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Atheism Bus Campaign: a Genova gli autobus portano la “buona novella”



Dopo Londra e Barcellona, la campagna ateista sui mezzi di trasporto pubblico arriva a Genova con uno slogan leggermente differente e, forse, un pò più sfacciato: “La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno”.

La mia curiosità sull’esito di una campagna che sta diventando sempre più “worldwide” verrà a breve appagata, ed in parte già lo è.

La campagna – ed il messaggio – è stata messa a punto dall’UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) che ha scelto come tappa iniziale casa Bagnasco, che al momento detiene la presidenza dei Vescovi Italiani e della Conferenza Episcopale Italiana, con l’intento di provocare (qualcuno dice attaccare) la Chiesa Cattolica, di cui si avverte una presenza eccessivamente pervasiva in questioni riguardanti il Paese che diventano sempre più numerose.

Il messaggio invita alla riflessione, evidenziando la possibilità che possa esistere un’etica senza dogmi. Un messaggio che intende ricordare alle autorità politiche che non è sempre necessario far coincidere le priorità ecclesiastiche con quelle di uno Stato che, almeno dal punto di vista costituzionale, dovrebbe essere laico .

Numerose reazioni, di supporto e di critica, hanno accompagnato la notizia del lancio della campagna previsto per il 4 Febbraio.

Da parte del Comune nessuna presa di posizione. Il sindaco Marta Vincenzi ha sottolineato che “esiste un codice etico, fatto salvo il quale non si può impedire la libera espressione delle opinioni” tirandosi fuori da ogni polemica, appoggiata dal vicesindaco Paolo Pissarello che ha ricordato che “gli insulti non sono ammessi, i punti di vista posso essere discussi ma non censurati”.

Marco Fabiani, product manager della IGPDecaux, impresa che si occupa di spazi pubblicitari,  ha spiegato che “il contenuto verrà analizzato sulla base di quanto prescrive il Codice di autodisciplina pubblicitaria che in materia di religioni indica come il messaggio non debba recare offesa” aggiungendo che “non è scontata” la decisione finale, che potrebbe addirittura spettare all’amministratore delegato della società, Fabrizio Du Chene.

Mons. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio per la Cultura, commenta con l’Ansa la campagna pubblicitaria degli atei descrivendola come un’azione «molto modesta» e che «sembra voler fare spettacolo» sottolinenando l’imortanza del dialogo con l’ateismo «quando viene condotto sulla base di visioni complete e alternative dell’esistenza e della storia» proponibili come  “alternativa rispetto al cristianesimo”, perchè se «tutto si gioca sulla base della dichiarazione che ha il sapore della goliardia e della provocazione, allora c’è poco da dire». Ravasi aggiunge che l’iniziativa «ha alla base un concetto erroneo quando afferma che non si può godere della vita in presenza della divinità. Prima di tutto perché si può godere della vita anche credendo in Dio; poi perché il fatto che esista una norma morale è importante per la convivenza serena e pacifica tra i popoli» e conclude affermando che la campagna «non merita più di tanto né considerazione né terrore».

Dello stesso parere non sembrano essere gli esponenti del Pdl Gabriella Carlucci, che descrive la campagna come «assolutamente sgradevole e fuori luogo» e Maurizio Gasparri che sostiene che «la libertà di pensiero è sacrosanta, ma la campagna pubblicitaria a pagamento sull’ateismo ospitata sugli autobus di Genova sconcerta e rattrista». La Carlucci rimprovera l’amministrazione comunale che «avrebbe fatto bene a negare l’autorizzazione a questa pagliacciata» in quanto è «una provocazione offensiva per molti cittadini cattolici, utenti del servizio di trasporto pubblico, che si vedono costretti a sopportare slogan e volgare ironia sui propri simboli religiosi» e conclude sottolineando che «la propria libertà finisce dove inizia quella degli altri. Reclamizzare l’ateismo in una città a forte maggioranza cattolica, nella città del Presidente della Cei, il cardinale Bagnasco, è sicuramente un idea di pessimo gusto. Sponsorizzare la propria fede offendendo la religione altrui è un fatto estremamente grave che deve essere assolutamente stigmatizzato». Gasparri rincara la dose suggerendo di «affittare gli stessi spazi scrivendo quello che si ha diritto di pensare del sindaco di Genova e dei gestori della società di trasporti della città ligure. Ma il giudizio sarebbe inevitabilmente offensivo e quindi non potrebbe essere espresso. Tra manifestazioni politico-religiose dei fondamentalisti islamici nelle piazze di Milano e di Bologna e propagande di ateismo, l’inizio d’anno dell’Italia cattolica non è certamente positivo»

