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Ho voluto aspettare il “botta e risposta” tra Marco Travaglio e Michele Santoro, prima di pubblicare il mio commento al consueto appuntamento del Lunedì di Passaparola.

Per chi non avesse visto la puntata di Annozero dello scorso giovedì, tutto è nato dalla “insolita” reazione di Travaglio ad alcune allusioni e accuse di Porro relative ad una supposta frequentazione del giornalista (sto parlando di Travaglio, ovviamente) di personalità in odor di mafia. Travaglio, sentendosi accusare per l’ennesima volta di questioni a lui estranee, è andato su tutte le furie.

Oltre a coloro che lo conoscono bene (almeno nelle vesti pubbliche), anche Travaglio stesso deve essersi stupefatto dinanzi una sua propria reazione che probabimente non aveva previsto. Così scrive una lettera pubblica a Santoro che a me è parsa una giustificazione assolutamente pertinente del suo comportamento. Giustificazione che cerca le scuse, ma non le offre. E questo, sinceramente, un po’ mi è dispiaciuto.

La risposta di Santoro l’ho letta con estrema attenzione e, a mio avviso, continene insegnamenti molto importanti di un uomo per cui sono molto più importanti i perché che i come. E dalla controrisposta di Travaglio non mi pare si possa evincere che quest’ultimo abbia colto appieno i “messaggi” di Santoro, forse perché troppo concentrato su se stesso e poco sulla “causa” .

Per quanto mi riguarda, personalmente suggerirei a Marco Travaglio di rileggere attentamente la lettera di Santoro, soprattuto la parte in cui dice

“Cavalieri senza macchia e senza paura che vogliono segnare a tutti i costi una differenza dal resto del mondo, che mettono la loro purezza e il senso dell’onore prima della libertà: la legge e le regole prima della libertà, la verità prima della libertà. Mentre leggi e sentenze sono solo lo strumento essenziale per l’ordinato funzionamento della società”.

Caro Marco, il pubblico crede non solo in ciò che può ma anche – e soprattutto – in ciò che vuole. Ad un attacco personale, rispondi dicendo che non è il tema in questione e che per eventuali chiarimenti ti sei già aspresso a riguardo. Poi, chi avrà orecchi per intendere intenderà.

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Marco Travaglio può non piacere: quel suo fare certosino, quella sua aria da spavaldo “io so’ io e voi nun siete un cazzo”, quel suo impettirsi ogni volta che parla, quella sua espressione distaccata e strafottente che non dissimula per niente bene l’insulto che non cerca affatto di celare, quel senso di superiorità che sprizza da ogni riccio dei suoi capelli sempre più radi, quell’atteggiamento da maestrina saccente e frustrata che ti fa sentire in colpa per non sapere ciò di cui lui ti sta parlando. Potrei continuare così ancora per molte righe.

Però c’è una cosa: in tanti anni di carriera giornalistica, Marco Travaglio non ha mai sparato una cazzata. Neanche piccola. E questo è un fatto. Come è un fatto che Marco Travaglio non è Feltri, forse a causa del cognome che porta abituato a strisciare come i bottoni di panno che impediscono alle sedie di rigare il parquet. Come è un fatto che, dopo Berlusconi, Marco Travaglio è forse uno dei più acerrimi nemici degli sporchi comunisti. Questi sono fatti che invito chiunque a smentire. Fatti, proprio come quelli che escono fuori dalle sue labbra sottili e affilate come coltelli. Ecco perchè Marco Travaglio è intoccabile a priori. Se il sospetto fosse il sole, Marco Travaglio non avrebbe ombra a questo mondo (da un punto di vista giornalistico, si intende). È per questo che Marco Travaglio non fa una piega di fronte alle accuse del piduista-parlamentare (una moderna figura mitologica) Cicchitto. È per questo che Marco Travaglio non ha sentito l’esigenza di difendersi al telefono con all’altro capo il giornal-etto Vespa (altra figura mitologica: metà uomo, metà insetto).

Detto ciò, passiamo alle accuse. Il piduparlamentare Cicchitto accusa Marco Travaglio – assieme a Santoro, al gruppo Repubblica-Espresso e il Fatto Quotidiano - di essere il mandante morale dell’aggressione al Presidente del Consiglio. Cioè, secondo Cicchitto, Marco Travaglio avrebbe sedotto migliaia di menti con la forza dei suoi articoli e del suo Passaparola e, con Tartaglia, avrebbe avuto successo. Accuse assolutamente infondate e prive di senso, e chiunque abbia voglia di guardarsi il video incriminato può certamente concordare.

La questione di fondo, invece, è un’altra: distogliere l’attenzione, come al solito. Distogliere l’attenzione dai mandanti occulti delle stragi del 92-93 e portarla su fantomatici mandanti morali dell’azione di uno psicolabile. Distogliere l’attenzione dagli attacchi del Premier a tutte (o quasi tutte) le principali istituzioni del Paese, per concentrarle su quelli di Di Pietro o dei Giornali che ultimamente hanno attaccato in maniera frontale Silvio Berlusconi. Censurare una volta per tutti chi dà fastidio alla maggioranza. In ultimo, ma non meno importante, cercare a tutti i costi il casus belli: l’aggressione al Premier varrebbe, secondo la maggioranza, a giustificare molte mosse politiche e proposte di legge in cantiere già da molto tempo. Per esempio, la censura di internet. Per esempio, leggi molto più restrittive sulla libertà di manifestare il proprio pensiero. Per esempio, le pressioni sul PD ad abbandonare Di Pietro che si sono “inspiegabilmente” amplificate. Qualcuno potrebbe pensare che son dei furbi, quelli della maggioranza. Potrebbe essere. Oppure è il popolo italiano che si è distratto troppo e continua a distrarsi.

Alla fine, però, resta l’accusa infamante lanciata in Parlamento da Cicchitto. Travaglio dice “ci vediamo in tribunale”, Cicchitto risponde “col…l’immunità parlamentare!”. Infatti, il piduparlamentare Cicchitto in tribunale non ci andrà. Perchè in Tribunale si portano fatti, i fatti che Travaglio ha e Cicchitto no. Come direbbe Carlo Lucarelli: Cicchitto, paura eh?!

Marco Travaglio è il Galileo Galilei dell’informazione italiana. L’unico giornalista in grado di applicare il metodo scientifico al giornalismo. Quindi: giù le mani da Marco Travaglio!

P.S.: Resta da capire una cosa: se, a seguito delle accuse formulate da Cicchitto in Parlamento, a Marco Travaglio dovesse accadere qualcosa, chi sarà il mandante morale?