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L’oca al passo – Il ruolo dell’Intellettuale e della Letteratura secondo Antonio Tabucchi

Nell’introduzione de L’oca al passo, Antonio Tabucchi scrive:

“[…]la Storia, nonostante tutti i suoi capricci, non dimostra poi tanta immaginazione: o è in un modo o è nell’altro, e si illude di essere cambiata tornando ad essere quello che era già stata”.

E subito dopo aggiunge:

“Nonostante tutto bisogna pur fare qualcosa. Se non altro capire il perché[…]”.

In queste poche righe, Tabucchi mostra di aderire ad un vecchio concetto – noto a molti, ma non ancora a tutti – secondo il quale un popolo che ignora il proprio passato e destinato a ripeterne gli errori. Ma non è questo, a mio avviso, il messaggio principale delle righe dell’introduzione e di tutto il libro in genere. Ciò che ritengo sia di fondamentale importanza – e che lo scrittore sostiene fermamente – è un altro vecchio concetto: quello espresso da Pasolini quando scrisse Io so, affermando che fa parte del mestiere di scrittore “seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace”. Tabucchi prende molto sul serio questa visione del mestiere di scrittore – di intellettuale in genere – ponendosi dalla parte di coloro che credono che “la letteratura sia una forma di conoscenza attraverso la scrittura”.



In L’oca al passo, Antonio Tabucchi mette insieme alcuni dei principali pezzi della nostra storia contemporanea, apparsi un tempo come articoli di giornale e ripresentati in questo libro sotto forma di tappe di un percorso di conoscenza che accompagna il lettore pagina dopo pagina, aiutandolo a “coordinare fatti anche lontani”, a mettere insieme quei “pezzi disorganizzati e frammentari” per ricostruire “un intero coerente quadro politico che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero”.

Per raggiungere l’obiettivo di ricostruzione del quadro della situazione, Tabucchi sceglie di non offrire al lettore un percorso obbligato, necessariamente determinato da chi scrive. L’aver pensato ad una struttura che rimanda al famoso Gioco dell’Oca per organizzare i contenuti di questo romanzo è stata una scelta tanto originale quanto felice ed appropriata almeno per due ragioni.

La prima ragione è di ordine “ideologico”: trattando, infatti, di argomenti “delicati”, offrire al lettore un unico percorso di lettura dei contenuti sarebbe potuto apparire come cercare di offrire al lettore un unico percorso interpretativo – ideologico – dei fatti. La seconda ragione per cui la struttura e le regole del Gioco dell’Oca si adattano egregiamente ai contenuti del libro di Tabucchi sta nel fatto che esse aderiscono perfettamente al fine per il quale il libro è stato scritto, ovvero: mostrare come contenuti apparentemente sconnessi tra loro facciano, in realtà, parte del medesimo quadro delle cose e dimostrare come, anche seguendo percorsi differenti, si arrivi alla fine alle stesse conclusioni, che sono oggettive e non dettate da nessun tipo di ideologia o dietrologia che dir si voglia.


Il “gioco” de L’oca al passo parte dalla casella contenente il concetto lapalissiano – scontato, ovvio, che non ha bisogno di spiegazioni – da cui si sviluppano due diversi percorsi, attraverso cui il lettore scopre come alcune tra le più elementari ovvietà sociali, storiche e politiche siano state ribaltate e vigano attualmente all’interno del nostro sistema “sottosopra”. Un viaggio attraverso l’incredibile capovolgimento dei più semplici e apparentemente solidi principi della nostra società e costituzione, del significato delle parole, della Storia e degli eventi che hanno coinvolto il nostro Paese; un capovolgimento che è stato possibile grazie ad una paziente e lenta erosione delle coscienze mentre tutti erano – (venivano) – distratti. Anche coloro i quali – gli intellettuali – avrebbero dovuto coordinare quei frammenti disorganizzati che oggi, abbandonati a loro stessi, sono diventati la causa principale della schizofrenia del nostro Paese.