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Lettera a tutti i miei genitori

Care mamme,

Cari papà,

Siccome sono lontano, vi pensavo.

Vi pensavo con freddezza. E non per mancanza d’amore, ma per quel senno di poi che involontariamente ho ereditato crescendo, mentre un varco spazio-temporale si intrometteva silenziosamente tra i nostri percorsi, intercettandoli. È così che vi siete incurvati un po’ alla volta ad ogni mio nuovo pelo di barba o capello bianco, gli uni quasi all’insaputa degli altri, se non fosse per quelle poche occasioni in cui quel varco si restringe momentaneamente in un abbraccio che accoglie ed allo stesso tempo congeda.

Pensavo che se io ho all’incirca trent’anni, voi dovreste averne in media tra cinquantacinque e sassantacinque. E pensavo che se ciò è vero, nel fatidico biennio 1968-70 avevate tra i quindici e i venticinque anni. Eravate degli adolescenti, dunque, o dei giovani adulti quando, assieme ad altri giovani e meno giovani, scoprivate il mito della libertà, l’etica dell’uguaglianza, il governo di una autentica democrazia, il potere e la responsabilità del singolo individuo nei confronti della società a cui appartiene, il corpo nudo, Woodstock, il comunismo e la musica rock, i Beatles e i Rolling Stones, gli acidi e l’ LSD, i Pink Floyd e la cultura psichedelica, i diritti del popolo. Eravate più giovani di me mentre lottavate e morivate davanti le scuole e le Università, quando vi avventavate contro i cordoni di poveri poliziotti poveri due volte, quando votavate il PCI e quando smettevate di votarlo. Eravate più o meno miei coetanei sotto il palco di Berlinguer, oppure accalcati in via Caetani dietro i fascioni della polizia. Poi, un giorno, all’improvviso, avete smesso di esserci. Continue reading Lettera a tutti i miei genitori