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Italia: indietro tutta!

Era il 6 ottobre 1938 – esattamente 71 anni ad oggi – quando il Gran Consiglio del Fascismo pubblicò la Dichiarazione sulla Razza, uno dei principali documenti delle cosiddette leggi razziali promulgate durante il regime. Il documento venne pubblicato sul “Foglio d’ordine” del Partito Nazionale Fascista il 26 ottobre 1938, e successivamente adottato dal regio decreto legge del 17 novembre 1938.

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Qualcuno potrebbe pensare: acqua passata. Qualche altro potrebbe chiedersi perché insistere continuamente, perché rimestare a tutti i costi nel torbido di questioni ormai vecchie come la storia?

La risposta è semplice: basta leggere alcuni articoli di giornale apparsi negli ultimi due o tre mesi per essere catapultati controvoglia in un impensabile viaggio nel tempo. All’indietro, però.

È del 3 aprile 2009 la notizia che riporta la decisione del Comune di Foggia di istituire due linee di autobus che fanno la spola da Borgo Mezzanone a Foggia: una per i cittadini di nazionalità italiana, l’altra per gli immigrati. Dunque, i terroni bigotti, ignoranti ma puliti (prima che qualcuno mi dia del polentone razzista: io sono proprio di quelle parti e mi esprimo così solo provocatoriamente) di Borgo Mezzanone avranno finalmente a disposizione il loro meraviglioso autobus arancione per andare a Foggia a sentire la messa della Domenica e ritornare a casa in tempo per guardare Buona Domenica e ingozzarsi di ragù unto di olio, fatto con i pomodori raccolti con il sudore e la fatica di quegli “sporchi negri puzzolenti” pagati con 5 euro all’ora, che ora hanno il loro autobus e non possono più disturbare.

È del 30 Settembre 2009 l’articolo che racconta come le pattuglie anti-clandestini con il loro bus-galera – amorevolmente chiamato Stranamore – trasportano il “carico” di clandestini, come fossero bovini, dopo che la “tonnara” (testuale descrizione di un addetto ai lavori) viene conclusa. Si sta parlando sempre di quei “maledetti clandestini” la cui unica colpa è essere espatriati dal loro Paese per giungere in un altro ugualmente sbagliato.

È di Luglio la notizia di un giovane marocchino senza cittadinanza italiana, impossibilitato a partecipare a un concorso come autista del servizio pubblico Milanese a causa di un Regio Decreto del 1931. E qui credo non servano parole.

Ha visto la luce solo da alcune settimane l’iniziativa del Comune di Gerenzano (VA) di istituire una segreteria telefonica per segnalare anonimamente la presenza di clandestini (3314271727). Qui invece le parole servono e vanno dette con tono moderato (altrimenti poi non si capisce) alla segreteria.

Questi – senza considerare il più grave di tutti, la Legge Maroni sul reato di clandestinità che obbliga alla denuncia addirittura i medici del servizio pubblico – sono solo alcuni esempi di ciò che non può oggettivamente essere definito “torbido di questioni ormai vecchie come la storia”, bensì preoccupante contemporaneità.

Nietzsche una volta scrisse:

“Che accadrebbe se un giorno o una notte, un demone strisciasse furtivo nella più solitaria delle tue solitudini e ti dicesse: “Questa vita, come tu ora la vivi e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione […]. L’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello della polvere!”. Non ti rovesceresti a terra, digrignando i denti e maledicendo il demone che così ha parlato? Oppure hai forse vissuto una volta un attimo immenso, in cui questa sarebbe stata la tua risposta: “Tu sei un dio e mai intesi cosa più divina”?[5]. Se quel pensiero ti prendesse in suo potere, a te, quale sei ora, farebbe subire una metamorfosi, e forse ti stritolerebbe; la domanda per qualsiasi cosa: “Vuoi tu questo ancora una volta e ancora innumerevoli volte?” graverebbe sul tuo agire come il pensiero più grande! Oppure, quanto dovresti amare te stesso e la vita, per non desiderare più alcun’altra cosa che questa ultima eterna sanzione, questo suggello? “

(Friedrich Wilhelm Nietzsche, La gaia scienza, aforisma 341.)

C’è un gran bisogno che ognuno di noi cerchi di ricordare almeno questo.