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No Berlusconi Day: ecco come è andata a Madrid

11145_1274561633181_1504168087_30738608_2873064_nMadrid, ore 8. Il sole si appoggia pallido e con qualche difficoltà sui vetri della finestra della sala da pranzo. Dal tavolo sale il fumo del caffè caldo e della sigaretta appoggiata nel posacenere che il sonno, ancora presente, mi impedisce di distinguere. È Sabato 5 Dicembre, un Sabato che sa di Domenica: l’aria è calma e sembra un cuscino, appoggiato su questa giornata fatta di poca gente che misura la strada con lenti passi domenicali e nessuna auto. Il silenzio ovatta tutto, tranne il frinire metallico del semaforo che avvisa i ciechi che ora si può attraversare. Sembra che voglia piovere e le persone che si fermano all’edicola proprio sotto la mia finestra si stringono nelle spalle per il freddo. Qui, a Madrid, sono quasi tutti andati da qualche parte per il ponte che ha ufficialmente dato l’inizio alle feste natalizie. Mi volto, guardo la lista che ho sul tavolo e mi chiedo: verranno?

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Senza rispondermi, prendo in mano il foglio e comincio a ripassare tutte le cose che bisogna che faccia prima di prendere la metro direzione Calle Juan Bravo. Stampe appello di Saviano:prese; stampe vignette Gavavenezia e Natangelo: prese; copie Litania dei Santi Parlamentari condannati in Parlamento per aprire in maniera ludica la “funzione”: prese; copie poesie scelte “Calpestare l’oblio”: prese; Sonetti Satirici: presi; materiale P2: preso; lista condanne e capi imputazione Premier: presa; maschera di Silvio Berlusconi: presa; spago e cuscino per “il calcio in culo a Berlusconi”: preso; pezzi di Travaglio (importante!): presi; mollette per appendere cartelli e manifesti: prese; computer per connessione streaming: preso. Sono pronto, posso andare. Mi guardo un attimo attorno per assicurarmi di non aver dimenticato nulla, poi esco e mi chiudo la porta alle spalle.

11145_1274562473202_1504168087_30738628_2223812_nL’aria è pungente. Quando arrivo in Calle Juan Bravo, un piccolo gruppo di persone è già lì, di fronte l’ambasciata circondata da poche guardie civili e un paio di camionette antisommossa, che si guarda attorno senza sapere ancora bene cosa fare. Luca ha già montato il treppiedi per la videocamera ed ha iniziato a fare un po’ di interviste. Pablo e Paolo preparano le fascette del “servizio d’ordine interno” ed iniziano a regolamentare l’afflusso di persone che sembra essersi fatto improvvisamente importante. Io distribuisco tutto il materiale che ho portato con me, aiuto a montare il banchetto del “centro operativo”. Matteo e Riccardo si occupano della connessione internet, mentre un gruppo di ragazzi entra ed esce da tutti i ristoranti e bar nel raggio di 200 metri per rubare un po’ di energia elettrica. Andrea ed altri ragazzi appendono cartelli e manifesti ovunque sia possibile. Elisabeth, con la sua parrucca viola, inizia a gestire la situazione: raccoglie firme ed indirizzi, distribuisce volantini e prende contatti con La Sexta, un canale televisivo spagnolo che verrà a farci visita più in là.

Siamo pronti, tutto è pronto. Tutto pare funzionare alla perfezione: la connessione c’è e la gente pure. La stretta isola pedonale che ci è stato dato il permesso di occupare per la manifestazione è gremita: ci saranno almeno 200-250 persone. Mi guardo un attimo attorno e mi sembra che quel cuscino che ovattava la giornata si sia appoggiato anche sulla piccola folla. Bisogna fare qualcosa. Corro al banchetto per recuperare un megafono: non ci sono pile! Allora chiedo un microfono. Esce fuori con un paio di casse, ma la prolunga che stiamo utilizzando per l’energia elettrica non funziona: non arriva corrente. Che si fa?

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Preso un po’ dallo sconforto, mi viene in mente (non so perchè) un brano del “Trattato del Ribelle” di Junger. Quello che parla dell’importanza del dire NO e del saperlo fare bene per non essere solo un mero “contributo a una statistica ufficiale”; quello che dice che “i simboli spiccano in modo particolare proprio su un fondo uniforme”. Quello in cui si afferma che gli uomini e i popoli si dimostrano “all’altezza dei loro tempi” quando essi siano in grado di gestire la tensione che c’è tra la libertà e la necessità: con una libertà circoscritta dalla necessità bisogna essere in grado di dare a quest’ultima un nuovo stile, senza perdere o sfigurare la prima.

