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Salvatore Giuliano (Francesco Rosi, 1962) – Mafia, Politica e Banditismo. Portella Ginestra. Come nasce la Prima Repubblica.

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IL PRESENTE FILMATO SI INTENDE A SCOPO DIVULGATIVO/EDUCATIVO E SENZA FINI DI LUCRO


Salvatore Giuliano è una pellicola appartenente al genere definito “film-inchiesta”, il cui regista, Francesco Rosi, fu uno dei capostipiti e principale esponente. Salvatore Giuliano è, però, anche un “film-pretesto”, che utilizza la storia del Bandito più famoso della Storia d’Italia per raccontare la Sicilia degli anni ’43 – ’50.



Mentre la Seconda Guerra Mondiale volgeva ormai al termine e l’Italia si preparava a diventare una Repubblica, i movimenti separatisti dell’isola combattevano per la loro indipendenza, avvantaggiati dalle condizioni storiche e politiche del momento e da interessi trasversali che avvicinavano una parte della classe politica nazionale ad alcuni interessi dell’amministrazione americana di quel tempo.

La sceneggiatura essenziale di Suso Cecchi d’Amico, Enzo Provenzale e Franco Solinas si pone a metà strada tra il racconto neorealista e l’ inchiesta giornalistica. Il film parte dal cadavere di Giuliano, rinvenuto nel giardino dagli ufficiali dell’arma che da tempo gli davano la caccia, e prosegue a balzi discontinui, spostandosi avanti e indietro nel tempo non rispettando la successione cronologica degli eventi, ma seguendo la logica delle associazioni tipiche dell’investigazione. Per distinguere i vari tempi storici dell’azione, sono stati adottati tre differenti toni di bianconero, con effetti chiaroscurali diversi: forti per narrare i fatti antecedenti la morte del bandito, sovraesposti tipici dei servizi fotografici per la morte di Giuliano, e di tipo televisivo per il processo di Viterbo a Pisciotta & Co. Tutti questi accorgimenti tecnici, assieme alle musiche di Piero Piccioni, i costumi e la scenografia, contribuiscono all’incredibile impatto evocativo della pellicola, riportandoci indietro a quei tempi ed a quei luoghi.

Dopo la morte di Giuliano, tutte le persone a lui vicine ebbero strani incidenti o furono vittime di omicidio. Tra questi alcuni elementi della magistratura, come il Procuratore Pietro Scaglione, assassinato dalla Mafia nel 1971. Uscito nelle sale cinematografiche nel 1962 con divieto ai minori di 16 anni (censura?), il film Salvatore Giuliano di Rosi parla dei rapporti tra mafia, banditismo, potere politico e potere economico, ponendo lo spettatore di fronte a numerose questioni. Tra queste ne campeggia una che, più che essere un interrogativo, assomiglia ad un timore: come è nata la nostra Repubblica

Posto di fronte ai medesimi quesiti, lo spettatore di oggi non è in minori difficoltà : il “senno di poi” non lo aiuta infatti a spiegare gli intrecci alla base della spietatezza narrata dalla pellicola da cui ebbe origine la Prima Repubblica, poiché dalla stessa tipologia di intrecci e spietatezza nacque la cosiddetta Seconda Repubblica, i cui rappresentanti occupano tutt’ora (e con le stesse modalità) le poltrone nella stanza dei bottoni.

Non ci resta che aspettare che decada il Segreto di Stato sul caso Giuliano e sugli avvenimenti di Portella Ginestra nel 2016 che, se insufficienti a far luce sulla politica attuale, si spera siano in grado almeno di chiarire i terribili avvenimenti di quel tempo, magari indicandone le responsabilità.