Altri pareri sono giunti da altre comunità religiose. Yunus Distefano, portavoce della CO.RE.IS. Italiana (Comunità Religiosa Islamica) descrive l’iniziativa un gesto “eclatante”, folkloristico“, del quale “non si sentiva il bisogno” e che “lascia qualche perplessita”; mentre Giuseppe Momigliano, rabbino capo della Comunità ebraica di Genova, l’ha definito “un gesto folkloristico non rilevante”.

La Lega Nord, con le parole del segretario provinciale della Lega Nord Edoardo Rixi, suggerisce «Genovesi non pagate il biglietto!» mentre l’associazione Giovine Italia ha annunciato che acquisteranno spazi pubblicitari sui bus per affiggere la scritta «Dio esiste ed è Gesù. Venite a incontrarlo con noi» e che a febbraio organizzeranno una conferenza aperta ai cittadini genovesi con teologi, sacerdoti e uomini di scienza.

Anche Azione Cattolica si è pronunciata a riguardo attraverso le parole di  Fabrizio Repetto che si è detto stupito da una campagna che affermerebbe che «oltre il novanta per cento della popolazione mondiale sarebbe nell’errore e avrebbe preso un gigantesco abbaglio» riferendosi alla percentuale di credenti nel mondo.

Io non credo che questa iniziativa debba servire a determinare un vincitore ed un vinto, nè tantomeno auspico la divisione di credenti e non credenti che si scontrano a colpi di slogan (e speriamo solo quelli). Nè sono in grado di determinare chi possa aver ragione e chi si sbaglia riguardo l’esistenza di Dio. Sicuramente, però, come già affermato nel post che annunciava l’inizio della campagna in Gran Bretagna, mi auguro che questa iniziativa stimoli il dialogo fra le parti in causa e la riflessione da ambo gli “schieramenti”. Che i credenti imparino a guardarsi meglio intorno prima di alzare gli occhi al cielo e che gli atei imparino a fare affidamento non  solo su di essi stessi.



Dopo Londra e Barcellona, la campagna ateista sui mezzi di trasporto pubblico arriva a Genova con uno slogan leggermente differente e, forse, un pò più sfacciato: “La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno”.

La mia curiosità sull’esito di una campagna che sta diventando sempre più “worldwide” verrà a breve appagata, ed in parte già lo è.

La campagna – ed il messaggio – è stata messa a punto dall’UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) che ha scelto come tappa iniziale casa Bagnasco, che al momento detiene la presidenza dei Vescovi Italiani e della Conferenza Episcopale Italiana, con l’intento di provocare (qualcuno dice attaccare) la Chiesa Cattolica, di cui si avverte una presenza eccessivamente pervasiva in questioni riguardanti il Paese che diventano sempre più numerose.

Il messaggio invita alla riflessione, evidenziando la possibilità che possa esistere un’etica senza dogmi. Un messaggio che intende ricordare alle autorità politiche che non è sempre necessario far coincidere le priorità ecclesiastiche con quelle di uno Stato che, almeno dal punto di vista costituzionale, dovrebbe essere laico .

Numerose reazioni, di supporto e di critica, hanno accompagnato la notizia del lancio della campagna previsto per il 4 Febbraio.

