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Mafia e Politica

Visti i tempi che corrono, sarebbe utile a tutti un ripasso dei punti più salienti del tedioso problema che deriva dal rapporto tra Mafia e Politica in Italia. Un excursus storico-politico completo e puntuale, attraverso cui Lucarelli guida il telespettatore dalla fine del 1800, passando per lo sbarco in Sicilia degli alleati, Moro, Fanfani, fino ai giorni nostri. Particolarmente interessante la sintonia delle dichiarazioni (sono praticamente identiche) dei due più grossi politici indagati per Mafia: Giulio Andreotti e Silvio Berlusconi.

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Se c’è, tra i mille in cui quotidianamente viviamo, un paradosso su cui dovremmo sorvolare è proprio il rivolgerci alla Mafia per combattere la Mafia. Ma non nel modo in cui ci si è rivolti alla Mafia sin dai tempi di Andreotti, istituzionalmente, ma cercando di non ghettizzare i cosiddetti “pentiti” che, già per il fatto stesso di essere tali, non se la passano poi così bene.

Con questo non sto certamente cercando di smuovere i cuori di alcuno, perchè la situazione in cui i pentiti si trovano è il minimo che possano meritare. È anche vero, però, che le subdole trame tessute durante due repubbliche non possono avere migliori narratori. Abbandonerei anche l’atteggiamento “lombrosiano” di Feltri, il quale ha manifestato in un suo editoriale il suo potere di giudicare l’appartenenza di un individuo ad una organizzazione criminale dalla fisionomia del suo viso. Se davvero funzionasse così, non sono così sicuro che uno con la faccia di Feltri possa appartenere all’organizzazione dei giornalisti.

Alla fine, se abbiamo Berlusconi come Premier, Dell’Utri come Parlamentare, Schifani come Presidente del Senato e Letta ancora iscritto all’albo degli avvocati, possiamo fare uno sforzo e cercare di avere un po’ di fiducia in chi sa cose che noi umani non potremmo nemmeno immaginare. Poi, è ovvio, ciò che deve accompagnare qualsiasi giudizio è e rimane sempre e comunque il riscontro.


 

Non che ci sia granchè da aggiungere alla triste analisi di Travaglio, aggiungo solo qualche breve riflessione.

So che ormai sembra sia diventato un clichè citare Pasolini, ma che colpa ne ho io se quest’uomo aveva ragione? Pasolini, nel suo famoso “Io so” pubblicato il 14 Novembre 1974 (praticamente un anno prima di essere assassinato), scrisse:


“Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero.”


Se ognuno di noi – nonostante non sia un “intellettuale”, nonostante non sia il suo mestiere – dedicasse un giorno (facciamo di domenica?) a mettere insieme tutti i pezzetti di una storia lunga una ventina d’anni (così, tanto per farla breve e non disperdersi in epoche troppo distanti) probabilmente avrebbe una visione più lucida della situazione attuale. Avrebbe, come si suol dire, una “visione d’insieme” che gli consentirebbe di capire come l’uomo che oggi siede in Parlamento come Primo Ministro (assieme a tanti altri, beninteso!) sia riuscito a sdebitarsi con la mafia barattando la Nazione alla cui guida è riuscito ad arrivare.

 

La mafia gli chiese di gestire una televisione e si ritrovò a maneggiare una Repubblica. L’italia di oggi è il riscatto pagato da tutti di un ricatto meritato da pochi.


IL FATTO

Nella puntata di oggi di Passaparola, Travaglio ci fa sapere che in un’aula della IV Sezione Penale del Tribunale di Palermo, dall’Aprile 2008, è in corso “un processo scomparso, un processo dimenticato”; e aggiunge: “anzi, per nulla dimenticato. Proprio perché chi di dovere lo sa che non ne parla“.

L’imputato è Mario Mori, Generale dell’Arma dei Carabinieri, militare, Prefetto, Direttore del ROS nonché Capo del SISDE dal 2001 al 2006. A fargli compagnia in aula c’è il colonnello Mauro Obinu, anch’egli del ROS. L’accusa è favoreggiamento dell’ex primula rossa di Cosa Nostra Bernardo Provenzano. L’accusa proviene da una fonte piuttosto “autorevole”, Michele Riccio - il colonnello che ai tempi era in contatto con Luigi Llardo, un mafioso suo confidente poi ucciso a Palermo il giorno prima di diventare “ufficialmente” un collaboratore di giustizia. Il colonnello Riccio accusa Mori – già accusato e poi assolto insieme al Capitano Ultimo per mancata perquisizione del covo di Riina dopo la sua cattura – di aver impedito nel 1995 la cattura di Provenzano, preso nella cascina in cui si nascondeva a Corleone solo 11 anni dopo.

