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Ho il piacere e l’onore di segnalarvi un articolo pubblicato da ByoBlu alla cui stesura ho partecipato. L’articolo analizza l’ultimo referto della Corte dei Conti che distilla una per una le cifre a svariati zeri dei rifornimenti, ehm… intendevo dire dei rimborsi statali ai partiti politici in relazione alle spese elettorali.

Tanto per darvi un’idea: l’ammontare dei rimborsi elettorali della recente tornata del 2009 è pari a 500 milioni di euro, spicciolo più spicciolo meno. Circa 100 milioni di euro superiore al taglio dell’ultima finanziaria ai danni di scuola e università. Come dire che se l’università fondasse un suo partito politico non dovrebbe chiedere più soldi a nessuno (oltre a quelli già destinati ogni anno dallo Stato, che sono molti di più).

C’è un altro particolare degno di nota: la Corte dei Conti suole inviare ai Presidenti delle Camere i suoi referti, una volta terminati. Quest’anno, il referto in questione è stato depositato il giorno 4 Novembre 2009. Il caso ha voluto che, proprio quella settimana, la Camera dei Deputati fosse chiusa – a detta di Gianfranco Fini – per “mancanza di risorse economiche”. Voi ci credete?


Anche se in Parlamento ci sono Onorevoli elementi che cercano in ogni modo di fermare l’onda internet, ormai tra le maglie della rete si è impigliata anche la politica italiana. Qualcuno potrebbe pensare che si stia raschiando il fondo, invece è solo il benvenuto inconveniente di un fenomeno socio-antropologico da cui diventa sempre più difficile tenersi a distanza.

Dunque, nonostante Gabriella Carlucci, Roberto Maroni e Vittorio Sgarbi (solo per dirne alcuni), la rete non si ferma. Il Presidente della Repubblica sermona soporiferamente su youtube per il discorso di fine anno, totalizzando ben 40.000 visioni (per tutte le altre la rete ha rifiutato di connettersi: era troppo lento, Lui); il PD fa le primarie con il click, chiedendo agli iscritti se vogliono la Bonino candidata nelle liste della presidenza della regione Lazio; Loretta Napoleoni viene chiamata direttamente da Facebook a dirigere (possibilmente) la regione della capitale; il No-B-Day (ora Popolo Viola) è figlio anch’esso di Faccialibro; Beppe Grillo e il Movimento Liste Civiche 5 Stelle sono un punto di riferimento del network italiano; Marco Travaglio è ormai una figura mitologica: metà archivio delle questure e metà Passaparola (no, di umano non possiede nulla).

Sono molti gli esempi di politica virtuale che, secondo la nostra classe politica, sta infestando la nostra Nazione. Ma di politici che sappiano davvero cosa sia la rete, come funzioni, le sue potenzialità: nemmeno l’ombra. È più facile che il PD conquisti il Veneto alle Regionali che trovare un parlamentare in grado di strutturare un dialogo sulla rete più lungo di 30 secondi. Pensate: da quando Brunetta ha informatizzato la Pubblica Amministrazione, si è avuto un improvviso innalzamento del numero di ricoveri per tunnel carpiale tra i Parlamentari. I loro polsi sono messi a dura prova più dalla scrittura di una mail che dalla praticata attività di pianismo.

L’esigenza di avere un rappresentante politico che sia in grado di discutere di rete, soprattutto dal punto di vista normativo e funzionale, diventa sempre più urgente, visto anche l’uso sempre più massiccio e massivo che si fa di questo strumento, e visti anche gli intenti censori dell’attuale classe politica nei confronti della rete (pura follia, ma ci vorrebbe un altro post).

Così, ancora una volta dalla rete, è partito un appello ai naviganti che propone Claudio Messora (ByoBlu) come referente politico a difesa della libertà d informazione e di espressione nella rete italiana. A proporlo tramite un gruppo facebook e il blogger Enzo Di Frenna, il quale – con una lettera aperta - chiama in causa Claudio Messora come possibile rappresentante della difesa di Internet contro i bavagli e le censure a cui la nostra retrograda classe politica aspira. L’idea in sè, e cioè quella della discesa in campo di un elemento della rete per la rete e scelto dalla rete, mi sembra ottima ed importante. Di Claudio Messora ho una grande stima e la sua presenza sulla rete è una presenza importante.

Mi sorge, però, il dubbio se Claudio sia davvero la persona più “adatta” al ruolo. Con questo non voglio dire che l’autore del 4º blog di informazione italiano possa non essere all’altezza. Semplicemente, cerco di ragionare sulle competenze che una persona chiamata a svolgere tale ruolo è bene che abbia. Claudio è un ottimo blogger e, dalle cose che fa e che scrive, posso evincere sia anche un’ottima persona. Ma una persona con i migliori propositi, sempre profondamente informata e con un senso civico e della responsabilità insospettabili che Di Pietro ci fa un baffo (qui non si guadagna nulla), non so se possa riuscire ad affrontare le bufere burocratiche della complessa normativa italiana.

