dimesso dal suo incarico, grazie al pronto intervento dell’animale più fedele dell’Imperatore (molto più dei cani che usa per le sue battute di caccia): Vittorio Feltri. Feltri, infatti, ha impugnato la causa con anima e corpo e si è detto pronto ad affrontare con pugno di ferro tutte le eventuali sovversioni provenienti da più lati: egli si curerà dell’Imperatore con tutte le sue forze, proteggendolo con un abbraccio fatto di fogli di carta di giornale, avvolgendolo come un chilo di totani al mercato del pesce, per difenderlo da chiunque osi mettergli il bastone tra le ruote con attacchi preventivi. Il famoso “cominciamo da Boffo” del suo editoriale di benvenuto al Giornale fu il suo modo di avvertire i più delle sue intenzioni e l’Imperatore della sua devozione.


La tecnica del dossieraggio come strumento di conquista della fiducia, avendo dato i suoi primi frutti, dev’essere piaciuta a molti. Tant’è che ha preso piede rivolgendosi a più parti. L’ultimo attacco è stato sferrato a Piero Marrazzo, un vassallo potenzialmente infedele dell’Imperatore, reggente del feudo denominato Lazio, un luogo nel centro della penisola che ultimamente va di moda tra i latitanti camorristi, i quali si rifugiano da quelle parti dove possono gestire meglio i loro affari nella edilizia e mettere le mani nel mercato ortofrutticolo più grande d’Eurolandia. L’errore di Marrazzo è stato quello di andare a trans, secondo il ricatto filmato effettuato da quattro fedeli del servizio d’ordine pubblico che irruppero senza alcun ordine di servizio nè permesso in un appartamento privato. E un feudatario dell’Impero non va a trans. Al massimo, come utilizzatore finale, si diletta con delle puttane. Ma a trans proprio no, non si fa. E questo è risaputo da tutti. Tant’è che Gasparri, preoccupato per una segnalazione della polizia che lo vide aggirarsi in una zona frequentata da questi sovversori della natura umana durante una retata, si è subito pronunciato dicendo che lui era lì per caso, perchè aveva smarrito la retta via. Il governo si è subito mobilitato, accorrendo in aiuto di un suo ministro: ora, chiunque può contribuire all’acquisto di un GPS satellitare da regalare a Gasparri con una tassa del 5% sul denaro raccolto all’estero durante anni ed anni di evasioni fiscali reingressandolo in territorio nazionale grazie allo scudo fiscale di Tremonti.


Per fortuna, si è risolto tutto nel migliore dei modi: Boffo ora passa il tempo a fare telefonate anonime invece di disturbare il corso prestabilito delle cose. Marrazzo è in convento ad espiare il peccato delle sue perversioni. Le camere sono state chiuse per una settimana, perchè i parlamentari sono corsi in aiuto a Gasparri, che un giorno disse: “vado alla Fnac a scegliermi un GPS”, e da allora non è più tornato. Si è scoperto, poi, che preso da un attacco di panico di fronte a tanta tecnologia e impossibilitato a compiere una scelta perchè affetto da microcefalia cronica, ha avuto un momento di confusione e dalla Fnac è andato dritto alla conferenza su Paolo Borsellino. Fortunatamente i suoi amici di partito lo hanno raggiunto in tempo, riportandolo sulla buona strada prima dell’inizio dell’incontro. E infatti, Gasparri, invece di parlare di Borsellino e delle infiltrazioni della Mafia nello Stato, ha approfittato della conferenza per presentare l’ultimo modello di Tom Tom regalatogli dai suoi amici (immaginari).


L’Imperatore, l’utilizzatore finale di cortigiane, sposato e divorziato due volte e con cinque figli, nonstante le calunnie, gli attacchi diffamatori della stampa e della TV e degli oppositori politici, i tentativi sovversivi della Magistratura, la scarlattina e chi più ne ha più ne metta, ha umilmente dedicato il suo prezioso tempo alla Chiesa, alla difesa dei valori Cristiani della famiglia ed alla permanenza del crocifisso nelle aule di scuola. Prima, però, ha: chiamato i direttori di RaiSet per alcuni suggerimenti sui palinsesti e la proposta di un nuovo programma su Rai Due con Belpietro; ha chiamato al telefono Floris di Ballarò per dargli del comunista, ha suggerito a Ghedini che la soluzione al mancato Lodo Alfano è una legge che accorci i tempi delle prescrizioni; ha chiamato l’insetto travestito da giornalista (Vespa) per dirgli che nel suo ultimo libro avrebbe dovuto inserire suoi commenti, tipo “anche se accusato, non mi dimetterò mai”.

Insomma: tutto è bene ciò che finisce bene.


Le vignette sono di quel genio malefico di Natangelo.