Da parte del Comune nessuna presa di posizione. Il sindaco Marta Vincenzi ha sottolineato che “esiste un codice etico, fatto salvo il quale non si può impedire la libera espressione delle opinioni” tirandosi fuori da ogni polemica, appoggiata dal vicesindaco Paolo Pissarello che ha ricordato che “gli insulti non sono ammessi, i punti di vista posso essere discussi ma non censurati”.

Marco Fabiani, product manager della IGPDecaux, impresa che si occupa di spazi pubblicitari,  ha spiegato che “il contenuto verrà analizzato sulla base di quanto prescrive il Codice di autodisciplina pubblicitaria che in materia di religioni indica come il messaggio non debba recare offesa” aggiungendo che “non è scontata” la decisione finale, che potrebbe addirittura spettare all’amministratore delegato della società, Fabrizio Du Chene.

Mons. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio per la Cultura, commenta con l’Ansa la campagna pubblicitaria degli atei descrivendola come un’azione «molto modesta» e che «sembra voler fare spettacolo» sottolinenando l’imortanza del dialogo con l’ateismo «quando viene condotto sulla base di visioni complete e alternative dell’esistenza e della storia» proponibili come  “alternativa rispetto al cristianesimo”, perchè se «tutto si gioca sulla base della dichiarazione che ha il sapore della goliardia e della provocazione, allora c’è poco da dire». Ravasi aggiunge che l’iniziativa «ha alla base un concetto erroneo quando afferma che non si può godere della vita in presenza della divinità. Prima di tutto perché si può godere della vita anche credendo in Dio; poi perché il fatto che esista una norma morale è importante per la convivenza serena e pacifica tra i popoli» e conclude affermando che la campagna «non merita più di tanto né considerazione né terrore».

Dello stesso parere non sembrano essere gli esponenti del Pdl Gabriella Carlucci, che descrive la campagna come «assolutamente sgradevole e fuori luogo» e Maurizio Gasparri che sostiene che «la libertà di pensiero è sacrosanta, ma la campagna pubblicitaria a pagamento sull’ateismo ospitata sugli autobus di Genova sconcerta e rattrista». La Carlucci rimprovera l’amministrazione comunale che «avrebbe fatto bene a negare l’autorizzazione a questa pagliacciata» in quanto è «una provocazione offensiva per molti cittadini cattolici, utenti del servizio di trasporto pubblico, che si vedono costretti a sopportare slogan e volgare ironia sui propri simboli religiosi» e conclude sottolineando che «la propria libertà finisce dove inizia quella degli altri. Reclamizzare l’ateismo in una città a forte maggioranza cattolica, nella città del Presidente della Cei, il cardinale Bagnasco, è sicuramente un idea di pessimo gusto. Sponsorizzare la propria fede offendendo la religione altrui è un fatto estremamente grave che deve essere assolutamente stigmatizzato». Gasparri rincara la dose suggerendo di «affittare gli stessi spazi scrivendo quello che si ha diritto di pensare del sindaco di Genova e dei gestori della società di trasporti della città ligure. Ma il giudizio sarebbe inevitabilmente offensivo e quindi non potrebbe essere espresso. Tra manifestazioni politico-religiose dei fondamentalisti islamici nelle piazze di Milano e di Bologna e propagande di ateismo, l’inizio d’anno dell’Italia cattolica non è certamente positivo»

Altri pareri sono giunti da altre comunità religiose. Yunus Distefano, portavoce della CO.RE.IS. Italiana (Comunità Religiosa Islamica) descrive l’iniziativa un gesto “eclatante”, folkloristico“, del quale “non si sentiva il bisogno” e che “lascia qualche perplessita”; mentre Giuseppe Momigliano, rabbino capo della Comunità ebraica di Genova, l’ha definito “un gesto folkloristico non rilevante”.