11145_1274561753184_1504168087_30738611_536980_nEcco – mi dico – ecco perchè siamo qui. Perchè con la nostra libertà vogliamo fare in modo che vi siano necessità differenti. Necessità distinte da quelle dei poteri forti in lotta tra loro, distinte da quelle del nostro Premier, distinte da quelle della nostra classe dirigente, distinte dagli interessi economici che sembrano muovere il mondo, distinta dagli interessi partitici in grado di rappresentare solo se stessi; distinta da quelle di chi crede che un’assoluzione ed una prescrizione siano sinonimi, distinte da quelle di chi chiude gli occhi “perchè tanto così fan tutti”. Allora, senza megafono, senza microfono, senza energia elettrica, senza un discorso preparato a tavolino, sono salito sulla prima panchina ed ho iniziato ad urlare come un matto di fronte al mio, prima che quello di chi mi stava di fronte, sbigottimento. L’ho fatto non perchè fosse stato deciso così da qualche parte. L’ho fatto perchè ce n’era bisogno, perchè ne avevo bisogno. Perchè era un treno che non si poteva perdere quello del 5 di Dicembre. Perchè era il segnale estremo che io con tutti quelli che erano lì con me davamo a noi stessi per dirci: siamo ancora padroni di noi stessi. Possiamo decidere ancora come vivere. Ho iniziato strillando:

Se siamo tutti qui, in questa piazza, oggi, è per un motivo ben preciso: cacciare fuori dal Parlamento Italiano la tessera numero 1816 della P2 o Propaganda due, che dir si voglia. Ma questo, seppure il principale, non è l’unico motivo. Se c’è un motivo principale per cui noi siamo qui, a Madrid, e migliaia di altre persone sono in altre piazze in tutta Italia e nel resto del mondo, è per dire all’Italia che esiste una maniera diversa di essere Italia. E questa non è quella del berlusconismo e del verme del conflitto di interessi che sta intaccando tutti ed ha reso la nostra Nazione un corpo galleggiante in stato di decomposizione. Non serve fare una manifestazione all’anno ogni volta che ci mettono alle strette. C’è bisogno di un controllo permanente di quello che la nostra classe dirigente fa al nostro Paese. Perchè, a dispetto del nome, loro sono nostri dipendenti e noi abbiamo il diritto di richiamarli o di licenziarli quando non lavorino per l’interesse di tutti quanti noi. Quando questa manifestazione sarà giunta al termine e andremo tutti a casa, non assisteremo alla fine di qualcosa. Saremo solo  all’inizio!

Mentre rientravo, ho desiderato che fosse davvero così. Spero, con tutto me stesso, di aver avuto ragione.


Dio non esiste. Qualcuno salvi la Regina!


Il 6 Gennaio 2009 è stata ufficialmente lanciata The Atheist Bus Campaign, e sembra aver riscosso un inaspettato successo.

L’iniziativa, creata da Ariane Sherine e supportata dal Prof. Richard Dawkins e dalla British Humanist Association, ha come scopo quello di diffondere il messaggio “There’s probably no God. Now stop worrying and enjoy your life” (Probabilmente Dio non esiste. Ora smetti di preoccuparti e goditi la vita), riempiendo le fiancate degli autobus di Londra.

 

Essendo un’iniziativa “sociale”, quindi senza scopo di lucro, in Ottobre si iniziò la raccolta dei fondi che mirava al raggiungimento di £5,500. Dopo quattro giorni erano già stati raccolti £100,000 provenienti da pubbliche donazioni di singoli individui. In aggiunta agli ottimi risultati fin’ora raggiunti in Gran Bretagna, la campagna sta guadagnando un’enorme risonanza nei vari Paesi europei e non (un articolo è stato pubblicato in India a riguardo), e sta avendo ciò che in termini di marketing contemporaneo si definirebbe un “effetto virale”.

Lo stesso messaggio pro-ateismo è comparso sugli autobus a Barcellona e ci si aspetta che arrivi a Madrid a breve ad opera della Associazione Madrilegna di Atei e Liberi Pensatori, secondo quanto affermato da Publisistemas, la compagnia che gestisce la publicità sugli autobus della Impresa Municipale dei Trasporti.

A difesa del cristianesimo e dell’esistenza di Dio è intervenuta la Chiesa Evangelica che, in collaborazione con il Centro Cristiano de Reunión, ha risposto all’ attacco ateista usando la stessa arma, forse incoraggiati dal motto “occhio per occhio, dente per dente” del Vecchio Testamento. Dallo scorso 25 Dicembre, sugli autobus dei Trasporti Metropolitani di Barcellona (TMB), un autobus circola nella zona sud della regione in difesa del cristianesimo con la scritta Dios sí existe. Disfruta de la vida en Cristo” (Dio esiste. Godi della tua vita in Cristo).

Personalmente, non vado oltre l’apprezzare e supportare la libertà di espressione che questa storia rappresenta, da ambo le parti. Mi chiedo solo se mai da noi arriverà qualcosa di simile, provando ad immaginarne le conseguenze. Ma poi penso che probabilmente non ci sarà una risposta immediata: Benedetto XVI non viaggia in autobus.


