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Se qualcuno oggi scrivesse:

“ abbiamo le prove inoppugnabili che Dell’Utri per trenta anni, prima come ideatore e creatore del movimento politico di Publitalia e poi del movimento politico Forza Italia, è stato l’anello di congiunzione tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi.

“Abbiamo le prove della posizione assunta da Dell’Utri nei confronti di noti esponenti di Cosa Nostra, dei suoi contatti diretti e personali con alcuni di essi; abbiamo le prove del ruolo ricoperto da Dell’Utri nell’attività di costante mediazione tra il sodalizio criminoso tra la più pericolosa e sanguinaria delle organizzazioni criminali operanti al mondo e gli ambienti imprenditoriali e finanziari milanesi, con particolare riguardo alla Fininvest.

“Abbiamo le prove sulle funzioni di garanzia svolte da Dell’Utri nei confronti di Silvio Berlusconi, il quale temeva che i suoi familiari fossero oggetto di sequestri di persona. Abbiamo le prove che si adoperò affinché Berlusconi assumesse un mafioso nella sua villa, come responsabile o fattore, o soprastante, come si dice in siciliano e non come mero stalliere, pur conoscendo lo spessore delinquenziale dello stesso Mangano fin dai tempi di Palermo: anzi, proprio per tale sua qualità delinquenziale Dell’Utri fece assumere Mangano da Silvio Berlusconi”.

Se oggi ci fosse qualcuno che dicesse

“Nel corso di quel trentennio abbiamo le prove che Dell’Utri ha continuato la sua amichevole relazione con il mafioso Cinà e con il mafioso Mangano che, nel frattempo, era diventato il capo del mandamento di Porta Nuova, il mandamento mafioso di Porta Nuova a Palermo e palesava, a Mangano, una disponibilità non solo fittizia: lo incontrava ripetutamente nel corso del tempo, consentendo che Cosa Nostra percepisse lauti guadagni a titolo estorsivo dall’azienda milanese facente capo a Berlusconi.

“Abbiamo le prove che queste condotte sono state dimostrate da fatti, episodi, testimonianze, intercettazioni telefoniche e ambientali, conversazioni tra lo stesso Dell’Utri e Silvio Berlusconi, Mangano, Cinà, dichiarazioni di collaboratori di giustizia. Insomma, abbiamo la prova che la sua attività in quei trenta anni ha costituito un concreto, volontario, consapevole, specifico e prezioso contributo a mantenere, consolidare e rafforzare Cosa Nostra, alla quale è stata, tra l’altro, offerta l’opportunità, sempre con la mediazione di Dell’Utri, di entrare in contatto con importanti ambienti dell’economia e della finanza, per esempio la Fininvest, così agevolandola nel perseguimento dei suoi fini illeciti, sia meramente economici che, lato sensu, politici.

Se, ancora, qualcuno scrivesse:

non è vero niente che Berlusconi e Dell’Utri furono archiviati a Firenze a Caltanissetta perché non era emerso nulla a loro carico: anzi, a Firenze, a proposito delle stragi del 93, c’è scritto – lo scrive il G.I.P. che archivia la posizione di Berlusconi e Dell’Utri – che “ i due hanno intrattenuto rapporti non meramente episodici con i soggetti criminali a cui è riferibile il programma stragista realizzato”, ovvero che avevano dei rapporti con quelli che avevano fatto le stragi.

“ Esiste un’obiettiva convergenza degli interessi politici di Cosa Nostra, rispetto a alcune qualificate linee programmatiche della nuova formazione”, cioè di Forza Italia, “ articolo 41 bis, legge sui collaboratori di giustizia, recupero del garantismo processuale, asseritamente trascurato nelle leggi dei primi anni 90” e poi, sempre il G.I.P., aggiunge che “ l’ipotesi iniziale, quella di un coinvolgimento di Berlusconi e Dell’Utri nelle stragi del 93 a Milano, Firenze e Roma, ha mantenuto e semmai incrementato la sua plausibilità”, ma è scaduto il termine massimo per indagare e quindi archiviazione. Lo stesso ha scritto il G.I.P.  di Caltanissetta, Giovanbattista Tona, quando ha archiviato la posizione di Dell’Utri e Berlusconi, che erano stati indagati come possibili mandanti esterni delle stragi di Capaci e Via d’Amelio e Tona ha detto “ gli atti del fascicolo hanno ampiamente dimostrato la sussistenza di varie possibilità di contatto tra uomini appartenenti a Cosa Nostra e esponenti e gruppi societari controllati in vario modo dagli odierni indagati”, ossia dai due indagati Dell’Utri e Berlusconi. “Cioè è di per sé legittima l’ipotesi che, in considerazione del prestigio  di Berlusconi e Dell’Utri, essi possano essere stati individuati dagli uomini dell’organizzazione – cioè della mafia – quali eventuali nuovi interlocutori”

Se ci fosse qualcuno che scrivesse tutto questo, sarebbe un giornalista. Le sentenze di primo grado sono del 2004, ma ancora molti non le conoscono e se venissero pubblicate sarebbero lo scoop del secolo.

La prossima settimana uscirà il primo numero de Il Fatto quotidiano. Forse, certe cose inizieremo a leggerle finalmente.

