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Espatriati.it: a proposito di Celli…


Espatriati.it è un videoblog che raccoglie le testimonianze di coloro che hanno abbandonato il Bel Paese per stabilirsi in un altro luogo del globo. Il focus della ricerca  parte dalla Spagna e dalla regione catalana, dove il numero di italiani residenti è considerevole, per poi allargare la ricerca ad altre città e Paesi. L’obiettivo degli autori di quella che a me sembra una idea davvero interessante è quella –  nel caso in cui il materiale fosse particolarmente ricco – di raccogliere il meglio delle interviste per produrre un documentario sul fenomeno che definiscono dell’espatrio piuttosto che dell’emigrazione. Staimo a vedere cosa ne viene fuori e in bocca al lupo per il progetto.


Quelli di Espatriati.it si presentano così:


In una fase di forte immigrazione e di un’integrazione difficile, una nuova forma di emigrazione ha colpito il paese. Si è parlato di fuga di cervelli, ma in realtà è una “fuga” di massa diversa dalle forme tradizionali di emigrazione. La sensazione è che non si fugga dalla fame e dalla miseria, ma da una serie di impedimenti e di limiti che rendono troppo spesso la vita nel nostro paese piuttosto difficile. Dalla burocrazia eccessiva, alla corruzione, dal clientelismo alla cultura della raccomandazione, fino ai costi spesso insostenibili per una casa, per un asilo etc. La conseguenza diretta di questi fattori è un spostamento di grandi proporzioni. Una sorta di “seconda” emigrazione. Dopo quelle di massa del secolo scorso.

Senza partire da un’analisi preconcetta, ma con la volontà di indagare un fenómeno, abbiamo aperto un videoblog: Espatriati.it. In questo sito raccoglieremo testimonianze, per mezzo di interviste, a italiani che hanno deciso di andarsene. Per riuscire ad avere una visione più profonda di questo fenómeno, ci piacerebbe raccogliere e descrivere le motivazioni che hanno spinto tanti ad allontanarsi dal bel paese. Il focus della ricerca  partirà dalla Spagna e dalla regione catalana, dove il numero di italiani residenti è veramente alto. Un fenomeno in piena espansione, i cui numeri aumentano di anno in anno, rendendo quella italiana una delle comunità più numerose a Barcellona. Successivamente la volontà è quella di allargare la ricerca ad altri città e ad altri paesi. In particolare ci dirigeremo verso Berlino e poi Dublino. Nel caso in cui il materiale fosse particolarmente ricco, vorremmo raccogliere il meglio delle interviste per produrre un documentario su questo fenomeno, di cui si parla molto ,ma che non è stato ancora approfondito dai media, se non con un approccio piuttosto superficiale.

Abbiamo deciso di usare il termine espatriati, perché ricorda momenti drammatici della storia italiana, e in fondo alcune volte chi va via ha una visione politica ed economica più lucida, mentre chi resta non può mai avere una sguardo distaccato e disincantato sulla realtà in cui vive. L’Italia è sempre stata una terra di emigrazione, anche se gli ultimi anni sono stati caratterizzati da un’immigrazione massiccia, a causa tra l’altro della posizione strategica sul Mediterraneo. Ma il fenomeno di chi se ne va non viene mai analizzato, se non in forma spettacolare. A seconda del livello di partecipazione alla video-inchiesta, si piacerebbe sviluppare alcune aree di condivisione per chi vive all’estero. Anzi vorremmo proprio che  l’interazione fosse forte, sfruttando gli strumenti disponibili in rete e cercando di diventare noi stessi uno strumento per i nostri espatriati.


Italia: indietro tutta!

Era il 6 ottobre 1938 – esattamente 71 anni ad oggi – quando il Gran Consiglio del Fascismo pubblicò la Dichiarazione sulla Razza, uno dei principali documenti delle cosiddette leggi razziali promulgate durante il regime. Il documento venne pubblicato sul “Foglio d’ordine” del Partito Nazionale Fascista il 26 ottobre 1938, e successivamente adottato dal regio decreto legge del 17 novembre 1938.

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Qualcuno potrebbe pensare: acqua passata. Qualche altro potrebbe chiedersi perché insistere continuamente, perché rimestare a tutti i costi nel torbido di questioni ormai vecchie come la storia?

La risposta è semplice: basta leggere alcuni articoli di giornale apparsi negli ultimi due o tre mesi per essere catapultati controvoglia in un impensabile viaggio nel tempo. All’indietro, però.

È del 3 aprile 2009 la notizia che riporta la decisione del Comune di Foggia di istituire due linee di autobus che fanno la spola da Borgo Mezzanone a Foggia: una per i cittadini di nazionalità italiana, l’altra per gli immigrati. Dunque, i terroni bigotti, ignoranti ma puliti (prima che qualcuno mi dia del polentone razzista: io sono proprio di quelle parti e mi esprimo così solo provocatoriamente) di Borgo Mezzanone avranno finalmente a disposizione il loro meraviglioso autobus arancione per andare a Foggia a sentire la messa della Domenica e ritornare a casa in tempo per guardare Buona Domenica e ingozzarsi di ragù unto di olio, fatto con i pomodori raccolti con il sudore e la fatica di quegli “sporchi negri puzzolenti” pagati con 5 euro all’ora, che ora hanno il loro autobus e non possono più disturbare.