Il 6 Gennaio 2009 è stata ufficialmente lanciata The Atheist Bus Campaign, e sembra aver riscosso un inaspettato successo.

L’iniziativa, creata da Ariane Sherine e supportata dal Prof. Richard Dawkins e dalla British Humanist Association, ha come scopo quello di diffondere il messaggio “There’s probably no God. Now stop worrying and enjoy your life” (Probabilmente Dio non esiste. Ora smetti di preoccuparti e goditi la vita), riempiendo le fiancate degli autobus di Londra.

Essendo un’iniziativa “sociale”, quindi senza scopo di lucro, in Ottobre si iniziò la raccolta dei fondi che mirava al raggiungimento di £5,500. Dopo quattro giorni erano già stati raccolti £100,000 provenienti da pubbliche donazioni di singoli individui. In aggiunta agli ottimi risultati fin’ora raggiunti in Gran Bretagna, la campagna sta guadagnando un’enorme risonanza nei vari Paesi europei e non (un articolo è stato pubblicato in India a riguardo), e sta avendo ciò che in termini di marketing contemporaneo si definirebbe un “effetto virale”.

Lo stesso messaggio pro-ateismo è comparso sugli autobus a Barcellona e ci si aspetta che arrivi a Madrid a breve ad opera della Associazione Madrilegna di Atei e Liberi Pensatori, secondo quanto affermato da Publisistemas, la compagnia che gestisce la publicità sugli autobus della Impresa Municipale dei Trasporti.

A difesa del cristianesimo e dell’esistenza di Dio è intervenuta la Chiesa Evangelica che, in collaborazione con il Centro Cristiano de Reunión, ha risposto all’ attacco ateista usando la stessa arma, forse incoraggiati dal motto “occhio per occhio, dente per dente” del Vecchio Testamento. Dallo scorso 25 Dicembre, sugli autobus dei Trasporti Metropolitani di Barcellona (TMB), un autobus circola nella zona sud della regione in difesa del cristianesimo con la scritta Dios sí existe. Disfruta de la vida en Cristo” (Dio esiste. Godi della tua vita in Cristo).

Personalmente, non vado oltre l’apprezzare e supportare la libertà di espressione che questa storia rappresenta, da ambo le parti. Mi chiedo solo se mai da noi arriverà qualcosa di simile, provando ad immaginarne le conseguenze. Ma poi penso che probabilmente non ci sarà una risposta immediata: Benedetto XVI non viaggia in autobus.

Il 6 Gennaio 2009 è stata ufficialmente lanciata The Atheist Bus Campaign, e sembra aver riscosso un inaspettato successo.

L’iniziativa, creata da Ariane Sherine e supportata dal Prof. Richard Dawkins e dalla British Humanist Association, ha come scopo quello di diffondere il messaggio “There’s probably no God. Now stop worrying and enjoy your life” (Probabilmente Dio non esiste. Ora smetti di preoccuparti e goditi la vita), riempiendo le fiancate degli autobus di Londra.

Essendo un’iniziativa “sociale”, quindi senza scopo di lucro, in Ottobre si iniziò la raccolta dei fondi che mirava al raggiungimento di £5,500. Dopo quattro giorni erano già stati raccolti £100,000 provenienti da pubbliche donazioni di singoli individui. In aggiunta agli ottimi risultati fin’ora raggiunti in Gran Bretagna, la campagna sta guadagnando un’enorme risonanza nei vari Paesi europei e non (un articolo è stato pubblicato in India a riguardo), e sta avendo ciò che in termini di marketing contemporaneo si definirebbe un “effetto virale”.

Lo stesso messaggio pro-ateismo è comparso sugli autobus a Barcellona e ci si aspetta che arrivi a Madrid a breve ad opera della Associazione Madrilegna di Atei e Liberi Pensatori, secondo quanto affermato da Publisistemas, la compagnia che gestisce la publicità sugli autobus della Impresa Municipale dei Trasporti.

A difesa del cristianesimo e dell’esistenza di Dio è intervenuta la Chiesa Evangelica che, in collaborazione con il Centro Cristiano de Reunión, ha risposto all’ attacco ateista usando la stessa arma, forse incoraggiati dal motto “occhio per occhio, dente per dente” del Vecchio Testamento. Dallo scorso 25 Dicembre, sugli autobus dei Trasporti Metropolitani di Barcellona (TMB), un autobus circola nella zona sud della regione in difesa del cristianesimo con la scritta Dios sí existe. Disfruta de la vida en Cristo” (Dio esiste. Godi della tua vita in Cristo).

Personalmente, non vado oltre l’apprezzare e supportare la libertà di espressione che questa storia rappresenta, da ambo le parti. Mi chiedo solo se mai da noi arriverà qualcosa di simile, provando ad immaginarne le conseguenze. Ma poi penso che probabilmente non ci sarà una risposta immediata: Benedetto XVI non viaggia in autobus.