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Natura morta (con poeta)

Dorme l’upupa sul mattone.

Il viagra tabs cane ulula un lupesco
osceno e le pecore
accorrono veloci
superando le lepri con un
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balzo.

Le volpi che vinsero
la guerra con le iene, ora
banchettano sui loro stessi
cadaveri.

Ah, se solo il sole tramontasse!

(Gira voce che le formiche
siano cieche come talpe)

Eppure: quanta luce!

 

( ai Poeti Nuovi)

Dialogando sulla soglia

 

(Luigi B.)

(Dalla terra al grano
le radici
aprono una finestra
nel pane: sotto
la scorza, la mollica)

 

Dal cane del vicino impara
a scavare le tue fosse,
come imparasti a pisciare
educatamente
agli angoli della città.
Raspa nella terra
che ospita ora l’acida steppa,
dove un tempo s’ergeva acerbo
il tronco del melo marrone,
con l’aratro che rubasti a tuo padre
– ma senza chiedere.
Tra le pieghe della pietra troverai
le sopravvissute radici
aggrappate alla terra rotta in
zolle: non stringere troppo
se le afferri. Del vento
che t’alza la polvere negl’occhi
non ti preoccupare: qualcuno
chiuderà la finestra per te.

 

(Dal pane al grano
le radici
scavano una finestra
nella terra: sopra
la mollica, la scorza)


 

 

 

Harry Callaham

 

 

 

 

(Silvia Rosa)

Non c’è vento nella notte
quiete troppa, una cortina di silenzi
tessuta insieme di rami secchi
-i miei occhi- e gesti
che scavano l’ombra, fino alla
radice, l’unica, che mi cresce
in grembo di senso -in senso-
come un germoglio minuscolo di luce
tersa, ché non distinguo più il Cielo
dalla Terra dal mio passo dal
ventre che cova le ore dentro
e divarica il tempo tra le cosce
rifiorendomi ogni inverno di freddo

come un bocciolo d’Eterno

sfuggo ribelle alla tua fossa
e in punta di piedi mi sporgo
sull’orlo teso della mia carne
spiccando immobile il volo, (da) ferma,
oltre me stessa, per ritrovarmi
in un’altra tomba di luce
persa, ché non distinguo più il Cielo
dalla Terra dal mio sonno dal
ventre che cova piccola una morte dentro
e spalanca all’Infinito -violandola-
la fessura accennata del tempo.

Burocrazia

 

Salve,

la presente e il suon di lei
– come da oggetto, s’intende –
solo se con Outlook sennò è muta,
vale come richiesta d’iscrizione
ai sensi degli articoli non circoscritti, già
sottoscritti dalla segreteria del segretario del
partito mai tornato – nemmeno, chessò,
una lettera o una telefonata.

Raccomandata
con ricevuta di ritorno,
la carta spesso è straccia,
nonostante la marca da bollo,
se non canta.

La burocrazia lascia il tempo che trova,
quello che ci resta
prima della archiviazione.

Quei suoni che la mano non trattiene

Sospese come sassi sospettosi
stanno strette sulla sottile soglia
del senso che le aspetta sussurrando
son qui.

Si schiudono in un soffio schivo
svolando via se non le sfiori
neanche, ma se le tocchi ti
scavano la schiena oppure ti
sferzano la faccia con una carezza.

Soffocano in gola le sillabe
sedute sul silenzio mentre
sfuggono la voce che soffia un
parlami.

Sfiorita l’ugola dell’appasito canto
straripa la parola in un singhiozzo
con l’inchiostro che scorre dall’occhio
sull’ennesimo foglio di carta.