Archives for posts with tag: Lodo Alfano

Accade che, come è ovvio che sia, anche l’Imperatore di Berluscolandia ha i suoi nemici che gli rendono la vita difficile e disturbano la quiete del suo lavorio continuo – perchè Berluscolandia ha la fortuna di avere un governo del fare.

Dei vari disturbatori, l’Imperatore odia particolarmente due categorie: i giornalisti, dei veri e propri farabutti, ed i magistrati, che egli ama definire come “antropologicamente diversi” e “mentalmente disturbati”. Egli li odia molto più dei nemici politici (che sono ormai una razza in via di estinzione), dei disturbatori di piazza, degli eretici e dei critici. Ma non li odia tutti, no. Odia solo quelli che non sono d’accordo con lui, o che non riesce ad assoldare attraverso trattamenti privilegiati.


Dopo 15 anni di regno quasi indisturbati, quei “farabutti” dei giornalisti affondano il primo serio colpo all’immagine dell’Imperatore, pubblicando alcune foto – che hanno fatto il giro del mondo – di alcuni festini tenutisi presso la sua residenza estiva. Peni eretti e tette al vento vennero immortalati in ordine sparso nell’immensa tenuta, giunti lì assieme ad altre prti del corpo su invito privato dell’Imperatore e rigorosamente su mezzi di trasporto di Stato. A questo, si aggiunge subito dopo la fantastica storia della trasmigrazione mistica da puttana a deputata di Eurolandia di una cortigiana entrata a Palazzo Grazioli sotto mentite spoglie, anch’ella per attaccare e indebolire in maniera subdola l’immaginedell’Imperatore.

Ma il Re di Berluscolandia, che non si arrende di fronte a nulla e non si da mai per vinto, dichiara guerra alla “stampa di merda” che infanga il nome e l’onorabilità del Regno di Berluscolandia, denunciando tutti i giornali che fino ad allora avevano condotto tale campagna denigratoria nei suoi confronti. Successivamente, ospitato presso il covo di Vespa (un insetto sotto le mentite spoglie di un giornalista farabutto che si strofina continuamente le zampe come una mosca e ha la faccia da bulldog) partecipa ad un paio di agorá pubbliche, dove sbugiarda tutti, anche la Imperatrice che, preoccupata per i comportamenti di un marito “malato”, lo abbandona, e che a dire dell’Imperatore fa parte anch’essa di quella corte di complottatori che cercano di detronizzarlo senza risultati.

Il secondo colpo al potere dell’Imperatore arriva da quei disturbatimentali della Magistratura con la bocciatura del Lodo Alfano, una legge che avrebbe reso immune l’Imperatore ed i suoi più stretti collaboratori da qualsiasi tipo di accusa. Visti gli innumerevoli capi d’accusa pendenti e non dell’imperatore (Lodo Mondadori, corruzione semplice: prescritto; All Iberian 1, finanziamento illecito ai partiti: prescritto; Processo Lentini, falso in bilancio: prescritto; Falsa testimonianza, iscrizione alla P2: amnistiato; Terreni di Macherio, falso in bilancio: amnistiato; All Ibeiran 2, falso in bilancio: assolto perchè il fatto non è più previsto dalla legge a seguito delle riforme del governo dell’Imperatore; Processo SME, corruzione giudiziaria: assolto; Tangenti alla Guardia di Finanza: assolto per insussistenza del fatto; Medusa cinema, falso in bilancio: assolto in quanto per la sua ricchezza potrebbe non essere stato al corrente dei fatti; SME-Ariosto1, corruzione giudiziaria: assolto per insussistenza del fatto; SME-Ariosto2, assolto perchè il fatto non è più previsto dalla legge a seguito delle riforme del governo dell’Imperatore; Spartizione pubblicitaria Rai-Fininvest, Traffico di droga, Tangenti Pay-TV, Concorso in strage, Concorso esterno in associazione mafiosa, Caso Saccà, Abuso d’ufficio: procedimenti archiviati; Diffamazione aggravata ad uso del mezzo televisivo, Corruzione dell’avvocato Mills e Compravendita di diritti televisivi: procedimenti in corso) la bocciatura dello scudo ha inferto un colpo durissimo alla sua inattaccabilità, nonostante l’Avvocatura del Regno si fosse pronunciata implicitamente a favore, gli avvocati di corte avessero affermato che “la legge è uguale per tutti ma non la sua applicazione” ed il Presidente della Repubblica avesse firmato la legge.

