Eufemismi tentano di descrivere una condizione che ha dell’inverosimile. Ad Annozero, questo giovedì, si è parlato di Giustizia e riforme.
Eufemismi tentano di descrivere una condizione che ha dell’inverosimile. Ad Annozero, questo giovedì, si è parlato di Giustizia e riforme.
In un articolo del 14 Novembre, The Economist si esprime sulla nuova proposta di legge del Governo Berlusconi che modifica i tempi del processo, giudicandola un “bizzarro tentativo di Silvio Berlusconi di mettere in difficoltà le corti” e paventando la possibilità che tale modifica possa far diventare l’Italia “una società senza legge ancor più di quanto non lo sia già”. Un giudizio piuttosto duro, quello che giunge dalle pagine del settimanale britannico, da cui però risulta difficile difendersi.
Qui sotto, l’articolo che trovate pubblicato qui.
(da The Economist.com)
Agli attentati alla giustizia la classe politica italiana ci ha abituati sin dai primi vagiti della Repubblica. Ma parlando di questioni più recenti (e più spudorate), l’ultimo tentato omicidio ai danni della giustizia è stato messo in atto qualche mese fa con il Lodo Alfano che, fortunatamente, non è andato a segno. Nonostante gli attentatori fossero a viso scoperto, tuttora girano a piede libero pianificando nuovi attentati ai danni della Costituzione italiana. Non essendo riusciti a colpire direttamente l’articolo 3 – che (ormai dovrebbe essere chiaro a tutti) vogliono morto – cercano di minare le fondamenta della giustizia colpendo ciò che ad essa è più vicina. Oggi tocca al processo: ucciso con una legge che più che renderlo breve (come cercano di farci credere) lo rende inutile a tutti gli effetti. Il tutto nella quasi totale indifferenza della maggioranza degli italiani, tra cui vi è anche chi appoggia questo scempio, rendendosene complice.
Forse, ci si renderà conto della gravità di quanto sta accadendo oggi mentre si gira lo sguardo da un’altra parte quando, oltre ad un possibilissimo danno, si subirà anche la beffa di un processo che non riesce a punire il colpevole che ci ha dannegiati e che magari ci ritroveremo davanti nello stesso bar il giorno dopo. Ma quando impareranno gli italiani che prevenire è meglio che curare?