Però poi penso che Borghezio fa il Parlamentare e allora tutti i dubbi scompaiono. Infatti sono presente sul gruppo come sostenitore. Sono curioso di sentire cosa avrà da dire Claudio e vedere, a prescindere da tutto, cosa succede. Se qualcosa succede: a volte la rete è più lenta di comprendonio di Maurizio Gasparri.

C’è chi a Milano vuole intestare un parco della città a Bettino Craxi, e chi a Ponteranica (BG) rimuove la targa di Peppino impastato dalla Biblioteca comunale. C’è stato chi ha gridato allo scandalo facendo bene attenzione a non spettinarsi e chi ha parlato di atto irrispettoso che oltraggia la pubblica decenza. Sia quel che sia, è in atto (più o meno consapevolmente) un vero e proprio revisionismo storico di orwelliana memoria e questi atti, seppur piccoli, assumono un forte valore simbolico.

È ripugnante il modo in cui, soprattutto negli ultimi anni, si neghi l’evidenza dei fatti in una maniera talmente tanto spudorata che riesce ad offendere anche l’intelligenza di chi non ce l’ha. In tutto questo, la cosa più sconvolgente (ma neanche tanto) è il silenzio del PD e del Capo dello Stato. In Senato è addirittura in programma una cerimonia di commemorazione in onore dell’ex Presidente del Consiglio: devono aver proprio perso la bussola. Forse dovremmo inviargli la mappa che ha stilato Claudio Messora, chissà che riescano a ritrovare la strada.

È pur vero, però, che non è il nome di una via o la targa di una biblioteca che fa la memoria storica di un popolo nè i suoi valori. Quante persone si chiedono chi sia l’uomo o la donna che offre il suo nome ad una via o ad una biblioteca ogni volta che la percorre o la visita? Suppongo siano una ristretta minoranza. Vi dirò di più: ho il timore che se si provasse a chiedere chi fosse Bettino Craxi o Peppino Impastato ad un quindicenne sarebbero molto più probabili i silenzi che le risposte. Sarebbe come avermi chiesto a quindici anni se sapevo chi fossero i Fratelli Bandiera o Sacco e Vanzetti. L’unico modo, quindi, di recuperare e difendere la memoria storica di un popolo è l’esercizio del ricordo. E il ricordo non si esercita imprimendo un nome su una targa da appendere da qualche parte in una città. Il ricordo si esercita e sopravvive se si tramada, se lo si fa passare dagli uni agli altri, da quelli che c’erano prima a coloro che verranno poi.

In Sicilia l’esercizio del ricordo hanno pensato di praticarlo via radio. Ieri, 5 Gennaio 2010 in occasione della nascita di Peppino Impastato, è andata in onda la prima trasmissione ufficiale di Radio100Passi, la versione web della famosa Radio Aut. L’idea, inizialmente provocatoria, di riaprire Radio Aut fu lanciata al dibattito sulle radio libere in occasione della commemorazione dell’assassinio di Peppino Impastato. La provocazione destò un tale entusiasmo che spinse gli ex partecipanti di Radio Sud, l’associazione di Promozione Sociale e di volontariato Rete 100 passi e l’Associazione 100 passi network a trasformarla in realtà.

L’obiettivo è la costruzione di una rete, con l’apertura di circoli in tutta Europa e con l’affiliazione di altre associazioni già esistenti che abbiano gli stessi intenti. Sul sito www.radio100passi.net si legge che “Le radio libere degli anni 70 avendo un numero d’ascoltatori limitato al raggio d’azione dell’FM portarono Peppino Impastato a denunziare i misfatti della mafia nella zona del suo paese. Oggi la mafia non è più un fenomeno locale. I 100 passi che dividevano la casa di Peppino con quella di un Boss ben identificato, non possono che essere il punto di partenza per le migliaia di passi da fare per contrastare organizzazioni, che, sempre più occulte, hanno globalizzato i loro interessi radicandosi in tutta Europa.”

La nuova radio, anche se appena nata, è ambiziosissima. E la cosa più interessante è che si potrà ascoltare anche dalla Biblioteca di Ponteranica e da Via Bettino Craxi a Milano.

A Radio100Passi: in bocca al lupo!

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La Ministra della Salute polacca afferma che “….. i polacchi sanno distinguere la verità dalle balle con molta precisione. Sono anche in grado di distinguere una situazione oggettiva da una truffa.” Gli italiani invece si dividono in due: quelli che le truffe sono bravi a farle e tutti gli altri che ci cascano.

Da un bel post di Claudio Messora di Byoblu