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Gaza, Operazione “Piombo Fuso” e Gerusalemme occupata

L’operazione Piombo Fuso, che lo scorso anno a visto migliaia di civili palestinesi morire sotto una pioggia di bombre (anche) al fosforo, ha “macchiato” la dignità del governo israeliano con un’onta di vergogna che si è estesa a livello internazionale (anche se non si sono viste molte conseguenze, né i politici ed i militari israeliani arrossire). La principale ragione di tale vergogna sta nell’aver contravvenuto ad una serie di regole da rispettare in temppo di guerra, stabilite dalle varie Convenzioni di Ginevra.


Mi chiedo: ma quando esattamente è morta la nostra umanità, se è il mancato rispetto di una regola a scandalizzarci o inorridirci? Ma che livello di follia della ragione abbiamo raggiunto, se siamo stati in grado anche di darci delle regole per fare la guerra? Come se rispettandole, la guerra potesse essere benvista, accettata o magari auspicata più volentieri. Come se la guerra avesse bisogno di regole, essendo una circostanza assolutamente inevitabile. Il livello di paradossalità raggiunto supera Zenone di gran lunga. La guerra è un male sempre, a dispetto di coloro che credono che sia un male necessario: non vi sono guerre giuste e guerre sbagliate; non vi sono ragioni che le possano giustificare; non vi sono circostanze che le possano determinare prescindendo dal nostro giudizio.

(I due interessanti reportage che hanno raccolto ciò che non è “passato”, come spesso accade, per le vie maestre sono di Vanguard.current.com)

Gaza – Non in mio nome


Gaza – Non in mio nome

Non sarà in mio nome
che i gelsi reclineranno la testa
Non in mio nome
i rami dei salici penderanno
nei giardini spezzati delle case
Non in mio nome
le strade si riempiranno di pioppi
e la scritta: fate silenzio.

Non sarà in mio nome
che si griderà vittoria
Non in mio nome
si vendicherà una sconfitta
che io non ho cercato
Non in mio nome
una bandiera sventolerà sulle teste
di chi non la vuol vedere.

Non saranno in mio nome
le scie di cielo verde la notte
Non in mio nome
il fumo e i calcinacci
levarsi come incenso sulla strada
staccarsi dai palazzi.

Non saranno in mio nome
i padri fucilati
i figli coi fucili
e i ventri delle madri rattrappiti.