È del 30 Settembre 2009 l’articolo che racconta come le pattuglie anti-clandestini con il loro bus-galera – amorevolmente chiamato Stranamore – trasportano il “carico” di clandestini, come fossero bovini, dopo che la “tonnara” (testuale descrizione di un addetto ai lavori) viene conclusa. Si sta parlando sempre di quei “maledetti clandestini” la cui unica colpa è essere espatriati dal loro Paese per giungere in un altro ugualmente sbagliato.

È di Luglio la notizia di un giovane marocchino senza cittadinanza italiana, impossibilitato a partecipare a un concorso come autista del servizio pubblico Milanese a causa di un Regio Decreto del 1931. E qui credo non servano parole.

Ha visto la luce solo da alcune settimane l’iniziativa del Comune di Gerenzano (VA) di istituire una segreteria telefonica per segnalare anonimamente la presenza di clandestini (3314271727). Qui invece le parole servono e vanno dette con tono moderato (altrimenti poi non si capisce) alla segreteria.

Questi – senza considerare il più grave di tutti, la Legge Maroni sul reato di clandestinità che obbliga alla denuncia addirittura i medici del servizio pubblico – sono solo alcuni esempi di ciò che non può oggettivamente essere definito “torbido di questioni ormai vecchie come la storia”, bensì preoccupante contemporaneità.

Nietzsche una volta scrisse:

“Che accadrebbe se un giorno o una notte, un demone strisciasse furtivo nella più solitaria delle tue solitudini e ti dicesse: “Questa vita, come tu ora la vivi e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione […]. L’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello della polvere!”. Non ti rovesceresti a terra, digrignando i denti e maledicendo il demone che così ha parlato? Oppure hai forse vissuto una volta un attimo immenso, in cui questa sarebbe stata la tua risposta: “Tu sei un dio e mai intesi cosa più divina”?[5]. Se quel pensiero ti prendesse in suo potere, a te, quale sei ora, farebbe subire una metamorfosi, e forse ti stritolerebbe; la domanda per qualsiasi cosa: “Vuoi tu questo ancora una volta e ancora innumerevoli volte?” graverebbe sul tuo agire come il pensiero più grande! Oppure, quanto dovresti amare te stesso e la vita, per non desiderare più alcun’altra cosa che questa ultima eterna sanzione, questo suggello? “

(Friedrich Wilhelm Nietzsche, La gaia scienza, aforisma 341.)

C’è un gran bisogno che ognuno di noi cerchi di ricordare almeno questo.


A proposito di immigrati

Volevo segnalare questo video (con testo riportato sotto) di un brano di Gianmaria Testa, Tela di ragno, tratto dall’album Da questa parte del mare. Un ringraziamento a L’altra metà del cielo per avermelo fatto incontrare.

La tela di ragno

Sono una tela di ragno sospesa
Sono l’acqua che stagna marcita
Sono la crosta di sangue che piaga una vecchia ferita
Sono una mosca che sporca il bicchiere
Sono la brace che brucia il cuscino
Sono una sveglia che suona sbagliata di primo mattino
E…Sono un cane che abbaia di notte
Sono vernice che macchia il vestito
Sono un treno arrivato in ritardo che tutto è finito
E sono rogna,  patema,  imbarazzo
Sono un grumo di sale nei denti
Sono la chiave lasciata in ufficio che ha chiuso i battenti
Sono corrente che manca d’inverno
Sono ruota finita in un fosso
Sono quello che tende la mano… al semaforo rosso
Sono tempesta sul grano maturo
Sono singhiozzo che viene e non passa
Sono l’anello prezioso perduto nell’acqua più bassa
Sono un martello sul dito e sul muro
Sono una lettera che non arriva
Sono l’inutile cosa buttata che adesso serviva
Sono la coda nel posto sbagliato,gatto nero sull’itinerario,
coincidenza perduta partita da un altro binario
Sono la mano sudata che stringe
Sono zucchero al posto del sale
Sono l’amante tenuta segreta che chiama a Natale
E…Sono sabbia che punge nel letto,scarafaggio che ti sale addosso
Sono quello che tende la mano… al semaforo rosso
Sono polvere nell’ingranaggio
Sono il rovescio che non ha medaglia
Sono l’ago trovato con un piede in un mucchio di paglia
Sono biglietto vincente perduto
Sono il rubinetto che cola una goccia
Sono saliva sputata che arriva e offende la faccia
Sono la porta che batte sul naso
Sono rifiuto da chi non ti aspetti
Sono vergogna privata finita alla gogna di tutti
Sono la mano sinistra del caso
Sono silenzio che gela un saluto
Sono soccorso che arriva correndo ma a tempo scaduto
Sono la beffa che intossica il danno
Sono la cosa che voglio e non posso
Sono quello che tende la mano… al semaforo rosso
Sono la beffa che intossica il danno
Sono la cosa che voglio e non posso
Sono quello che tende la mano al… semaforo rosso

GianMaria Testa