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Il mio nome è Bond, Tremonti’s Bond

Una nuova perla di finanza creativa sta per attaccare le tasche degli ignari cittadini. Apprendo dalle colonne de La Voce Del Ribelle (dovreste abbonarvi se volete sapere cosa succede al di fuori della casa del Grande Fratello) che il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti sta pensando a emettere bond di durata quinquennale; in dollari però.

Ora, la domanda che sorgerebbe spontanea anche agli affetti da discalculia cronica è: perchè diavolo dovrei investire i miei dannati spiccioli nel profondo-senza-fondo pozzo del debito pubblico italiano, perdipiù in dollari con le condizioni economiche in cui gli Stati Uniti versano?

Valerio Lo Monaco, direttore del giornale e autore dell’articolo fonte di ispirazione, ovviamente grida allo scandalo, denunciando quella che è a tutti gli effetti una truffa ai danni dell’italiano medio che ha sempre visto nei Titoli di Stato (BOT, CCT, cambiali, sub-prime made in Italy o come vi pare) una forma di investimento sicuro. Così più non sarebbe, se l’ideona del nostro (?) Ministro diventasse realtà.

Facciamo un esempio (che prendo come spunto dall’articolo di Lo Monaco): io investo 100 euro in titoli di stato oggi. Questi 100 euro vengono convertiti in dollari e, al cambio attuale, ciò significa che oltreoceano i miei 100 euro investiti valgono 140 dollari (facciamo conti pari, per semplificare). Fra cinque anni vado a riprendere i miei 100 euro diventati 140 dollari col cambio, diventati a loro volta 145 dollari con un tasso d’interesse ipotizzato al 3%. Bene! Bravo! Fico! Quattro dollari guadagnati in cinque anni su 140 investiti senza fare nulla. Un affarone. Però c’è un problema: se li vuoi usare per comprarti l’ultimo televisore al plasma nel MediaMarket sotto casa tua devi riconvertirli in euro. Ed è proprio quando andrai in banca a riconvertire i tuoi 145 dollari che la tua felicità verrà impunemente assassinata, riempiendo di spruzzi di sangue l’ignaro cassiere all’altro capo dello sportello. Infatti: viste le condizioni in cui versa l’economia americana; la spregiudicata introduzione nel mercato di carta moneta che contribuisce ad inflazionare la valuta stessa; la Cina che cerca di sbarazzarsi del debito pubblico americano in ogni modo; l’ombra dell’abbandono del dollaro come moneta di scambio internazionale (soprattutto per la compravendita del petrolio), tutto questo non sembra affatto incoraggiare un investimento sul dollaro, le cui previsioni risultano essere di sicura perdita. Se siamo d’accordo su questo e ritorniamo ai nostri 145 dollari, fra cinque anni non è rischioso ipotizzare un cambio in perdita.

Così, se all’inizio del nostro investimento un euro valeva 1,4 dollari e 100 euro di titoli valevano 140 dollari, dopo cinque anni ed un euro scambiato per 1,7 dollari i nostri 145 dollari diventano 85 euro. Cioè 15 euro in meno dei 100 investiti, nonostante un guadagno netto del 3% di interessi. Magie della finanza.

Dopo aver letto l’articolo ed aver inteso l’antifona, mi sono chiesto per quale razza di motivo Tremonti abbia tanta voglia di fare gli interessi delle nazioni altrui. Ma, esclusi eventuali interessi privati di cui al momento non sono a conoscenza, un motivo per questa mossa finanziaria credo di averlo intuito. Abbiamo detto che investendo in titoli di stato in valuta americana si potrebbe potenzialmente perdere il 15% del valore investito dopo cinque anni (15 euro su 100). Tale perdita del singolo investitore, però, diventa un guadagno per lo Stato italiano. Infatti, se ci togliamo i panni di colui che deve avere (investitore in titoli di stato) e ci mettiamo in quelli di chi deve dare (lo Stato), una sottile e lieve aura di pace e serenità viene a sollazzarci il cuore.