Accade a Berluscolandia – Attacchi e contrattacchi

Accade che, come è ovvio che sia, anche l’Imperatore di Berluscolandia ha i suoi nemici che gli rendono la vita difficile e disturbano la quiete del suo lavorio continuo – perchè Berluscolandia ha la fortuna di avere un governo del fare.

Dei vari disturbatori, l’Imperatore odia particolarmente due categorie: i giornalisti, dei veri e propri farabutti, ed i magistrati, che egli ama definire come “antropologicamente diversi” e “mentalmente disturbati”. Egli li odia molto più dei nemici politici (che sono ormai una razza in via di estinzione), dei disturbatori di piazza, degli eretici e dei critici. Ma non li odia tutti, no. Odia solo quelli che non sono d’accordo con lui, o che non riesce ad assoldare attraverso trattamenti privilegiati.


Dopo 15 anni di regno quasi indisturbati, quei “farabutti” dei giornalisti affondano il primo serio colpo all’immagine dell’Imperatore, pubblicando alcune foto – che hanno fatto il giro del mondo – di alcuni festini tenutisi presso la sua residenza estiva. Peni eretti e tette al vento vennero immortalati in ordine sparso nell’immensa tenuta, giunti lì assieme ad altre prti del corpo su invito privato dell’Imperatore e rigorosamente su mezzi di trasporto di Stato. A questo, si aggiunge subito dopo la fantastica storia della trasmigrazione mistica da puttana a deputata di Eurolandia di una cortigiana entrata a Palazzo Grazioli sotto mentite spoglie, anch’ella per attaccare e indebolire in maniera subdola l’immaginedell’Imperatore.

Ma il Re di Berluscolandia, che non si arrende di fronte a nulla e non si da mai per vinto, dichiara guerra alla “stampa di merda” che infanga il nome e l’onorabilità del Regno di Berluscolandia, denunciando tutti i giornali che fino ad allora avevano condotto tale campagna denigratoria nei suoi confronti. Successivamente, ospitato presso il covo di Vespa (un insetto sotto le mentite spoglie di un giornalista farabutto che si strofina continuamente le zampe come una mosca e ha la faccia da bulldog) partecipa ad un paio di agorá pubbliche, dove sbugiarda tutti, anche la Imperatrice che, preoccupata per i comportamenti di un marito “malato”, lo abbandona, e che a dire dell’Imperatore fa parte anch’essa di quella corte di complottatori che cercano di detronizzarlo senza risultati.

Il secondo colpo al potere dell’Imperatore arriva da quei disturbatimentali della Magistratura con la bocciatura del Lodo Alfano, una legge che avrebbe reso immune l’Imperatore ed i suoi più stretti collaboratori da qualsiasi tipo di accusa. Visti gli innumerevoli capi d’accusa pendenti e non dell’imperatore (Lodo Mondadori, corruzione semplice: prescritto; All Iberian 1, finanziamento illecito ai partiti: prescritto; Processo Lentini, falso in bilancio: prescritto; Falsa testimonianza, iscrizione alla P2: amnistiato; Terreni di Macherio, falso in bilancio: amnistiato; All Ibeiran 2, falso in bilancio: assolto perchè il fatto non è più previsto dalla legge a seguito delle riforme del governo dell’Imperatore; Processo SME, corruzione giudiziaria: assolto; Tangenti alla Guardia di Finanza: assolto per insussistenza del fatto; Medusa cinema, falso in bilancio: assolto in quanto per la sua ricchezza potrebbe non essere stato al corrente dei fatti; SME-Ariosto1, corruzione giudiziaria: assolto per insussistenza del fatto; SME-Ariosto2, assolto perchè il fatto non è più previsto dalla legge a seguito delle riforme del governo dell’Imperatore; Spartizione pubblicitaria Rai-Fininvest, Traffico di droga, Tangenti Pay-TV, Concorso in strage, Concorso esterno in associazione mafiosa, Caso Saccà, Abuso d’ufficio: procedimenti archiviati; Diffamazione aggravata ad uso del mezzo televisivo, Corruzione dell’avvocato Mills e Compravendita di diritti televisivi: procedimenti in corso) la bocciatura dello scudo ha inferto un colpo durissimo alla sua inattaccabilità, nonostante l’Avvocatura del Regno si fosse pronunciata implicitamente a favore, gli avvocati di corte avessero affermato che “la legge è uguale per tutti ma non la sua applicazione” ed il Presidente della Repubblica avesse firmato la legge.

