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Cercando il più possibile di non incappare in avventure (leggi: seghe) mentali da paranoide e senza voler procurare allarmismi inutili, ritengo che la faccenda di Berlusconi che grida al golpe dovrebbe destare più sospetti di quanto non abbia già fatto e far alzare le antenne di coloro che non le hanno già sintonizzate sui suoi canali.

Tutta questa storia del complotto puzza un pò di costruito: come dice il detto, sembra stiano buttando le mani avanti per non cadere. La cosa che desta ancor più sospetti, rendendoli ancor più fondati, è che questo atteggiamento apparentemente solo patetico ed autocommiserativo – a cui purtroppo molti si sono abituati al punto di crederci – nasconde in realtà uno scaltro anticipo di mosse di colui che furbescamente è in grado di dirigere la barca dove vuole nonostante molti dell’equipaggio sembra stiano remando contro.  La preoccupazione nasce – e si fonda – su un precedente che sicuramente molti non ricordano (tra cui anche io prima di vedere l’ultimo 168 di Grillo e riguardarmi il DVD di 15 Anni di Storia con Travaglio): l’episodio del cimicione. Trovata la cimice, fatta la legge; fatta la legge deturpata la costituzione con l’appoggio dell’intero parlamento che, pare, non si sia accorto di averla deturpata.

Ora la mia domada è: quanto si può essere sicuri che Berlusconi non stia spingendo sulla tesi del complotto solo per poter giustificare i decreti deturpanti della sua coalizione?

La domanda successiva è: quanto paura bisogna avere del fatto che, per anullare la possibilità di un golpe (inesistente), non se ne faccia un’altro? A chiunque, a questa domanda, dovesse venire in mente che nel 2009 non è possibile che avvenga un golpe gli suggerisco di vedere il video di quello organizzato in Venezuela ai danni di Chavez. Era il 1998. Se poi la stessa persona giustifica la cosa dicendo che lì è il Sud America, probabilmente non si è ancora resa conto di cosa sia diventata l’Italia.