Mi hai deluso perché per trentanove minuti e venti secondi hai parlato delle ultime dichiarazioni di Ciancimino, hai ricostruito per l’ennesima volta il percorso che lega la mafia alla politica nelle persone di Dell’Utri e Berlusconi, hai riassunto ancora una volta la vita processuale del Presidente del Consiglio passo dopo passo, hai fatto i tuoi conti e tirto le tue somme – giustissime, per carità! – rispetto alla situazione della magistratura ed al ricatto a cui viene ripetutamente sottomessa dagli organi legislativi del nostro Paese.
Ma non hai speso una solo parola per la vicenda Di Pietro – De Luca. Non un solo commento sull’eclatante fallimento dell’unico partito che sembrava riuscire a farci sperare. Non un battito di ciglia sul boato che questo enorme fracasso dell’IDV ha provocato con le sue recenti “scelte politiche” (o scelte obbligate?). Leggendo i tuoi articoli, mi è sembrato che tu stia ancora in un limbo decisionale, come se dovessi ancora capire bene quello che è successo. O, forse, stai solo cercando ancora le parole giuste per dirlo. Spero che tu riesca a fartene una idea – mentre io cerco di farmene una ragione – da farmi ascoltare o leggere la prossima settimana.
E sì, proprio così. Perchè, come in altre occasioni ho avuto modo di affermare, Silvio Berlusconi non è la causa ma la conseguenza della marcescenza del nostro Paese sotto diversi punti di vista. Tanti si chiedono basiti “ma come è potuto accadere?”; “come fa uno nelle sue condizioni a fare il Presidente del Consiglio?”; “ma come si fa a negare le evidenti nefandezze che architettano a turno ormai da lungo tempo?”. La risposta a questa domanda è una ed è molto semplice: inciucio, altrimenti detto “accordo bipartisan” o, in maniera meno tecnica, “dialogo delle parti”. Ecco, ogni volta che sentiamo pronunciare questi tre eufemismi dobbiamo preoccuparci seriamente, perchè vuol dire che qualcosa bolle in pentola.
A volte – e lo dico in tono assolutamente non sarcastico – osservo in torno e dico: povero Berlusconi, capro espiatorio di una classe politica marcia fin dalle radici che orchestra le più impensabili e oscene malefatte mentre il popolo osanna o mette alla gogna a fasi alterne il capetto di turno. Con questo non voglio dire che Berlusconi sia un santo. Ormai anche i san pietrini della via Appia sanno per filo e per segno tutti i pesanti capi d’accusa che pendono sulla sua testa come mille spade di Damocle. È pur vero, però, che chi Berlusconi lì lo ha messo (e questi non sono certamente i cittadini, nonstante la crocetta a matita ogni cinque anni se tutto va bene) non può certo essere da meno. E tra questi “coloro” sono compresi anche quelli dell’attuale opposizione.
Certo, Berlusconi ha Ghedini che legifera a piè sospinto ogni volta che il kapò… ops, volevo dire il Capo del Governo cade in qualche “trappola giudiziaria” di quei comunisti antropologicamente diversi dei magistrati. Chiaro, c’è Alfano che è pronto a mettere la firma su qualsiasi Lodo salva-Cavaliere più che il Presidente della Repubblica. Però, tra una caduta e l’altra, il governo è riuscito anche ad avere una sporadica alternanza politica. Fermi: se c’è qualcuno che sta per tirare un sospiro di sollievo lo trattenga, perchè dell’alternanza non si è accorto nessuno. D’Alema dice che vuole la lista degli inciuci fatti lungo tutto l’arco della Seconda Repubblica; si vede che la sua copia l’ha perduta ed ora non riesce a portare il conto delle rivendicazioni che gli spettano.
Non riesco a trattenere la grassa risata con la quale cerco di coprire una bestemmia ogni volta che penso che Veltroni ha aspettato una dozzina d’anni per poi perdere le elezioni e il posto come segretario del PD prima di riuscire a proporre una legge sul conflitto di interessi, prontamente cestinata o forse mai esistita davvero. Non riesco a non sgranare gli occhi di fronte all’assoluto silenzio-assenso dell’opposizione a seguito della dichiarazione del Sindaco di Milano di voler intestare una Via o una Piazza nientepopòdimenoche a Bettino Craxi. Non riesco a non provare sconforto quando penso che Luciano Violante ha impiegato 17 anni per ricordarsi di un incontro con Vito Ciancimino a cui poi si rifiutò di presenziare ai tempi in cui era presidente della commissione antimafia. Potrei andare avanti per ore, per pagine e non avrei finito prima di stancarmi. Allora, emblematicamente, ricordo i Letta: zio e nipote che familiarmente si affrontano con quotidianeità sul campo politico nel massimo rispetto, tipico di una liberal-democrazia. Gianni e Enrico: l’apoteosi del dialogo delle parti.
E poi ci si chiede come sia possibile?
In mezzo ai vari discorsi che ormai ci hanno riempito la testa su mafia, politica, corruzione, Spatuzza e chi più ne ha più ne metta; tra il No B Day e l’inaugurazione della TAV; tra la crisi economica ed il ponte sullo stretto di Messina, è saltato fuori che la nuova finanziaria, scritta notte tempo, prende in prestito (senza previo avvertimento ai diretti interessati) un terzo dei suoi finanziamenti dalle riserve del TFR inoptato confluito automaticamente nelle casse dell’INPS.
Se ne discute a Ballarò, con Giovanni Floris e come ospiti il ministro della Difesa Ignazio La Russa, il leader di Alleanza per l’Italia Francesco Rutelli, il ministro del turismo Michela Vittoria Brambilla, il senatore del PD Ignazio Marino, l’economista Tito Boeri, il presidente di Rcs libri Paolo Mieli. Dopo averli sentiti parlare, sto iniziando ad informarmi su come poter spostare i pochi contributi versati alle casse dell’INPS in luoghi più sicuri, prima che sia troppo tardi. Vi aggiornerò.

Dopo la esilarante apertura di Crozza, il ministro di giustizia Angelino Alfano, il leader dell’UdC Pierferdinando Casini, il capogruppo dei deputati della Lega Nord Roberto Cota, Luciano Violante del PD, l’imprenditrice Luisa Todini, la direttrice del Tg3 Bianca Berlinguer, il presidente della Ipsos Nando Pagnoncelli si confrontano su temi importanti come giustizia, economia, sicurezza.
Terreno di scontro è stato soprattutto il tema della giustizia, con la nuova proposta del governo sul processo breve, che molti definiscono invece morto. A parte i commenti sconclusionati e totalmente campati in aria dell’imprenditrice (?) Tondini, ho apprezzato parecchio l’intervento iniziale di Violante. Anche se, purtroppo, non ho potuto evitare di ricordare che lo stesso Violante, mentre era Presidente della Commissione Antimafia, “dimenticò” per circa 20 anni di aver ricevuto una proposta di colloquio con Ciancimino senza che questo fosse denunciato.