Sui tavoli del Tribunale di Palermo sono arrivati anche i verbali che contengono le dichiarazioni fatte ai pm di Palermo di Massimo Ciancimino, di padre Vito – ex sindaco mafioso del capoluogo, il quale ha sostenuto che, nei 56 giorni che separarono l’attentato a Paolo Borsellino da quello di Giovanni Falcone, vi fu un tentativo di alcuni “pezzi” dello Stato di intavolare una “trattativa” con Cosa Nostra per far cessare il terrorismo mafioso, in cambio di alcune concessioni legislative: prima fra tutte la revisione del maxiprocesso. Vito Ciancimino sarebbe stato, in tale contesto, uno dei protagonisti di quel negoziato e colui il quale chiese alcune “garanzie istituzionali”, tra cui quella che l’allora Ministro degli Interni Mancino fosse informato. Sempre secondo la testimonianza di Ciancimino figlio, esisterebbe a testimonianza di tale trattativa il “papello” contenente tutte le richieste di Cosa Nostra. Dalle dichiarazioni di Ciancimino jr. emerge che il tramite di Cosa nostra era Ciancimino sr., mentre il tramite dello Stato – quindi di tutti noi – erano Mori e De Donno con il benestare delle Istituzioni (cosa che è sempre stata negata).

IL TRUCCO

Come sottolinea Travaglio “non è tanto interessante sapere se Mori e Obinu hanno commesso dei reati, quelli sono fatti loro, dei magistrati, degli avvocati. [...] Importa sapere se lo Stato era tutto compatto nel combattere la mafia, se lo Stato aveva una sola strategia per combattere la mafia, se è vero che la mafia e lo Stato si sono sempre contrapposti in questi ultimi vent’anni e se è vero quello che ci veniva raccontato mentre esplodevano le bombe che uccidevano Falcone, la scorta e la moglie, poi Borsellino e la scorta e tanti innocenti cittadini comuni presi per caso dalle bombe di via Palestro a Milano o di via dei Georgofili a Firenze, e delle basiliche di San Giorgio al Velabro e San Giovanni in Laterano a Roma, per non parlare dell’attentato di via Fauro contro Maurizio Costanzo. Se quello che ci veniva detto, e cioè “non abbasseremo la guardia!”, “nessuna pietà” era vero o era solo una declamazione retorica”.

Questo non ci è dato di sapere, almeno fino ad ora. Fatto sta che Ricci ha un’agenda in cui segnava tutto quanto quello che Llardi gli diceva (tranne i nomi di politici e personalità ambigue come Dell’Utri, sotto suggerimento dello stesso Mori); sempre Ricci ha portato il ROS a casa di Provenzano ma senza risultati perché “non era il momento”; Llardi venne ucciso da Cosa Nostra appena ne ebbero la possibilità e appena vennero a sapere che era una “spia” (da chi? Visto che solo una ristretta cerchi di “addetti” era a conoscenza della funzione di Llardi); Ricci venne arrestato, accusato di traffico di droga per la “disinvolta” gestione di una operazione antidroga effettuata a Genova, la stessa per la quale venne premiato dalla DEA.

CHIEDILO A TRAVAGLIO

1-     Qual è il meccanismo perverso della giustizia e le sue leggi che fa di Carnevale “ammazza sentenze” un magistrato, di Previti e Dell’Utri dei Parlamentari e di Ricci uno spacciatore?

2-     C’è il rischio – e se si – quanto tempo e in che modalità si potrebbe far andare in prescrizione il processo oggetto del tuo incontro e tutti gli altri collegati? In prescrizione, non solo per le menti nostre che non sappiamo e non ci fanno sapere, ma anche per la giustizia.

3-     Che fine ha fatto Mancino nella storia politica dell’Italia da allora? Di solito anche quando il mandato gli finisce (cosa rara, eh) sono sempre lì che bazzicano nei pressi di palazzo chigi…

Potete ascoltare gli estratti del processo direttamente da Radio Radicale