La Lega Nord, con le parole del segretario provinciale della Lega Nord Edoardo Rixi, suggerisce «Genovesi non pagate il biglietto!» mentre l’associazione Giovine Italia ha annunciato che acquisteranno spazi pubblicitari sui bus per affiggere la scritta «Dio esiste ed è Gesù. Venite a incontrarlo con noi» e che a febbraio organizzeranno una conferenza aperta ai cittadini genovesi con teologi, sacerdoti e uomini di scienza.

Anche Azione Cattolica si è pronunciata a riguardo attraverso le parole di  Fabrizio Repetto che si è detto stupito da una campagna che affermerebbe che «oltre il novanta per cento della popolazione mondiale sarebbe nell’errore e avrebbe preso un gigantesco abbaglio» riferendosi alla percentuale di credenti nel mondo.

Io non credo che questa iniziativa debba servire a determinare un vincitore ed un vinto, nè tantomeno auspico la divisione di credenti e non credenti che si scontrano a colpi di slogan (e speriamo solo quelli). Nè sono in grado di determinare chi possa aver ragione e chi si sbaglia riguardo l’esistenza di Dio. Sicuramente, però, come già affermato nel post che annunciava l’inizio della campagna in Gran Bretagna, mi auguro che questa iniziativa stimoli il dialogo fra le parti in causa e la riflessione da ambo gli “schieramenti”. Che i credenti imparino a guardarsi meglio intorno prima di alzare gli occhi al cielo e che gli atei imparino a fare affidamento non  solo su di essi stessi.

Dopo Londra e Barcellona, la campagna ateista sui mezzi di trasporto pubblico arriva a Genova con uno slogan leggermente differente e, forse, un pò più sfacciato: “La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno”.

La mia curiosità sull’esito di una campagna che sta diventando sempre più “worldwide” verrà a breve appagata, ed in parte già lo è.

La campagna – ed il messaggio – è stata messa a punto dall’UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) che ha scelto come tappa iniziale casa Bagnasco, che al momento detiene la presidenza dei Vescovi Italiani e della Conferenza Episcopale Italiana, con l’intento di provocare (qualcuno dice attaccare) la Chiesa Cattolica, di cui si avverte una presenza eccessivamente pervasiva in questioni riguardanti il Paese che diventano sempre più numerose.

Il messaggio invita alla riflessione, evidenziando la possibilità che possa esistere un’etica senza dogmi. Un messaggio che intende ricordare alle autorità politiche che non è sempre necessario far coincidere le priorità ecclesiastiche con quelle di uno Stato che, almeno dal punto di vista costituzionale, dovrebbe essere laico .

Numerose reazioni, di supporto e di critica, hanno accompagnato la notizia del lancio della campagna previsto per il 4 Febbraio.

Da parte del Comune nessuna presa di posizione. Il sindaco Marta Vincenzi ha sottolineato che “esiste un codice etico, fatto salvo il quale non si può impedire la libera espressione delle opinioni” tirandosi fuori da ogni polemica, appoggiata dal vicesindaco Paolo Pissarello che ha ricordato che “gli insulti non sono ammessi, i punti di vista posso essere discussi ma non censurati”.

Marco Fabiani, product manager della IGPDecaux, impresa che si occupa di spazi pubblicitari,  ha spiegato che “il contenuto verrà analizzato sulla base di quanto prescrive il Codice di autodisciplina pubblicitaria che in materia di religioni indica come il messaggio non debba recare offesa” aggiungendo che “non è scontata” la decisione finale, che potrebbe addirittura spettare all’amministratore delegato della società, Fabrizio Du Chene.

Mons. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio per la Cultura, commenta con l’Ansa la campagna pubblicitaria degli atei descrivendola come un’azione «molto modesta» e che «sembra voler fare spettacolo» sottolinenando l’imortanza del dialogo con l’ateismo «quando viene condotto sulla base di visioni complete e alternative dell’esistenza e della storia» proponibili come  “alternativa rispetto al cristianesimo”, perchè se «tutto si gioca sulla base della dichiarazione che ha il sapore della goliardia e della provocazione, allora c’è poco da dire». Ravasi aggiunge che l’iniziativa «ha alla base un concetto erroneo quando afferma che non si può godere della vita in presenza della divinità. Prima di tutto perché si può godere della vita anche credendo in Dio; poi perché il fatto che esista una norma morale è importante per la convivenza serena e pacifica tra i popoli» e conclude affermando che la campagna «non merita più di tanto né considerazione né terrore».