Come perchè? Ma è chiaro, no? Se cinque anni fa ho venduto un debito di 100 euro con la promessa di ripagarlo dopo cinque anni con gli interessi e mi ritrovo a pagare una cifra inferiore rispetto a quella venduta significa che il mio debito è diminuito senza che io facessi il minimo sforzo! Detto in altre parole: supponiamo che oggi il debito pubblico dell’Italia ammonti a 200 euro complessivi (magari!). Supponiamo che grazie ai Tremonti’s bonds, lo stato riesca a convertire 100 di questi 200 euro di debito in dollari, con un cambio dollaro/euro a 1.4. In questo modo, il nostro debito pubblico totale di 200 euro si trasforma in un debito di 100 euro + 71,4 dollari. Ora supponiamo che tra 5 anni 1 euro varrà 1.7 dollari (il dollaro svaluta). Il nostro debito nazionale iniziale di 100 euro + 71,4 dollari diventa, interessi al 3% inclusi, di 100 euro + 73,5 dollari. Se riconvertiamo in euro la porzione di debito pubblico in dollari, otterremo un totale di 100 euro + 43,3 euro. Cioè 143,3 euro. Ossia 56,7 euro in meno rispetto al debito pubblico venduto cinque anni fa! Una perdita del 28% rispetto al debito iniziale, nonostante il pagamento degli interessi! Incredibile, vero?

In altre parole, mentre chi investirà nei titoli di stato in dollari punterà sulla rivalutazione della moneta americana, lo Stato che vende il suo debito in dollari punterà su una svalutazione di questa, in barba alle perdite economiche dei singoli cittadini. Perchè qualunque sarà la perdita del cittadino, la stessa corrisponderà ad un guadagno dello Stato rispetto al suo debito pubblico. E, magari, avremo allo stesso tempo fatto un favore agli amici americani (che ci tengono per le palle sin dalla 2 guerra mondiale) ed anche a chi investirà ingenti somme nei titoli di stato per poi sfruttarli in dollari e non in euro. Questa sì che è economia creativo-preveggente.


Il Nuovo Secolo Americano: retroscena politici, sociali ed economici di una guerra annunciata


Nel suo film-inchiesta “Il Nuovo Secolo Americano”, Massimo Mazzucco – fotografo, regista e responsabile del sito luogocomune.it – si serve di ragionamenti logici, inquietanti coincidenze e documenti ed archivi storici per raccontare la storia di una strage annunciata: l’11/9.Il crollo improbabile delle torri, l’area più sorvegliata del pianeta invasa da aeroplani a bassa quota, l’aereo sul muro del Pentagono che produce un buco di soli 4 metri, la polizza assicurativa delle torri crollate, il bacino d’oro presente nel terreno sottostante l’attuale ground zero, i neocons, il PNAC, gli archivi ed i documenti storici, la CIA, l’FBI, l’Iraq, l’Afghanistan, il petrolio. Questi sono solo alcuni dei temi trattati.

Il documentario si concentra sulle cause dell’11/9 solo in apparenza: in realtà l’11/9 è il punto di partenza che Mazzucco ha scelto per raccontare gli obiettivi nascosti di una politica di respiro internazionale aggressiva e spregiudicata iniziata già più di un secolo fa, non solo da parte degli Stati Uniti ma anche di tutti gli altri Paesi che sempre (o quasi sempre) accorrono in suo sostegno. Un importante punto di vista che può sicuramente essere d’aiuto nell’interpretrare non solo quanto è accaduto nel recente passato, ma anche le scelte che caratterizzeranno il futuro prossimo.

(il video è su Arcoiris.tv)

Come uccidere un vietnamita, perpetrare la dipendenza alimentare del terzo mondo e favorire le lobby di potere con un solo bicchiere di Coca-Cola

Come ho già avuto modo di affermare in precedenti occasioni, ognuno nel suo piccolo è un assassino. Dopo “Quante vite vale una Playstation”, è ora il turno di “Quanti vietnamiti con una Coca-Cola”.

