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Voce del verbo Educare

 

Col passare del tempo ho sempre più spesso l’impressione di far parte di un enorme club dell’opinionismo i cui membri sono tutti, chi più e chi meno, coinvolti nella estenuante ricerca di una soluzione ai problemi che affliggono la società, la classe politica, l’economia, la Nazione nella sua interezza. Una ricerca, questa, che sembra aspettarsi di trovare la risposta all’interno della domanda, che confonde la causa con la conseguenza.

Di fronte a qualsiasi interrogativo che riguardi la società e i sistemi che la regolano si dovrebbe affrontare un percorso a ritroso che consenta di risalire a quella che rappresenta l’origine comune di tutti i quesiti: l’individuo. Agire sull’individuo, sulla sua formazione ed educazione, sul suo sistema di valori, consente di riprodurre, con un effetto a cascata, conseguenze su tutto quanto derivi dalle sue azioni, siano esse offerte alla manodopera di una catena di montaggio o dedite a salvare il mondo. Non bisognerebbe mai dimenticare che a monte di tutti gli avvenimenti che riguardano l’uomo c’è l’uomo con le sue azioni, esclusa una ragionevole porzione di cause direttamente legate al caso (e non al fato) a cui comunque l’essere umano risponde con degli atti. Agire sugli individui e sulla loro formazione mi sembra, dunque, ragione necessaria e sufficiente al fine di ottenere risultati nel Sistema Nazione.

Nessuno però, a partire dai politici e dagli esperti del settore fino ai comuni cittadini, sembra preoccuparsi dello stato di salute della società in termini di costruzione, ovvero formazione, dell’individuo. Da tutte le parti politiche arrivano voci, discorsi, programmi, che propinano le soluzioni più disparate per salvare l’Italia, risollevandone le sorti economiche piuttosto che la reputazione all’Estero, tutto in nome della Libertà e della Democrazia. Nessuno, però, che si preoccupi di sottolineare che non ci si è impoveriti solo economicamente, nessuno che contrapponga alla finanza “creativa” una logica “creativa” che ponga in rapporto di causa-effetto il fatto con chi lo compie. Nessuno che si impegni ad attuare una riforma che non sia solo del sistema educativo, ma che sia degli individui,  offrendo loro gli stumenti indispensabili perchè esercitino la libertà all’interno del sistema cosidetto democratico. Ciò che si è fatto fin’ora, e che si continua a fare, è un po’ come curare una vacca che non ingrassa senza chiedersi se il terreno su cui pascola sia fertile.

Nell’era postmoderna dell’iperinformazione, il libero accesso all’ informazione, spesso scambiata per conoscenza, ha assunto, in maniera a mio avviso acritica e quasi dogmatica, la funzione di indicatore del livello di Democrazia di un Paese. Ci si impegna ad istruire bambini, adolescenti e giovani adulti: gli si impartiscono lezioni, li si aggiorna, si istituiscono corsi, gli si offrono nozioni. Ci si sforza di produrre sempre migliori ingegneri, migliori economisti, migliori scienziati ma non migliori persone. Si è perso di vista quello che dovrebbe essere il principale obiettivo del sistema educativo: dotare gli individui di autonomia intellettuale attraverso la formazione alla consapevolezza, intesa come “piena cognizione della cosa in discorso”.

In un sistema come quello attuale, in cui la libertà figura come strumento supremo e che proprio per qusto si definisce democratico, risulta paradossale che si sottovaluti il valore della consapevolezza delle persone. Non credo si possa nemmeno parlare di libertà, intesa come libertà di espressione, di voto, di parola, di pensiero, di azione, senza considerare il livello di consapevolezza di chi questa libertà la esercita. La libertà presuppone una scelta, e una scelta può definirsi libera solo nel momento in cui chi la compie possiede la piena consapevolezza non solo di ciò che sta scegliendo, ma di tutte le altre opzioni possibili. E soprattutto è importante che si offrano diverse possibilità, senza le quali l’atto di scegliere, e quindi di esercitare la propria libertà, verrebbe a decadere.

Perché una persona sia consapevole bisogna non solo che venga istruita, cosa che di fatto avviene in tutti gli stati della cosiddetta società avanzata, ma più di tutto è necessario che il sistema educativo la introduca a quelli che sono i principi che stanno alla base della consapevolezza, ossia spirito critico e beneficio del dubbio, e che tali principi diventino parte integrante dell’atteggiamento e del comportamento della persona stessa. Il sistema educativo sembra aver eliminato, invece, il suo aspetto “maieutico” per lasciar spazio a quello puramente nozionistico: tutti i suoi sforzi si concentrano in una ciclica riproduzione di elementi che riflettono il sistema che li ha prodotti.

E quale sistema li ha prodotti? Quando guardo alla mia nazione non posso fare a meno di vedere un sistema affetto da un’enorme metastasi che ne infetta tutti gli ambiti, siano essi pubblici o privati, del singolo o della comunità. Una metastasi dotata di un’incredibile forza autopoietica che dall’interno continuamente riproduce e sostiene se stessa. Per contrastare questa metastasi c’è bisogno di nuove cellule, in grado di costruire un sistema parallelo in cui possano riprodursi liberamente senza il rischio che anch’esse vengano infettate, contaminate, distrutte. In tutto questo, il sistema educativo non rappresenta nient’altro che l’utero, il nucleo costitutivo di queste nuove cellule, la matrice che dovrebbe consentire la costruzione di un nuovo sistema di valori condivisi che faccia da linea guida al comportamento del singolo individuo rendendolo consapevole delle sue azioni e delle conseguenze che esse comportano.

È scontato che azioni “isolate” che contrastino quella che ho definito metastasi dell’Italia possono essere intraprese su tutti i versanti. Ma tali iniziative mirate, proprio come accade per le metastasi biologiche, rischiano solo di ottenere uno spostamento piuttosto che un annientamento del male che vogliono curare. E questo male è talmente radicato che solo privandolo di ulteriore terreno fertile in cui mettere radici lo si può combattere. Finquando però tutti continueranno a concentrarsi sul problema piuttosto che preoccuparsi della causa, fintanto che tutto funzionerà in ragione ed a sostenimento dello status quo attuale, nessuna soluzione sarà mai all’altezza del problema che vorrebbe risolvere. E la radiografia dell’Europa rischia di mostrare una macchia nera a forma di stivale.