Ma l’Imperatore è imperterrito e dichiara “Io vado avanti” tra l’esultanza dei suoi e del suo popolo. Molti dei problemi giudiziari li ha risolti depenalizzando per vie legislative alcuni reati che gli vengono attribuiti (come il falso in bilancio), mentre altre leggi per difendersi da eventuali attacchi sono al vaglio. Probabilmente, per bisogni di liquidità, è anche passata la legge sullo scudo fiscale che, pur non proteggendo gli evasori, ne protegge i capitali. Nello stesso tempo, si sta occupando di coloro che hanno osato attaccarlo, servendosi dell’aiuto di Feltri, che a Berluscolandia è l’animale più fedele dell’uomo subito dopo il cane. I problemi con la stampa invece li ha risolti molto più facilmente: quando tutti gridarono “il re è nudo”, l’Imperatore, anzichè coprirsi, ha messo in imbarazzo tutti coloro che erano vestiti.

Ultimamente, tra coloro che insistono nell’andare in giro ancora vestiti, si è concentrato particolarmente sul colore dei calzini di uno di quei deviati mentali della magistratura che ha sentenziato il risarcimento di 750 milioni di euro da parte della Fininvest a favore della Cir di De Benedetti. Uno che va in giro conciato così, non solo è un pazzo senza metro di giudizio, ma rovina anche l’immagine di un regno che è il punto di riferimento della moda nel mondo. Figuriamoci se un tipo così possa emettere sentenze.

Accade a Berluscolandia – Intro

Berluscolandia è un meraviglioso Regno di Eurolandia. Con un po’ di fantasia, lo si potrebbe immaginare come una donna nuda (e non a caso nuda) che corre scalza in una pozzanghera, con la chioma mossa dal vento, mentre gioca con una pallina e una barchetta. La pozzanghera si chiama Mare Mediterraneo ed è un po’ più grande e più profondo di una pozzanghera, anche se è sporco uguale. La chioma al vento della fanciulla sono i confini frastagliati delle Alpi. La pallina e la barchetta sono due pezzetti di terra staccatisi moltissimo tempo fa dal resto della penisola e che si chiamano Mafiolandia e Viplandia.

La capitale di Berluscolandia è Arcore, un piccolo villaggio situato a Nord del Regno, la cui superficie è quasi totalmente occupata dalla gigantesca residenza ufficiale dell’Imperatore, Villa Casati-Stampa, una meravigliosa struttura rinascimentale di enorme valore patrimoniale, acqustata dall’Imperatore per soli 500 milioni di lire (l’antica moneta del Regno) attraverso meccanismi non proprio insindacabili.

Nonostante Villa Casati-Stampa sia la residenza ufficiale del Regno e si trovi nella sua Capitale, è a tutti nota la preferenza dell’Imperatore per la sua residenza estiva, Villa La Certosa, a cui Egli dedica tutte le maggiori attenzioni e in cui è stato costruito anche il mausoleo all’interno del quale l’Imperatore otterrà degna sepoltura, assieme ai suoi più fedeli vassalli, quando il tempo lo richiederà. Tale residenza estiva assieme a tutti gli altri possedimenti terrieri e immobiliari dell’Imperatore in questa regione del regno raggiungono le dimensioni del doppio di Città del Vaticano o la metà del Principato di Monaco, un Regno confinante dove molti abitanti di Berluscolandia hanno scelto di spostare la loro residenza per questioni fiscali.

Il Regno di Berluscolandia è una democratura, come la definirebbe Max Liniger-Goumaz, ovvero una dittatura con le vesti di una democrazia. Infatti, a Berluscolandia, nonostante chi decide è sempre lo stesso gruppo di potere, tutto sembra svolgersi secondo le regole di qualsiasi buona democrazia: c’è la Repubblica ed il suo Presidente, la cui unica funzione è firmare le leggi proposte dalle camere altrimenti è incostituzionale; c’è il suffragio universale, dove tutti possono votare anche se sprovvisti degli strumenti necessari della conoscenza per un voto consapevole; c’è libertà di informazione ed espressione, anche se qualche giornalista è stato epurato, la maggior parte dei mezzi di informazione appartengono all’Imperatore e in molte città non ci si può riunire in più di tre in un parco dopo le nove di sera; c’è una costituzione, anche se è stata cambiata e cercano di cambiarla ad ogni riunione parlamentare e se non la cambiano è uguale perché tanto non ne rispettano i principi; ci sono vari partiti politici di diversi orientamenti, anche se tutti dicono le stesse cose con le stesse parole e spesso le discussioni parlamentari consistono in liti bipartisan su chi ha detto per primo cosa e in fin dei conti sono sempre tutti d’accordo.

Questa è, molto sommariamente, Berluscolandia: il Regno in cui vivo e di cui vi racconterò, a partire da oggi, tutte le avventure.


Nota: I racconti di questa rubrica sono una interpretazione assolutamente personale in chiave ironico-critica di fatti reali. Per quanto possibile, cercherò di asegnare a tutte le affermazioni che riporterò i link delle fonti ufficiali delle stesse. La vignetta è di quel genio malefico di Natangelo.