Archives for posts with tag: Altre Voci

Federica Nightingale è un’altra voce poetica del web. Le sue evoluzioni linguistiche concatenano lunghe serie di immagini che si susseguno scandite dal ritmo del verso. Le parole delle sue poesie emettono suoni che giungono direttamente agli occhi, sotto forma di sottili metafore, originali analogie, visioni inattese (Ho ritrovato nell’erba un filo/intrecciato/e si chiamava Gesto). La lettura delle poesie della Nightingale non è di facile accesso: oltre che per alcuni trapezismi stilistici (a volte forse un po’ forzati), la difficoltà viene soprattutto da un velato ma costante ermetismo di cui la poetessa si serve in ogni singolo passaggio del verso, compiendo quel salto logico da una scena all’altra che senza di esso sarebbe impossibile. E, forse, la forza delle sue poesie sta proprio in questo: nel loro dire più di quanto sia stato scritto entro i confini dei loro versi.

(testo tratto da Rebstein)

Quella di Enzo Campi è una voce importante della poesia contemporanea. La difficoltà maggiore che si incontra leggendo i suoi testi credo sia legata, più che ai contenuti che in essi vengono veicolati, al come tali contenuti vengono trasmessi. La sua è una incessante ricerca ontologica attraverso l’uso delle parole di ciò che dietro di esse si cela. Le parole di Enzo Campi non nominano, non determinano e neppure significano: i suoi discorsi de-strutturano il logos in chiave derridiana con un atto di forclusione del linguaggio che annulla il rapporto strutturato di significato-significante (Sassure) e trasforma la parola in parola-vuota, emulando quel meccanismo che trasforma tutto (e noi) da essenza ad assenza. Un de-strutturare che io vedo come atto di vendetta nei confronti di una realtà iper-strutturata che non vorrebbe lasciare scampo alla pressupposta monoliticità di una identità che vuole, invece, essere altro-da-sè. Lo stile di Enzo ricorda molto Carmelo Bene: è evidente il suo sforzo compiuto per evitare di “essere parlato”, offrendo la propria voce solo come mezzo di trasporto su cui far viaggiare il non-senso del senso senza biglietto. Leggere i testi di Enzo Campi significa sperimentare il vuoto, lo stesso che c’è tra realtà concreta e realtà simbolica proprio del discorso. Un vuoto che si sperimenta “fisicamente” con la lettura a precipizio delle sue poesie, dal ritmo serrato che trascina il lettore in un vortice di nuove disposizioni delle parole, dei concetti e della realtà. Un vuoto che, nonostante tutto, può essere riempito non definitivamente se ci si sforza di sperimentarlo, quindi riempirlo con significati nuovi.


Hermansji è un’altra voce del web che merita di essere ascoltata. La sua è una prosa netta, costante ed altamente poetica. I suoi scritti sembrano versi che hanno dimenticato di andare a capo. Gli scritti di Hermansji sono spesso colmi di questioni, dubbi, incertezze e supposizioni che delineano la sensibilità introspettiva elevatissima di uno scrittore che è perennemente in discussione con se stesso. Uno scrittore intelligente che preferisce porsi domande piuttosto che offrire risposte , le quali – quando ci sono – hanno il tono modesto di chi non è consapevole del grande valore di ciò che ha appena scritto. Spero di avere presto la possibilità di leggere il suo romanzo Radiografie all’anima.


Voglio starci dentro

E voglio starci dentro a quest’onda anche se non la comprendo. Tanto alla fine che male c’è se ho smarrito anche me? Se raccolgo nel mio secchiello tutta la sabbia del mondo e m’ostino ad essere un sognatore? Così voglio starci dentro a questo fiume che trascina con violenza e porta via, goccia dietro goccia, trascina ogni cosa. Tanto alla fine che male c’è se ho perso il conto di quante volte ci ho creduto? Creduto che si potesse amare solo per questo, raccogliendo in uno stupido secchiello tutto il bene che manca al mondo ed ostinarsi, come un ingenuo sognatore, a donarlo a chi ne ha bisogno.

Un’altra voce che seguo piuttosto assiduamente sul web è quella di Ed Warner, il poeta-portiere. Quello che para tutte le cannonate che tira la vita, anche quelle in fuori gioco. La musicalità dei suoi versi, spesso taglienti, si attacca prepotente alle orecchie e da lì si trascina fino al cervello portandosi dietro il senso, che ti resta impresso come una macchia anche se non sei riuscito a coglierlo. Una musica fatta di immagini apparentemente separate: tante piccole scene che Ed è capace di racchiudere in un solo verso e che si snocciolano, l’una dopo l’altra, in un susseguirsi di visioni allusive sempre a qualcosa che è ciò che inscenano e, allo stesso tempo, ad altro.

 

Stripped

 

Sciacquati gli angoli

d’un non so dove

parlami ancora

d’un giorno, d’un ora

che beva alla goccia

l’ondata di pioggia

che non ho le palle di trattenere.

 

mani inutili

languide e futili

non sanno nemmeno accarezzare…

 

e se mi vedi passa oltre

al mio cazzare a volte

è il solo scroscio a trattenere

il rimbalzare d’un essere vile.

 

mi vedi nudo ma non abbastanza

 

battili

gli occhi

se non ci credi.

Allessandro Assiri è un’altra voce che ha scelto di abbandonarsi alla parola. “In bilico tra la cultura del nulla e il nulla della cultura, trasferisce nella parola il segno di un disagio evidenziando le contraddizioni di una generazione che troppi treni ha perduto per un pelo“. Una parola che ti sferza, ti ferisce, ti taglia a metà e con gli schizzi del tuo sangue fa stupendi quadri astratti. Mi scrisse una volta – l’unica in  cui avemmo modo di comunicare – che i poeti sono “accompagnatori di parole”. Alessandro Assiri le parole le accompagna in una splendida carrozza.


sono poche righe avanti

negli sbagli secondo natura

ogni purezza è lingua di partenza

equivoco di fondo

esempio di lettura

sono poche righe avanti

negli sbagli secondo natura

ogni purezza è lingua di partenza

equivoco di fondo

esempio di lettura