Dello stesso parere non sembrano essere gli esponenti del Pdl Gabriella Carlucci, che descrive la campagna come «assolutamente sgradevole e fuori luogo» e Maurizio Gasparri che sostiene che «la libertà di pensiero è sacrosanta, ma la campagna pubblicitaria a pagamento sull’ateismo ospitata sugli autobus di Genova sconcerta e rattrista». La Carlucci rimprovera l’amministrazione comunale che «avrebbe fatto bene a negare l’autorizzazione a questa pagliacciata» in quanto è «una provocazione offensiva per molti cittadini cattolici, utenti del servizio di trasporto pubblico, che si vedono costretti a sopportare slogan e volgare ironia sui propri simboli religiosi» e conclude sottolineando che «la propria libertà finisce dove inizia quella degli altri. Reclamizzare l’ateismo in una città a forte maggioranza cattolica, nella città del Presidente della Cei, il cardinale Bagnasco, è sicuramente un idea di pessimo gusto. Sponsorizzare la propria fede offendendo la religione altrui è un fatto estremamente grave che deve essere assolutamente stigmatizzato». Gasparri rincara la dose suggerendo di «affittare gli stessi spazi scrivendo quello che si ha diritto di pensare del sindaco di Genova e dei gestori della società di trasporti della città ligure. Ma il giudizio sarebbe inevitabilmente offensivo e quindi non potrebbe essere espresso. Tra manifestazioni politico-religiose dei fondamentalisti islamici nelle piazze di Milano e di Bologna e propagande di ateismo, l’inizio d’anno dell’Italia cattolica non è certamente positivo»

Altri pareri sono giunti da altre comunità religiose. Yunus Distefano, portavoce della CO.RE.IS. Italiana (Comunità Religiosa Islamica) descrive l’iniziativa un gesto “eclatante”, folkloristico“, del quale “non si sentiva il bisogno” e che “lascia qualche perplessita”; mentre Giuseppe Momigliano, rabbino capo della Comunità ebraica di Genova, l’ha definito “un gesto folkloristico non rilevante”.

La Lega Nord, con le parole del segretario provinciale della Lega Nord Edoardo Rixi, suggerisce «Genovesi non pagate il biglietto!» mentre l’associazione Giovine Italia ha annunciato che acquisteranno spazi pubblicitari sui bus per affiggere la scritta «Dio esiste ed è Gesù. Venite a incontrarlo con noi» e che a febbraio organizzeranno una conferenza aperta ai cittadini genovesi con teologi, sacerdoti e uomini di scienza.

Anche Azione Cattolica si è pronunciata a riguardo attraverso le parole di  Fabrizio Repetto che si è detto stupito da una campagna che affermerebbe che «oltre il novanta per cento della popolazione mondiale sarebbe nell’errore e avrebbe preso un gigantesco abbaglio» riferendosi alla percentuale di credenti nel mondo.

Io non credo che questa iniziativa debba servire a determinare un vincitore ed un vinto, nè tantomeno auspico la divisione di credenti e non credenti che si scontrano a colpi di slogan (e speriamo solo quelli). Nè sono in grado di determinare chi possa aver ragione e chi si sbaglia riguardo l’esistenza di Dio. Sicuramente, però, come già affermato nel post che annunciava l’inizio della campagna in Gran Bretagna, mi auguro che questa iniziativa stimoli il dialogo fra le parti in causa e la riflessione da ambo gli “schieramenti”. Che i credenti imparino a guardarsi meglio intorno prima di alzare gli occhi al cielo e che gli atei imparino a fare affidamento non  solo su di essi stessi.