Ma l’Imperatore è imperterrito e dichiara “Io vado avanti” tra l’esultanza dei suoi e del suo popolo. Molti dei problemi giudiziari li ha risolti depenalizzando per vie legislative alcuni reati che gli vengono attribuiti (come il falso in bilancio), mentre altre leggi per difendersi da eventuali attacchi sono al vaglio. Probabilmente, per bisogni di liquidità, è anche passata la legge sullo scudo fiscale che, pur non proteggendo gli evasori, ne protegge i capitali. Nello stesso tempo, si sta occupando di coloro che hanno osato attaccarlo, servendosi dell’aiuto di Feltri, che a Berluscolandia è l’animale più fedele dell’uomo subito dopo il cane. I problemi con la stampa invece li ha risolti molto più facilmente: quando tutti gridarono “il re è nudo”, l’Imperatore, anzichè coprirsi, ha messo in imbarazzo tutti coloro che erano vestiti.

Ultimamente, tra coloro che insistono nell’andare in giro ancora vestiti, si è concentrato particolarmente sul colore dei calzini di uno di quei deviati mentali della magistratura che ha sentenziato il risarcimento di 750 milioni di euro da parte della Fininvest a favore della Cir di De Benedetti. Uno che va in giro conciato così, non solo è un pazzo senza metro di giudizio, ma rovina anche l’immagine di un regno che è il punto di riferimento della moda nel mondo. Figuriamoci se un tipo così possa emettere sentenze.

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Domani la Corte Costituzionale sottoporrà ad esame la legittimità costituzionale dell’ormai (tristemente) famoso Lodo Alfano, per cui tutti sembrano andare pazzi. A cominciare da chi al Lodo offre il nome – il Ministro della Giustizia (incredibile ma vero, proprio della Giustizia) Angelino Alfano. Lo stesso Ministro che difese a spada tratta e senza vergogna il Lodo che porta il suo nome, dichiarando in una puntata di Ballarò che il Lodo difende un bene”. Ha opportunamente evitato, però, di spiegare il bene di chi.

L’Avvocatura dello Stato, invece, quando fu chiamata a pronunciarsi sulla costituzionalità o meno del Lodo, paventò un disastro politico con dimissioni e conseguente caduta del Governo. Grazie infinite, ma non era questa la domanda. Tra l’altro, una proiezione degli eventi di questa portata fa seriamente pensare che senza il Lodo ci sarebbero grosse possibilità di  mandare in galera il Premier e non solo.

The last but not the least – come dicono gli inglesi – il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ci fa sapere che “firmo il Lodo perché recepisce le critiche della sentenza della consulta contro la Schifani” e che sbaglia chi gli chiede di non firmare, poichè anche nel momento in cui non approvasse la legge con la sua firma, comunque la legge ritornerebbe alle camere per poi essere ripresentata uguale, ed allora egli sarebbe costretto a firmare. Insomma: ci tiene più lui alla semplificazione delle procedure burocratiche e degli snellimenti della giustizia italiana che Brunetta e Calderoli messi insieme.

C’è un problema: entrambre le affermazioni del Capo dello Stato sono false. Da un lato, non è assolutamente vero che il Lodo Alfano “recepisce le critiche della consulta” mosse contro il Lodo Schifani, in quanto mantiene gli stessi principi incostituzionali di base (vedi Articolo3 della Costituzione). Dall’altro, il Presidente della Repubblica è il supremo garante della Costituzione, e come tale potrebbe, senza incertezze, non promulgare il Lodo se la Corte, pronunciandosi sul Lodo Alfano, dichiarasse tale norma illegittima. Al Capo dello Stato sembrano sfuggire tutte queste osservazioni, come i molteplici precedenti nella storia della Repubblica Italiana che giustificherebbero una sua ferma opposizione. A questo punto, non mi resta che pensare che è il Presidente della Repubblica a non conoscere (o non voler conoscere) la Costituzione, invece che i cittadini che gli chiedono di non firmare leggi palesemente incostituzionali, come egli afferma.