IL FATTO

Nella puntata di oggi di Passaparola, Travaglio ci fa sapere che in un’aula della IV Sezione Penale del Tribunale di Palermo, dall’Aprile 2008, è in corso “un processo scomparso, un processo dimenticato”; e aggiunge: “anzi, per nulla dimenticato. Proprio perché chi di dovere lo sa che non ne parla“.

L’imputato è Mario Mori, Generale dell’Arma dei Carabinieri, militare, Prefetto, Direttore del ROS nonché Capo del SISDE dal 2001 al 2006. A fargli compagnia in aula c’è il colonnello Mauro Obinu, anch’egli del ROS. L’accusa è favoreggiamento dell’ex primula rossa di Cosa Nostra Bernardo Provenzano. L’accusa proviene da una fonte piuttosto “autorevole”, Michele Riccio - il colonnello che ai tempi era in contatto con Luigi Llardo, un mafioso suo confidente poi ucciso a Palermo il giorno prima di diventare “ufficialmente” un collaboratore di giustizia. Il colonnello Riccio accusa Mori – già accusato e poi assolto insieme al Capitano Ultimo per mancata perquisizione del covo di Riina dopo la sua cattura – di aver impedito nel 1995 la cattura di Provenzano, preso nella cascina in cui si nascondeva a Corleone solo 11 anni dopo.

Sui tavoli del Tribunale di Palermo sono arrivati anche i verbali che contengono le dichiarazioni fatte ai pm di Palermo di Massimo Ciancimino, di padre Vito – ex sindaco mafioso del capoluogo, il quale ha sostenuto che, nei 56 giorni che separarono l’attentato a Paolo Borsellino da quello di Giovanni Falcone, vi fu un tentativo di alcuni “pezzi” dello Stato di intavolare una “trattativa” con Cosa Nostra per far cessare il terrorismo mafioso, in cambio di alcune concessioni legislative: prima fra tutte la revisione del maxiprocesso. Vito Ciancimino sarebbe stato, in tale contesto, uno dei protagonisti di quel negoziato e colui il quale chiese alcune “garanzie istituzionali”, tra cui quella che l’allora Ministro degli Interni Mancino fosse informato. Sempre secondo la testimonianza di Ciancimino figlio, esisterebbe a testimonianza di tale trattativa il “papello” contenente tutte le richieste di Cosa Nostra. Dalle dichiarazioni di Ciancimino jr. emerge che il tramite di Cosa nostra era Ciancimino sr., mentre il tramite dello Stato – quindi di tutti noi – erano Mori e De Donno con il benestare delle Istituzioni (cosa che è sempre stata negata).

IL TRUCCO

Come sottolinea Travaglio “non è tanto interessante sapere se Mori e Obinu hanno commesso dei reati, quelli sono fatti loro, dei magistrati, degli avvocati. [...] Importa sapere se lo Stato era tutto compatto nel combattere la mafia, se lo Stato aveva una sola strategia per combattere la mafia, se è vero che la mafia e lo Stato si sono sempre contrapposti in questi ultimi vent’anni e se è vero quello che ci veniva raccontato mentre esplodevano le bombe che uccidevano Falcone, la scorta e la moglie, poi Borsellino e la scorta e tanti innocenti cittadini comuni presi per caso dalle bombe di via Palestro a Milano o di via dei Georgofili a Firenze, e delle basiliche di San Giorgio al Velabro e San Giovanni in Laterano a Roma, per non parlare dell’attentato di via Fauro contro Maurizio Costanzo. Se quello che ci veniva detto, e cioè “non abbasseremo la guardia!”, “nessuna pietà” era vero o era solo una declamazione retorica”.

Questo non ci è dato di sapere, almeno fino ad ora. Fatto sta che Ricci ha un’agenda in cui segnava tutto quanto quello che Llardi gli diceva (tranne i nomi di politici e personalità ambigue come Dell’Utri, sotto suggerimento dello stesso Mori); sempre Ricci ha portato il ROS a casa di Provenzano ma senza risultati perché “non era il momento”; Llardi venne ucciso da Cosa Nostra appena ne ebbero la possibilità e appena vennero a sapere che era una “spia” (da chi? Visto che solo una ristretta cerchi di “addetti” era a conoscenza della funzione di Llardi); Ricci venne arrestato, accusato di traffico di droga per la “disinvolta” gestione di una operazione antidroga effettuata a Genova, la stessa per la quale venne premiato dalla DEA.

CHIEDILO A TRAVAGLIO

1-     Qual è il meccanismo perverso della giustizia e le sue leggi che fa di Carnevale “ammazza sentenze” un magistrato, di Previti e Dell’Utri dei Parlamentari e di Ricci uno spacciatore?

2-     C’è il rischio – e se si – quanto tempo e in che modalità si potrebbe far andare in prescrizione il processo oggetto del tuo incontro e tutti gli altri collegati? In prescrizione, non solo per le menti nostre che non sappiamo e non ci fanno sapere, ma anche per la giustizia.

3-     Che fine ha fatto Mancino nella storia politica dell’Italia da allora? Di solito anche quando il mandato gli finisce (cosa rara, eh) sono sempre lì che bazzicano nei pressi di palazzo chigi…

Potete ascoltare gli estratti del processo direttamente da Radio Radicale