La saccarina, la vanillina, la caffeina e l’aspartame sono solo alcuni ingredienti della ricetta segreta della bibita più conosciuta del globo. Sono elementi chimico-sintetici molto diversi tra loro. Ciò che però hanno in comune è il produttore: la Monsanto. Nella home page del suo sito web si legge che

“L’attività di Monsanto trova nell’agricoltura il suo riferimento nel senso più ampio del termine. Da oltre 30 anni Monsanto in Italia è a fianco degli agricoltori per aiutarli ad ottenere dalla loro terra sempre di più e sempre meglio. Monsanto presta ascolto ai suoi clienti ed interlocutori prendendone in considerazione opinioni e bisogni, mette in campo le migliori tecnologie per garantire agli agricoltori maggior produttività e redditività nel rispetto dell’ambiente.”


Ovviamente hanno evitato di sottolineare come esattamente si rivolgono all’agricoltura e di fare una lista delle varie denunce da parte dei consumatori e associazioni come Greenpeace contro molti dei prodotti commercializzati dall’azienda. Per fare solo alcuni esempi e dare un’idea approssimativa di quello di cui sto parlando, la Monsanto fu la società che inventò, produsse e vendette il cosiddetto “agente orange” agli Americani durante la guerra del Vietnam, con lo scopo di distruggere le foreste della zona e scovare i vietcong. L’agente, però, era altamente cancerogeno ed ha provocato danni immunitari e alla riproduzione che non hanno finito di mietere vittime tra i vietnamiti.

Sempre la Monsanto, durante gli anni Ottanta, scopre il glifosato, sostanza base per molti erbicidi, e soprattutto del tristemente famoso Roundup. Il Roundup è un pesticida potente che dà alla Monsanto profitti del 20%. Il pesticida ha però un difetto: è straordinariamente nocivo per umani. I disordini provocati dal glifosato sono noti e documentati, ma le lobbies pro-pesticidi sono potentissime e inarrestabili. Successivamente la grande idea: fabbricano una specie di semente resistente al glifosato, da poter vendere insieme al Roundup stesso, in una specie di formula pacchetto. Così, dal 1997 la Monsanto comincia a vendere soia, mais e colza transgenici, resistenti al Roundup.

Nel 1998 una azienda Biotech di Monsanto, la Delta e Pine Land, inventa e brevetta una tecnica di nome “sistema di protezione della tecnologia” che è una modifica genetica in grado di rendere sterili le piante. Questo significa che possono vendere semi di piante sterilizzate, mettendo gli acquirenti in un subordinato rapporto di dipendenza anno dopo anno.


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La Monsanto, dunque, potrebbe essere considerata l’emblema delle lobbies multinazionali che detengono il potere oggi: resta nell’oscuro, quasi sconosciuta ai più, nonstante abbia un potere politico-economico immenso, con fatturati che possono superare ampiamente il Pil di interi Paesi, ed una capacità di influenzare istituzionalmente intere Nazioni con il meccanismo delle “porte girevoli“, come lo chiama Marie-Monique  Robin nel suo ultimo libro inchiesta “Il mondo secondo Monsanto”, che fa sì che il controllore sia anche il controllato e viceversa.

Come sottolinea Marzio Pagani su “La Voce del Ribelle” di Novembre, “il lavoro di acquisizione di informazioni della Robin sorprende per minuziosità e attendibilità, e se così non fosse stato la Monsanto, che dispone delle migliori schiere di avvocati degli Stati Uniti, non avrebbe esitato a scagliarsi contro di lei. Proprio l’assenza di azione legale, pertanto, è la miglior garanzia della veridicità di quanto la giornalista francese affermi, questo per tacere del costante lavorio di intralcio che la giornalista ha subito a tutti i livelli, sia nella fase di diffusione che in quella di acquisizione dell’informazione.”

La domanda, a questo punto, sorge spontanea: perchè nessuno sa nulla di tutto questo? Mentre la stampa nazionale, giornalisti e afficionados della libertà di informazione erano impegnati nelle loro manifestazioni di piazza, e le grandi case editrici erano impegnate a presentare l’ennesima biografia del vip di turno, tutto sarebbe passato sotto il piu totale silenzio se Arianna Editrice non avesse provveduto alla pubblicazione della versione italiana dell’inchiesta.

Solo uno tra gli innumerevoli casi di “distrazione” che ci costeranno caro.