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Grazie Mr. Ford

Il 7 Ottobre 1913, per la prima volta nella storia della neonata idustria manifatturiera, viene introdotta in maniera standardizzata la catena di montaggio all’interno delle fabbriche automobilistiche di Henry Ford. Quello stesso giorno, l’umanità – abbagliata dalla luce al neon del positivismo scientifico a tutti i costi e dai successi produttivi di Ford – comiciò a trascurare tutti i torti della Ragione, preparando inconsapevolmente (?) la strada a quello che è il modo di vita odierno.

Una accecante miopia scientifica, radicata su solide spiegazioni teoriche e precisi calcoli matematici, guida ormai la nostra esistenza in tutti i campi, impedendoci di vedere al di là della mera efficienza di un’azione. Così, nonostante tutto il tempo a disposizione avuto per non farsi cogliere di sorpresa, ci siamo ritrovati a vivere in un mondo dove tutto ha un prezzo e quasi nulla un valore. Quando anche a qualcosa venisse dato un valore, anch’esso sarebbe soggetto ad un esame dell’efficienza, ad un calcolo dei costi-benefici capace di suggerirci la convenienza della sua applicabilità.

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Senza stare a ripetere la trita e ritrita storia dell’(auto)alienazione dell’uomo da sé stesso, ci accingiamo giorno dopo giorno a vivere all’interno di un gigantesco meccanismo di cui siamo, per forza di cose, una parte, senza per questo riuscire a sentircene parte. Un meccanismo circolare che, ad ogni generazione che passa, ci stringe sempre più la gola facendoci annaspare, e che ci offre come unica via di scampo temporanea il consumo di prodotti che noi stessi produciamo, ma di cui faremmo volentieri a meno se solo fossimo in grado di offrire a noi stessi la possibilità di vedere oltre.

Un oltre verso il quale non vogliamo assolutamente volgere il nostro sguardo; un oltre che abbiamo offuscato, procurandoci artificialmente questa miopia positivista, che altro non è se non un modo – sicuramente scientifico ma indubitabilmente meschino – di nascondere a noi stessi la nostra paura. Quella paura che ci spinge a credere di avere dei progetti da compiere, degli scopi da raggiungere oltre al vivere in sé stesso, e che ci proibisce di ricordare a noi stessi ciò che fingiamo di non sapere: nella vita, a volte, si muore.