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C’è chi a Milano vuole intestare un parco della città a Bettino Craxi, e chi a Ponteranica (BG) rimuove la targa di Peppino impastato dalla Biblioteca comunale. C’è stato chi ha gridato allo scandalo facendo bene attenzione a non spettinarsi e chi ha parlato di atto irrispettoso che oltraggia la pubblica decenza. Sia quel che sia, è in atto (più o meno consapevolmente) un vero e proprio revisionismo storico di orwelliana memoria e questi atti, seppur piccoli, assumono un forte valore simbolico.

È ripugnante il modo in cui, soprattutto negli ultimi anni, si neghi l’evidenza dei fatti in una maniera talmente tanto spudorata che riesce ad offendere anche l’intelligenza di chi non ce l’ha. In tutto questo, la cosa più sconvolgente (ma neanche tanto) è il silenzio del PD e del Capo dello Stato. In Senato è addirittura in programma una cerimonia di commemorazione in onore dell’ex Presidente del Consiglio: devono aver proprio perso la bussola. Forse dovremmo inviargli la mappa che ha stilato Claudio Messora, chissà che riescano a ritrovare la strada.

È pur vero, però, che non è il nome di una via o la targa di una biblioteca che fa la memoria storica di un popolo nè i suoi valori. Quante persone si chiedono chi sia l’uomo o la donna che offre il suo nome ad una via o ad una biblioteca ogni volta che la percorre o la visita? Suppongo siano una ristretta minoranza. Vi dirò di più: ho il timore che se si provasse a chiedere chi fosse Bettino Craxi o Peppino Impastato ad un quindicenne sarebbero molto più probabili i silenzi che le risposte. Sarebbe come avermi chiesto a quindici anni se sapevo chi fossero i Fratelli Bandiera o Sacco e Vanzetti. L’unico modo, quindi, di recuperare e difendere la memoria storica di un popolo è l’esercizio del ricordo. E il ricordo non si esercita imprimendo un nome su una targa da appendere da qualche parte in una città. Il ricordo si esercita e sopravvive se si tramada, se lo si fa passare dagli uni agli altri, da quelli che c’erano prima a coloro che verranno poi.

In Sicilia l’esercizio del ricordo hanno pensato di praticarlo via radio. Ieri, 5 Gennaio 2010 in occasione della nascita di Peppino Impastato, è andata in onda la prima trasmissione ufficiale di Radio100Passi, la versione web della famosa Radio Aut. L’idea, inizialmente provocatoria, di riaprire Radio Aut fu lanciata al dibattito sulle radio libere in occasione della commemorazione dell’assassinio di Peppino Impastato. La provocazione destò un tale entusiasmo che spinse gli ex partecipanti di Radio Sud, l’associazione di Promozione Sociale e di volontariato Rete 100 passi e l’Associazione 100 passi network a trasformarla in realtà.

L’obiettivo è la costruzione di una rete, con l’apertura di circoli in tutta Europa e con l’affiliazione di altre associazioni già esistenti che abbiano gli stessi intenti. Sul sito www.radio100passi.net si legge che “Le radio libere degli anni 70 avendo un numero d’ascoltatori limitato al raggio d’azione dell’FM portarono Peppino Impastato a denunziare i misfatti della mafia nella zona del suo paese. Oggi la mafia non è più un fenomeno locale. I 100 passi che dividevano la casa di Peppino con quella di un Boss ben identificato, non possono che essere il punto di partenza per le migliaia di passi da fare per contrastare organizzazioni, che, sempre più occulte, hanno globalizzato i loro interessi radicandosi in tutta Europa.”

La nuova radio, anche se appena nata, è ambiziosissima. E la cosa più interessante è che si potrà ascoltare anche dalla Biblioteca di Ponteranica e da Via Bettino Craxi a Milano.

A Radio100Passi: in bocca al lupo!

Mani Pulite

Avete riconosciuto il parlamentare italiano di nazionalità turca acquisita per intercessione della vergine nera attraverso i fondi neri dello IOR? Si, bravi, è proprio lui: Mr “ti lancio una monetina per dirti grazie” Bettino Craxi. Meglio conosciuto come il cinghiale, nomignolo simpaticamente affibiatogli in amicizia da Vittorio Feltrusconi ai tempi in cui seraficamente scriveva articoli sull’Internazionale, sempre confidando nella leggenda metropolitana della sua indipendenza editoriale a cui crede solo lui e i suoi amici immagginari, testa in bronzo di Mussolini sulla scrivania compresa.

Carlo Lucarelli, in una bella ed interessante puntata del suo Blu Notte, ripropone un lucido e completo excursus di quelle che furono le principali vicende che determinarono la fine della cosiddetta Prima Repubblica, ovvero tangentopoli e l’inchiesta di Mani Pulite. Farebbero bene i più sbadati a rinfrescarsi la memoria. Tutto, dopo, potrebbe avere più senso.