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Berlusconi visita Lukashenko: cosa c’è sotto?

Il viaggio di Silvio Berñlusconi in Bielorussia e i suoi elogi al Presidente Aleksandr Lukashenko, riconosciuto dalla comunità internazionale come “l’ultimo dittatore europeo“, hanno suscitato non poche polemiche: Casini si dice sbigottito, Fassino è sconcertato, Emma Bonino sente puzza di mistero.

Ora, seppur abbia manifestato in diverse occasioni la sua follia, il Presidente Berlusconi non è certo uno stupido. La sua abilità nel giocare sempre d’anticipo rispetto agli altri (ovviamente andando a suo favore) dovrebbe riconoscersi a colpo d’occhio. E invece c’è ancora chi, dopo 15 anni di anticipazioni non-vespasiane all’intera popolazione sui suoi movimenti politici, c’è ancora chi si sorprende.

La passione berlusconiana per l’est Europa, soprattutto per Russia e ora Bielorussia, non spiega la sua incontenibile repulsione per i comunisti di casa. Probabilmente, ad attirare la sua attenzione non è tanto l’appartenenza politica, quanto le modalità di gestione del potere. Dalle sue numerose visite in quel dell’est e dalle sue dichiarazioni, si evince che con Putin e Lukashenko il nostro Presidente del Consiglio si sente più a suo agio che nel nostro Parlamento. Chissà, forse è un’altra delle sue trovate mediatiche per giustificare il suo strapotere nel nostro Paese, che proprio come la Bielorussia di Lukashenko non è. Deve essere per questo che Berlusconi si è speso in così tanti elogi, ringraziando – non si è capito ancora bene di che – Lukashenko e la sua gente “che so che la ama: e questo è dimostrato dai risultati delle elezioni che sono sotto gli occhi di tutti.” Una frase che si è sentita spesso ultimamente all’interno dei nostri salotti politici in difesa del Premier.

Per ripagare il Presidente Berlusconi della sua “apertura” alla Bielorussia, il Presidente Lukashenko ha aperto per la prima volta gli archivi del KGB (che tuttòra rappresenta i servizi segreti bielorussi), offrendo in dono al Premier documenti inediti. Con i tempi che corrono e l’andazzo che hanno preso le cose, aspettiamoci pure un secondo Dossier Mitrokhin.