Scrive la Costituzionalista Carlassare sul Fatto Quotidiano che “il costituzionalismo ha come obiettivo porre limiti al potere”. Motivo per cui un piccolo gruppo di esperti costituzionalisti pensarono di scriverla e centinaia di migliaia di persone continuano da allora a difenderla. Cerchiamo di non dimenticarlo.


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Secondo le ultime dichiarazioni del Ministro della Giustizia Angelino Alfano ospite a Ballarò, il Lodo che porta il suo nome vuole “tutelare un bene”.

Ora io mi chiedo: il bene di chi? di qualcuno in particolare? un bene dell’umanità? Ah, no: forse intendeva un Bene Culturale. Così si spiega anche la sezione del testo in rima baciata firmata Bondi.

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C’è attesa trepidante da parte di coloro che attendono da ormai tre anni i risvolti del Processo Dell’Utri, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e condannato a nove anni di reclusioni all’Appello di Primo Grado. Soprattutto a seguito dell’acquisizione di nuove prove che confermano il ruolo di trait d’union di Dell’Utri tra Mafia e alte cariche istituzionali, come la lettera di Provenzano a Berlusconi e le dichiarazioni di Massimo Ciancimino.

La decisione della Corte d’Appello di Palermo di non inserire agli atti le nuove prove acquisite – tra l’altro, con giustificazioni piuttosto discutibili – fa temere il peggio. I giudici Lacommare, Barresi e Dall’Acqua scrivono che

“ l’esame del frammento di foglio sequestrato il 17 febbraio 2005 in un locale nella disponibilità del Ciancimino e l’esame del contenuto dei verbali, relativi agli interrogatori da questi resi il 30 giugno e il 1 luglio 2009 non consentono di ritenere che le indicazioni fornite sul posto, della richiesta di acquisire questi elementi, pur suscettibili di ulteriore approfondimento nell’ambito dell’indagine condotta dalla Procura, siano allo stato connotate dai requisiti di specificità, utilità e rilevanza necessari per l’accoglimento dell’istanza”.

Ovvero: i giudici ritengono, per cause non meglio specificate, che la lettera trovata in casa di Ciancimino non aggiungerebbe nulla all’esame del Processo a Dell’Utri.

La cosa preoccupa perché la mancata valutazione della lettera come prova contro Dell’Utri potrebbe essere conseguenza della presenza del nome di Berlusconi in essa. Se tale lettera, infatti, viene inserita agli atti ed utilizzata per comprovare alcuni capi d’accusa di cui Dell’Utri è imputato, ciò significa che la stessa lettera ha il medesimo elevato valore testimoniale anche per gli altri nomi in essa contenuta, tra cui quello di Berlusconi. Scartandola come elemento di prova, invece, potrebbe contribuire a farla uscire definitivamente da qualsiasi futuro dibattito processuale e non. Il rischio, dunque, di una sentenza che proclami Dell’Utri innocente rispetto ai capi d’accusa imputatigli diventa possibile. Dal 6 di Ottobre potremo saperne di più – sempre che i signori dell’informazione si ricordino di scriverci qualcosa su.

Dall’altro lato (che poi è lo stesso), l’Avvocatura dello Stato, chiamata ad esprimersi sulla costituzionalità del Lodo Alfano, si lascia andare a valutazioni preventive non richieste e visioni apocalittiche per il futuro della politica italiana (come se ora tutto stesse funzionando alla perfezione). Suggerisce agli organi competenti di tenere in considerazione lo sconvolgimento nella vita politica del Paese nel caso in cui il Lodo venisse considerato incostituzionale e Berlusconi venisse imputato.

Che a noi risulti, però, la situazione degli ultimi 15 anni è stata esattamente questa: senza Lodo Alfano e Berlusconi  sotto processo a Palazzo Grazioli. Forse che gli Avvocati dello Stato sono rientrati da una lunga trasferta solo di recente?

La giustizia italiana sta dando talmente tanti numeri che ormai se ne sta perdendo il conto.